Aspettando Monsieur Bellivier di Britta Röstlund

Parigi è certamente una delle città più affascinanti e “letterarie” del mondo: non solo ha dato i natali o ha lasciato un’impronta nell’anima di scrittori importanti, ma, soprattutto, sono numerosissimi i romanzi che proprio fra i suoi boulevard e le sue piazze hanno trovato una degna ambientazione.
Allora, che cosa c’è di meglio, visto il periodo, di un libro la cui trama si svolge in una calda estate parigina?!
Si tratta di Aspettando Monsieur Bellivier (Marsilio), romanzo d’esordio di Britta Röstlund. L’autrice, svedese, risiede da molti anni a Parigi, dove si occupa, come inviata per diverse testate giornalistiche, di tutto ciò che riguarda la capitale francese.

Due vicende, apparentemente estranee una all’altra, vengono narrate parallelamente in capitoli alternati: in comune hanno due “missioni” alquanto strane e misteriose che, come il lettore può immaginare, andranno a convergere nel finale, anche se non è del tutto evidente in che modo.
La prima di queste storie ha come protagonista Mancebo, proprietario di una piccola drogheria, e la sua famiglia di immigrati provenienti dalla Tunisia:

“Al 73 di boulevard des Batignolles, a Parigi, c’è una piccola drogheria. I turisti anglofoni chiamano quel genere di negozi “Arabic shops”. Il droghiere di boulevard des Batignolles non apprezza la cosa, ma di solito non dice niente. Tra l’altro sul boulevard non ne passano poi tanti di turisti. […] Quelli che vogliono scoprire la “vera” Parigi vanno per esempio a Château Rouge e mentre passeggiano a distanza di sicurezza dall’ingresso della metro si sentono ardimentosi e vissuti. Il fatto è che non esiste una vera Parigi. La metropoli è schizofrenica. Se si vuole scoprire Parigi, la scelta migliore è una delle panchine della città, da cui si può studiare il modo in cui diversi milioni di persone cercano di trovare il proprio posto nel mondo.
Uno che scopre Parigi ogni giorno è Mancebo, seduto sul suo sgabello davanti alla sua drogheria al 73 di boulevard des Batignolles”.

Dalla sua postazione Mancebo registra inconsapevolmente quello che capita per strada, ma è una serie di abitudini a rassicurarlo e a costituire i limiti stessi della sua esistenza: ogni mattina si sveglia alle cinque, poi a bordo del suo furgone si dirige verso Rungis, per acquistare frutta e verdura fresche; al suo rientro, è previsto un caffè al Le Soleil; alle nove alza la serranda e lavora fino a che l’odore di cibo proveniente dal piano di sopra, dove abitano il cugino Tariq e la moglie Adèle, non annuncia l’ora di pranzo. La serranda viene rialzata dopo il pasto, per essere riabbassata nel pomeriggio al momento del pastis con il cugino, sempre al Le Soleil. Il lavoro riprende fino a che l’odore di cibo non si diffonde di nuovo nel negozio, cioè intorno alle nove, quando la serranda scende per l’ultima volta.
Dopo cena, fumata l’unica sigaretta che gli è concessa, rientra nell’appartamento al secondo piano, dove abita con la moglie Fatima e il figlio Amir.
Le giornate si susseguono normalissime: cominciano come tutte le altre, continuano come tutte le altre e si concludono come tutte le altre. Almeno fino a quando una sera, dopo la chiusura, una donna batte ripetutamente alla porta della drogheria. All’inizio appare piuttosto confusa, una che non ha tutte le rotelle a posto, ma poi, Madame Cat – questo è il suo nome –, offre un lavoro a Mancebo: spiare il marito.
La casa che dovrebbe tenere d’occhio si trova nel palazzo di fronte, al piano terra c’è la calzoleria di Tariq:

“Io e mio marito abitiamo all’ultimo piano. L’appartamento sotto è vuoto. E da un po’ di tempo sospetto che mio marito mi tradisca. Io sono spesso via per lavoro, viaggio, insomma, sono un’assistente di volo, e dato che lui fa lo scrittore, lavora a casa. O meglio: lavorava a casa, ma di colpo ha cambiato abitudini. Non scrive molto… e una mia amica lo ha visto in giro di giorno”.

