“Belgravia” di Julian Fellowes

Belgravia è il nuovo romanzo di Julian Fellowes, vincitore di un premio Oscar per la sceneggiatura del film Gosford Park, attore e autore della famosa serie tv inglese Downton Abbey e dei bestseller Snob e Un passato imperfetto.
Quello che in Italia è stato pubblicato nel classico volume cartaceo e in ebook da Neri Pozza, in Inghilterra è stato oggetto di un appassionante esperimento letterario – anche se non si tratta del primo di questo genere – ad opera della casa editrice Grand Central Publishing.
Ispirandosi a Il Circolo Pickwick, il primo romanzo di Charles Dickens (1836), e ad altri romanzi pubblicati a puntate nel XIX secolo in età vittoriana, Fellowes ha proposto Belgravia, a partire dallo scorso aprile, in 11 puntate settimanali, che i lettori hanno potuto acquistare e leggere o ascoltare direttamente sul proprio dispositivo elettronico.
L’esito di tentativi di questo genere è piuttosto controverso – non tutti sono disposti a pagare per episodi a puntate –, ma ciò che appare immutato è il talento di Julian Fellowes nel delineare amabili trame storiche, popolate da personaggi provenienti da diversi ceti sociali e rappresentati in modo compiuto. La suspense creata al termine di ogni capitolo non fa che aumentare la curiosità dei lettori: si tratta di un espediente narrativo cui si aggiunge però l’uso equilibrato di sentimenti, ironia e dramma.
Sorretto da uno stile classico che mantiene una freschezza originaria, il racconto è affidato a un tipo peculiare di narratore, onnisciente e “moderno”, visto che conosce anche ciò che avverrà in un tempo futuro e gli stati d’animo più intimi dei personaggi.
Ecco come si apre il romanzo:

“Il passato, ci viene ripetuto spesso, è una terra straniera, in cui le cose si facevano diversamente. Potrebbe essere vero, e lo è a tutti gli effetti quando si tratta della morale, dei costumi, del ruolo delle donne, dell’aristocrazia e di mille altri dettagli della vita quotidiana. Ma esistono anche analogie. L’ambizione, l’invidia, la rabbia, l’avidità, la cortesia, l’altruismo e, soprattutto, l’amore muovono da sempre le scelte umane. Questa è la storia di alcune persone vissute secoli fa, ma buona parte dei loro desideri, dei loro risentimenti e delle passioni che albergavano in petto non sono dissimili dai drammi che oggi mettiamo in atto secondo i nostri costumi...”.

La prima riga è tratta dal fulminante quanto citatissimo incipit di Messaggero d’amore di Leslie P. Hartley: esso indirizza la nostra lettura, introducendoci nel mondo in cui trascorreremo momenti così piacevoli da sentire la mancanza della compagnia dei personaggi una volta giunti alla fine del romanzo.

La vicenda si sviluppa nel 1840, nel quartiere di Belgravia, uno dei più famosi edificati nel centro di Londra a partire dal 1820 e abitato soprattutto da famiglie arricchite, non sempre ben viste dall’aristocrazia, ma la storia ha inizio alla vigilia della battaglia di Waterloo nel 1815 e, in particolare, in occasione del ballo dato a Bruxelles dalla duchessa di Richmond:

“Nel corso degli anni, tanto è stato scritto sul ballo della duchessa di Richmond, da conferigli lo splendore e la maestosità di un corteo per l’incoronazione di una regina medievale. Compare ovunque il letteratura, e ogni rappresentazione pittorica della serata supera la precedente in grandiosità”.

A questo ballo, grazie agli inviti procurati da Lord Edmund Bellasis, nipote della duchessa, riesce a partecipare anche la famiglia della graziosissima Sophia Trenchard. Il padre James, abile commerciante, è chiamato “Il Mago” perché capace di rifornire di beni indispensabili le truppe inglesi di stanza in Belgio, ignare del proprio destino e pronte a sferrare l’ultima offensiva contro Napoleone Bonaparte. La sua ambizione sociale – trasmessa ai figli Sophia e Oliver –, è pari solo alla goffaggine ed all’imbarazzo suscitato dai suoi modi, così che spetta alla moglie il compito di mantenere il buon senso necessario per comprendere la situazione:

“C’erano occasioni in cui Anne Trenchard trovava i figli irritanti. Con tutta la loro boria, non sapevano quasi nulla della vita. Erano stati viziati sin dall’infanzia, coccolati dal padre al punto di dare entrambi per scontato il loro benessere, e di arrivare a sottovalutarlo […] Conoscerà gli ufficiali che vanno da lui a dettare legge. E quelli, a loro volta, saranno stupefatti di condividere la sala da ballo con l’uomo che rifornisce pane e birra ai loro soldati”.

