“Andorra” di Peter Cameron

Speciale Libri in uscita Gennaio 2014

di Mario Bonanno


Mettetelo in conto: che Andorra sia più che altro un luogo dell’anima lo dimostra la sua topografia fantastica, inconscia, parabolica. A sbirciare tra le righe del diario minimo di Alexander Fox, Andorra è una “proiezione interiore”, un altrove, un approdo, un porto canale dove riparare dai fantasmi e dalla propria stessa vita. Non già (non più) il sito geografico posto al limitare di Francia e Spagna, tra i Pirenei, ma uno stato marinaro, un ritrovo di vite alla deriva, o comunque alla ricerca di uno snodo esistenziale da cui muovere, dal quale ripartire.

Andorra (Adelphi, gennaio 2014) è tra i romanzi più chiaroscurali e stratificati di Peter Cameron, che, di pari passo all’incedere ammaliante del racconto di Fox, cattura il lettore come le sirene i marinai: straniandolo, spiazzandolo, irretendolo con implacabile suadenza, fino al colpo di scena dell’ultimo rigo dell’ultima pagina, nemmeno fosse un giallo dalla fattura canonica. Risulta invece che Andorra – scava scava – sia un thriller dell’anima, un mistery surreale, un romanzo dall’aura sinistra, in cui il senso di inquietudine accompagna da presso sin dall’incipit, suggerisce di guardarsi le spalle, di ritornare sui propri passi, a ripassare la pagina precedente, in maniera quasi compulsiva, nel dubbio che magari possa essere sfuggito all’attenzione un dettaglio decisivo, una rivelazione fondamentale. Il fatto è che la trama di Andorra è lineare soltanto in apparenza, in realtà le sue coordinate sono sfuggenti, anche per via dei possibili non-detti sottesi ai dialoghi dei personaggi.

Per lasciarsi alle spalle “tutto” il suo passato, Alex Fox si trasferisce da San Francisco a La Plata, capitale del minuscolo staterello di Andorra, dove spera di ricominciare da capo. Le premesse per un drastico cambio di vita sembrerebbero esserci tutte: dall’anziana Mrs Reinhardt all’amabile e molto ricca Jean Quay, fino agli atipici coniugi Dent, tutti fanno a gara per contendersi l’amicizia del nuovo arrivato. Peccato solo che le cose non vanno mai così lisce come l’apparenza induce a supporre e sotto il nitore estivo di La Plata le ombre e le nebbie (kafkiane, metafisiche, presenti e passate, reali e interiori) cominciano ad addensarsi via via sempre più fosche, confermando Peter Cameron come il gran visir del perturbante, imbattibile nell’arte del disvelamento per stazioni progressive.

Un romanzo insolito, straniato, sottilmente inquietante, che attanaglia, incuriosisce, ammalia il lettore sino all’autentico colpo basso del finale. Da non perdere per niente al mondo, se mi si passa l’enfasi.

Lascia un commento