Nessuno potrebbe svolgere questo compito meglio di Mancebo, nessuno sospetterebbe nulla, dato che è sempre seduto dalla mattina alla sera tardi sul suo sgabello.
I rapporti redatti sui movimenti dello scrittore saranno lasciati in un barattolo di olive vuoto, insieme a quelli portati fuori per la raccolta differenziata, così come il sostanzioso compenso – lo stesso di un detective professionista – sarà nascosto fra i barattoli di conserve consegnate settimanalmente.

Il nuovo lavoro, e con esso i sospetti, le scoperte e i piccoli cambiamenti nella sua routine, oltre a portarlo sull’orlo di un collasso, ha come conseguenza – impensabile fino a qualche giorno prima – uno stravolgimento tale del suo mondo, da risultare completamente estraneo: nessuno sembra essere la persona che Mancebo conosce: la moglie, il cugino, la cognata, l’amico…
Tutti nascondono qualcosa ma, con l’aiuto del figlio, da bravo detective privato, Mancebo scoprirà la verità.

La seconda storia riguarda invece una giornalista che sta uscendo da un esaurimento nervoso dovuto alla pressione causata da un’inchiesta e dallo scandalo che ne è seguito.
Tornata a lavorare in un caffè nel quartiere degli affari di Parigi, viene avvicinata da uno sconosciuto che le chiede: “Aspetta Monsieur Bellivier?”.
La donna risponde affermativamente: l’idea è quella di portare avanti una specie di gioco, sicura che sarà presto smascherata.
Invece, viene accompagnata nel grattacielo sede di un’azienda leader nel settore energetico. Lì, le viene consegnato un tesserino identificativo, assegnato un grande ufficio all’ultimo piano dell’edificio, e consegnato un contratto di assunzione per un incarico di tre settimane alquanto sospetto: inoltrare delle mail a Monsieur Bellivier, senza nulla togliere o aggiungere ai messaggi, i quali risulteranno essere combinazioni di cifre incomprensibili, a volta con l’aggiunta di lettere maiuscole:

“Fin dal primo giorno si insinuò in me un’idea parecchio inquietante che smorzò un po’ gli aspetti positivi. Potevo essere la pedina all’interno di una rete terroristica il cui obiettivo successivo sarebbe stato la Défense? In sé era abbastanza realistico: il quartiere degli affari più grande di Parigi, sede di molte aziende non solo francesi ma anche internazionali”.

Anche in questo caso, il lavoro, reso ancora più strano dal fatto che ogni giorno, all’uscita dall’edificio, la donna riceve un mazzo di fiori, provoca incontri e cambiamenti significativi quanto inaspettati nella sua esistenza.

Aspettando Monsieur Bellivier possiede tutti gli elementi che caratterizzano un romanzo originale ed avvincente.
Innanzitutto, un intrigo intelligente, mai scontato, con sorprendenti colpi di scena; protagonisti e personaggi secondari, veri e divertenti, complessi e persino tormentati, ciascuno con la propria storia individuale, anche se, in alcuni casi, viene solo accennata.
Poi, la descrizione di una Parigi alternativa rispetto i percorsi turistici, in cui si intravedono ampi squarci e primi piani: dal moderno quartiere degli affari con al centro la Grande Arche, agli spaziosi viali del quartiere di Mancebo, fino agli stretti vicoli del quartiere ebraico, Le Marais.
All’immobilità iniziale di alcuni personaggi, cui rimanda in un certo senso il clima estivo, caldo e afoso, si alterna un senso di movimento, di vitalità e quindi di cambiamento.
Infine, significativo è l’utilizzo di due diverse prospettive narrative – la prima persona e il passato remoto del racconto della giornalista, e il narratore esterno e il tempo presente delle pagine dedicate alle spassose disavventure di Mancebo.
Non meno importante è l’impronta umoristico-teatrale, assicurata dai dialoghi, che conservano la forza e l’autenticità dei pensieri di chi parla. Essi non hanno solo la funzione di far conoscere meglio i personaggi – che l’autrice riesce a rendere credibili attribuendo a ciascuno il giusto modo di esprimersi –, ma anche quella di far evolvere le diverse situazioni.
Lo scioglimento del racconto – inaspettato e, per certi versi, aperto – rappresenta la giusta conclusione di un viaggio in una Parigi insolita, che consigliamo vivamente al lettore di intraprendere, a costi davvero irrisori e senza alcun timore di possibili inconvenienti.

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