“Addio Monti” di Michele Masneri

Speciale Libri in uscita Gennaio 2014

di Elisabetta Bolondi


Titolo azzeccato quello che il giornalista Michele Masneri, bresciano ma ormai stabile a Roma, rione Monti, ha dato al suo romanzo d’esordio “ Addio Monti ” (minimum fax, 2014), dedicato in buona parte alla fauna umana che si aggira tra via del Boschetto, via degli Zingari, via Baccina, piazza Madonna dei Monti, in pieno centro di Roma, proprio dietro il Colosseo. Monti è il quartiere dove bisogna abitare se si è artisti, mondani, intellettuali in cerca di collocazione, possibilmente prendendo in affitto o comprando un loft, che in genere sono scantinati fatiscenti e bui, perché quella zona popolare di Roma non ha mai conosciuto l’industria e il loft è roba della periferia newyorkese.

I personaggi descritti (Gloria, Camilla, Roberto, Federico) sono arrampicatori nel mondo dell’immobiliare, della televisione, del cinema, dell’editoria, del giornalismo. Sono rampanti, affamati, confusi, pronti a salire su qualunque carro pur di fare incontri vincenti, disposti ad incontri sessuali misti e promiscui, diretti in altri quartieri della città dove rischiano di incontrare i loro pari (Pigneto, San Lorenzo, Esquilino, soprattutto, ma anche Roma Nord, Olgiata, Parioli - viale-, Vigna Clara). Le trasferte si fanno a Cortina, alle Eolie, ma anche a Santa Marinella, quando mancano, spesso, i soldi.

Il personaggio centrale è un ghost-writer che viene abbordato al Cristallo di Cortina proprio da un giornalista famoso, Massimo Minorenti (ma non era il nome dell’uomo ucciso dal Marchese Casati insieme alla moglie Anna?) e ne diventa l’ombra, scrive per lui un libro di economia, chiuso in un appartamento di via Bertoloni, ne subisce le avances sessuali, incontra insieme a lui tutti i personaggi della Roma che conta, fino alla debacle finale...

C’è poi un’altra macchietta, Her Grace, una bionda americana su cui l’autore impegna tutta la sua graffiante ironia, il suo più perfido sarcasmo nella descrizione di una genealogia improbabile e di un’identità bizzarra:

“Figlia di un famoso divorzio che ha amareggiato tutta l’isola 5 dell’Olgiata, in cui la madre si è portata via anche i cessi, proprio strappati dai muri e dai pavimenti, e le ha impedito di vedere il padre fino alla maggiore età, ha sviluppato l’ansia per la solitudine e il talento per la maldicenza. E’ il classico caso umano – quante ne conosciamo – che ti dicono : “Chiamami pure a qualunque ora, non mi disturbi mai”, e loro vengono, veramente, anche alle due di notte, e davvero non le disturbi”.


Infine troviamo il conduttore televisivo di talk show di grande successo, che in un incidente di percorso (l’onorevole Rosy Bindi non si presenta ad un dibattito sulla famiglia, la sedia resta vuota ma Lucheni, incurante, sfida il pubblico andando ugualmente in onda…) in un attimo perde il posto, la credibilità, la fama, i soldi, la possibilità di lavorare, restando per tre anni disoccupato e misconosciuto.

Personaggi di fantasia ma spesso molto riconoscibili per tipologia e vezzi si mescolano a Luca Montezemolo, gli Agnelli, i Marzotto, i Benetton, i Coin, i Colussi, i Tronchetti Provera, i grandi giornalisti, Pigi Battista, Scalfari, Giavazzi, Galli della Loggia. Un mondo di squali, di mezze calze, di pescecani e di frustrati che Masneri mostra di conoscere molto bene e forse di frequentare, tanti sono i modi di dire, di fare, di strafare che riproduce fedelmente sulle pagine del romanzo. Emblematici i titoli dei capitoli:

  • Dirndl, l’abito ampezzano indossato dalle vecchie carampane/contesse cortinesi;
  • Illusioni smarrite, a rifare il verso a Balzac;
  • Montagna Magica, un Thomas Mann in salsa parvenu;
  • Prime Time, il modo corrotto dei salotti delle tv di nostri tempi malati.

Macchinine pericolose che sfrecciano nelle strade dei Parioli, avvocati palestrati&lampadati che fanno su grossi scooteroni la spola fra gli studi professionali di Roma Nord e Monti, spesso con abiti gessati e piste di cocaina in tasca. Un po’ si ride per l’abilità con cui l’autore sa riprodurre il peggio di una società romana piccolo borghese illusa di poter arrivare ai vertici di un’aristocrazia del denaro, della fama, del successo sociale, ma molto si rimane sconcertati al pensiero di come sono/siamo stati corrotti da un ventennio in cui si sono persi i confini dell’onestà, del buon gusto,della dignità.

Forse l’unico personaggio femminile a cui l’autore presta un po’ di umana simpatia è Galliana, l’ex prostituta che si è rifugiata a Roma e in Piazza Madonna dei Monti dirige il bar da tutti frequentato, consapevole di avercela fatta, al contrario di tutti gli altri, comprimari di un palcoscenico squallido, di un mondo che ha perso la qualità di un’esistenza decorosa.

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