“Ai piani bassi” di Margaret Powell

“Sono nata nel 1907 a Hove, seconda di sette figli. Il mio primo ricordo è che gli altri bambini sembravano tutti più ricchi di noi. Però i nostri genitori ci volevano un gran bene”.

Inizia così Margaret Powell a raccontare la sua vita. Nata in una famiglia poverissima, con il padre imbianchino tuttofare e la madre donna delle pulizie, fin da bambina ha dovuto fare i conti con la miseria e la fame in una Inghilterra post vittoriana le cui lacerazioni sociali accrescevano il divario fra le classi ricche e povere. “Ai piani bassi” è un libro autobiografico ed uscì nel 1968 con il titolo Below Stairs, diventando subito un caso editoriale. Chi ha amato Gosford Park e Quel che resta del giorno non può non amare il libro di Margaret Powell, il cui successo conseguito ha ispirato anche la serie televisiva Downtown Abbey .

Margaret Powell ha iniziato a lavorare fin da piccola. All’età di quattordici anni era a servizio nella lavanderia di un albergo, poi ha lavorato come sguattera ed infine come cuoca presso alcune famiglie dell’alta società inglese. “Ai piani bassi” è un libro piacevole con una scrittura semplice e scorrevole, narrato in prima persona e il lettore rimane affascinato dal personale ritratto storico di un mondo di inizio Novecento descritto dell’autrice. Margaret Powell ci racconta, in maniera accattivante e con molto garbo, la sua vita trascorsa e le sue vicissitudini nei piani bassi adibiti alla servitù (il salotto della servitù è l’ambiente ricorrente nelle case ricche del tempo), mentre ai piani superiori la vita aristocratica inglese continuava a svolgersi nei sfavillanti saloni con i loro rigorosi cerimoniali. L’autrice descrive l’andare a servizio e la possibilità di vivere in case riscaldate, eleganti, con più pasti al giorno come un salto nella classe sociale, un elevarsi di rango - soltanto chi conosce la fame può capire la differenza.

È sorprendente la sua analisi obiettiva ed ironica nel ritrarre quel mondo diviso in maniera così netta e contrapposta, senza mai disprezzarne le disuguaglianze, ma comprendendone piuttosto le debolezze e le varie umanità. Il suo desiderio di conoscere e di elevarsi culturalmente non l’abbandonerà mai, anche quando, lasciato il lavoro e dovendo badare ai tre figli, decide di frequentare i corsi serali di storia, letteratura e filosofia. A chi le chiedesse il perché della decisione di riprendere gli studi, rispondeva: il servizio domestico fa capire tante cose e forse ispira a crearsi una vita migliore.

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