“Argento vivo” di Marco Malvaldi

Speciale Libri da Classifica Ottobre 2013

di Elisabetta Bolondi


Come molti appassionati di gialli italiani, sono grande fan di Marco Malvaldi, autore di “Odore di chiuso”, un libro originale e piacevolissimo.

Argento vivo”, appena uscito per Sellerio, è già in vetta alle classifiche di ottobre 2013, il che dimostra che non sempre i primi posti sono occupati da libri banali o dichiaratamente di cassetta, ma che anche gli scrittori più giovani e meno spinti dal marketing editoriale dei grandi gruppi ce la possono fare...

Dico anche e subito, però, che questo libro mi è piaciuto meno degli altri di Malvaldi. Ho trovato intelligente il plot, ottima la scrittura, ma un po’ troppo complesso l’intreccio, che talvolta rischia di far perdere di vista la qualità delle scelte linguistiche e delle implicazioni culturali del testo: ci sono musica, matematica, letteratura, editoria, marketing mescolati con una rapina in casa di un noto scrittore da parte di un terzetto di ladri piuttosto cialtroni.

I personaggi si intrecciano: Leonardo e Letizia, insegnante lei, informatico lui si trovano al centro di un intrigo perché la loro vecchia Peugeot color argento è stata rubata ed è servita alla rapina. Corinna Stelea, l’agente scelto della polizia di Pisa, dove la storia è ambientata, è una bella ragazza di origine rumena, decisa a lavorare sodo sul caso malgrado l’ostilità maschilista del suo capo, partendo dalla rapina nella villa di Giacomo, l’autore di bestseller che lei conosce e apprezza. La storia si dipana fra personaggi minori (avvocati, baristi, ragionieri, camerieri srilankesi, malfattori, editori, tecnici, informatici) che danno brillantezza alla storia ma, come dicevo, rischiano di far perdere il filo del racconto.

Molto piacevoli e degne di nota le pagine che lo scrittore dedica al mestiere di scrivere, messe in bocca proprio a Giacomo Mancini, lo scrittore che, dopo essere stato derubato del portatile in cui era contenuta la bozza del suo nuovo romanzo, è costretto a fare i conti con un’ispirazione ormai asfittica che lo rende ripetitivo e vuoto, anche per colpa di Angelica, l’editor della casa editrice che ne condiziona l’ispirazione per ovvi motivi di mercato. Ed è proprio il ladro, appassionato lettore e autore in rete di un blog di recensioni intelligenti, che lo costringe a rivedere ciò che scrive in un’ottica diversa e rinnovata.

“Non c’è niente da fare. Uno scrittore scrive perché la realtà, così com’è, non riesce proprio a sopportarla, e per conviverci ha bisogno di modificarla. In modo radicale, o magari solo un pochino. Quel tanto che basta. L’ha detto Orhan Pamuk, ma lo sottoscrivo. Chissà se Ohran Pamuk ha per editor una rompicoglioni come la Terrazzani. Ecco sì, c’è una cosa di cui mi vorrei liberare, ad essere sinceri. Mi vorrei liberare dall’obbligo di scrivere per quegli altri…”

Insomma, sembra che anche in questo libro il giallo ceda il posto ad altre considerazioni di carattere letterario e narratologico, con una critica feroce alle logiche editoriali, che io preferisco. Coltissimo il titolo (“Ecco, la musica di Bach è esattamente questo. Argento vivo”) e Bach, Vivaldi, Rossini, Haendel e Mozart fanno da sottofondo alla narrazione, alternandosi ai toni colloquiali del quotidiano provinciale su cui il racconto viene per lo più costruito.

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