“Addio a Roma” di Sandra Petrignani

Si intitola “Addio a Roma” il romanzo storico che mescola realtà e fantasia, come quel fortunato genere letterario ci ha insegnato, che Sandra Petrignani pubblica nel 2012: un libro bello e fortunato, che ha vinto premi e che continua ad avere nuove edizioni, data la completezza e la precisione con le quali l’autrice ci restituisce un pezzo della storia di Roma, a partire dal 1952, ricostruendo i miti, i personaggi celebri, le location immortalate dalle immagini di film che hanno fatto di Roma un palcoscenico internazionale, quando da poco erano passate la guerra, la fame, l’occupazione tedesca, i lutti.
Audrey Hepburn e Gregory Peck, diretti da William Wyler, stanno per girare il film che diverrà un vero e proprio culto, l’indimenticabile “Vacanze romane”, con la celebre coppia che su una vespa scorrazza per la città,

“alla scoperta di Roma e della libertà, da via Margutta a Piazza di Spagna, dalla fontana di Trevi al Pantheon... Roma senz’altro è da preferire. E’ bella sulle macerie nascoste sotto le ricostruzioni, eterna come vuole la leggenda”.

Un anno, il 1952, appunto, che segna per la capitale una specie di miracolosa rinascita: da Roma vengono attratti tutti quelli che vogliono dimenticare, vogliono divertirsi, vogliono scrivere, fare cinema, dipingere, esporre, vestirsi, andare al cinema, a cena fuori. Letterati, artisti, pittori, registi, sceneggiatori si stabiliscono al centro della città: i pittori hanno studi gelidi tra il Babuino e via Margutta, i più arrivati a piazza di Spagna. A Roma ci sono salotti letterari e redazioni di giornali e riviste, ci si riunisce nei caffè di via Veneto, da Rosati, Carpano, al Golden Gate. Poi ci sono gli artisti stranieri che arrivano a Roma, Robert Rauschenberg che vuole incontrare il giovane Burri, che espone all’Obelisco, la galleria di Irene Brin, altro personaggio favoloso della cultura romana in quegli anni.

La vera protagonista di molte pagine del libro, ritratta anche in copertina in una foto tratta dal libro di Lorenzo Cantatore, è la bellissima Palma Bucarelli, signora assoluta dell’arte che si svolse nella capitale a partire dagli anni 50, che la videro dirigere la Galleria Nazionale d’Arte Moderna, la celebre Gnam, che con lei divenne il luogo di incontro di tutta l’intellighènzia romana, italiana, internazionale. Le sue amicizie, le propensioni artistiche, le coraggiose scoperte, l’innata eleganza la resero assoluta padrona della scena culturale: uomini celebri, Paolo Monelli, Giulio Carlo Argan le furono amici o compagni, aiutandola ad alimentare il mito di un museo statale che poteva permettersi di acquistare opere di artisti semi sconosciuti, che anche grazie al suo coraggio diverranno celebri.
Per raccontare il backstage, Sandra Petrignani si serve di un personaggio di fantasia, Nina, un’umile ragazza trasteverina, impiegata dapprima dalla Signora Bucarelli come custode del suo amatissimo Ari, un cane/padrone, e poi mano a mano promossa sempre più in alto, sospinta a studiare le lingue, a migliorare la sua condizione di giovane donna posta in prossimità dei più importanti personaggi della cultura: Carlo Levi, Alberto Moravia ed Elsa Morante, Pier Paolo Pasolini. Nina imparerà a vestirsi, a scrivere poesie, a viaggiare, a frequentare giovani artisti, metafora vivente di un mondo culturale in espansione, pieno di vitalità, di voglia di emergere, di comunicare emozioni, sensazioni, visioni del mondo. Nina, ormai emancipata, farà amicizia con la coppia Paola Pitagora-Renato Mambor, un’altra libertà che l’autrice si prende, e di cui dà conto nella “piccola avvertenza” posta alla fine del libro, per rendere ancora più fruibile ai lettori la parte del racconto dedicata agli anni successivi.

Veramente impossibile ripercorrere tutto l’itinerario artistico, letterario, cinematografico contenuto in questa miniera di informazioni, di aneddoti, di giudizi, di oggetti, arredi, libri, viaggi, amori, incontri, abbandoni, malattie, solitudini che raccontano la seconda metà del secolo scorso, attraverso una lente d’ingrandimento che ridimensiona certi miti, ridà il giusto risalto a personaggi un po’ dimenticati. Penso alla ricostruzione della personalità di Elsa Morante, gelosa, violenta, aggressiva, odiata da molti, amata da alcuni; all’amicizia difficile fra Federico Fellini e Pasolini, dopo che Fellini non aveva apprezzato le scelte cinematografiche di Pier Paolo, di cui comunque restò amico. Il salotto di via Fratelli Ruspoli di Maria Bellonci e suo marito Goffredo, l’appartamento in Galleria di Palma Bucarelli, il caffè Rosati di Piazza del Popolo, l’osteria Cesaretto a via della Croce, lo studio di Ernst Bernhard in via Gregoriana 12, dove andavano in seduta dal grande psicanalista Fellini, Manganelli, Adriano Olivetti, casa Debenedetti, le librerie Einaudi in via Veneto e Bocca in piazza di Spagna, la redazione del Mondo, quella dell’Espresso in via Po sono i luoghi della cultura e della società che dagli anni Cinquanta, fino a quelli molti vicini a noi, hanno contribuito alla ricostruzione di un paese distrutto, e a ridare slancio ad una capitale non provinciale, ma ricca di suggestioni e di presenze del panorama internazionale: dalla Hollywood on the river, con cui le pagine del libro iniziano la coinvolgente narrazione, fino al “rasoio” che fu il 1968, l’anno che costituì lo spartiacque fra presente e passato, Petrignani ci accompagna in una Roma che forse abbiamo conosciuto, letto, studiato, ma in parte dimenticato.
Vale la pena di citare un epigramma, inedito, a conclusione di questa importante ricostruzione storica, dovuto ad un personaggio centrale nella vita culturale romana, Ennio Flaiano.
Nell’ultimo anno di vita (morirà nel 1972), Flaiano aveva scritto molto, mostrando le sue profonde antipatie, per Pasolini, che riteneva sopravalutato, e per lo stesso Fellini, con cui però, in seguito, era ritornato amico.
Ecco il testo non datato, dal titolo “Lo scrittore”:

“Oggi lo scrittore non vive in camere ammobiliate / né scrive sui tavolini dei caffè / non passa i mesi d’estate solo nel suo quartiere, / come Campana, Barilli, Cardarelli / oggi lo scrittore ha ben altri modelli / Oggi lo scrittore se ne va in giro la notte / non è per placare la sua antica malinconia / ma per portare a spasso uno del gruppo Agnelli / e si arreda la casa come una volta le cocottes/ perché riceve molto e fa tanto Truman Capote/ “

Italo Calvino, Natalia Ginzburg, Gadda, Franca Valeri, Gassman, Cristina Campo, Eco, Zolla, Manganelli, Suso Cecchi, la Callas, Pannunzio, Scalfari, Guttuso, Twombly, Schifano, Festa, Bassani, Parise, nomi presi a caso tra tutti i più significativi protagonisti della storia della cultura italiana che ebbe a Roma il suo motore, il suo momento straordinario, la sua irripetibile celebrità, così ben illustrata da questo libro, ricco di emozioni e suggestioni.

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