Anne sa che le responsabilità legate alla posizione di Edmund Bellasis non gli permettono di scegliere la moglie seguendo il cuore; eppure, se a Londra non lo avrebbe mai fatto, a Bruxelles la guerra ha alterato gli schemi, permettendo di trasgredire le solite regole.
Tuttavia la storia insegna che, proprio contemporaneamente ai festeggiamenti, le truppe francesi stavano oltrepassando il confine, costringendo gli ufficiali inglesi, fra i quali Lord Bellasis, a tornare ai loro reggimenti.
E’ così che la sventatezza di Sophia finisce non nello scandalo, ma nella sofferenza.

Ritroviamo i Trenchard ventisei anni dopo.
James, in società con i fratelli Cubitt – Thomas e William avevano escogitato un nuovo metodo di gestione dei progetti edilizi –, ha impiegato il quarto di secolo appena trascorso ad edificare palazzi privati, tra piazze, viali e vie, offrendo un tetto ai benestanti d’Inghilterra del diciannovesimo secolo e ricavandone una fortuna. Anne ha ormai fatto l’abitudine al nuovo stile di vita che le impone di cambiarsi d’abito quattro o cinque volte al giorno per partecipare ai balli, ai pranzi, alle cene e ai nuovi “tè”, ben consapevole di essere invitata solo per i profitti che il marito può garantire.
Proprio ad uno di questi tè, la donna ha modo di incontrare l’anziana duchessa di Richmond e la sorella, Lady Brockenhurst, e di rivivere i momenti di tanti anni prima: l’invito al ricevimento, i sentimenti che legavano Sophia ed Edmund e il dolore per la perdita: anche la giovane, infatti, è morta pochi mesi dopo quel ballo.

Ciò che era successo, era una “storia già sentita”. Lord Bellasis aveva dichiarato il suo amore e aveva convinto Sophia del desiderio di sposarla prima di tornare sul campo di battaglia. Aveva così organizzato un matrimonio che in un primo tempo sarebbe rimasto clandestino, ma di cui prometteva di dare notizia ai genitori al momento opportuno. In ogni caso, le prove della celebrazione avrebbero garantito la protezione dei Brockenhurst, qualsiasi cosa fosse successa.
La sera del ballo, però, la ragazza aveva riconosciuto fra gli ufficiali in uniforme il “pastore” che li aveva sposati: la trappola in cui era caduta faceva di lei una giovane sciocca, trattata come una prostituta, ingannata, usata e, cosa ben più grave, incinta.
Il piano elaborato da Anne, donna pratica che, invece di indugiare sul disastro, si faceva una ragione dell’ineluttabile, aveva previsto l’allontanamento della figlia da Londra per tutto il periodo della gravidanza e la garanzia che il bambino avrebbe avuto una vita decorosa, un nome e un’istruzione, ma sarebbe cresciuto senza la minima consapevolezza della sua vera identità.
L’imprevedibile morte della giovane di parto aveva causato in Anne sentimenti contrastanti verso il neonato che “aveva ucciso sua figlia”, così, dopo averlo consegnato alla nuova famiglia, la vita aveva ripreso il suo corso normale.
Charles, questo è il suo nome, avrebbe dovuto essere indirizzato alla carriera religiosa, ma un spiccato talento per la matematica lo aveva spinto a cercare fortuna nella City.

Dopo l’incontro con Lady Brockenhurst l’atroce dubbio di Anne riguarda la necessità, o l’opportunità, di mettere al corrente la nobildonna, che non ha mai superato il dolore per la perdita del figlio, dell’esistenza di un nipote nato fuori dal matrimonio e da una donna di un ceto inferiore, provocando così la pubblica rovina di Sophia.
L’alternativa sarebbe continuare a tacere il segreto di cui è a conoscenza.
Dalla sua decisione dipende il futuro di molte persone: degli aristocratici nonni paterni e del ramo “povero” della famiglia – il fratello minore Stephen Bellasis, il canonico dedito al gioco e preda degli strozzini, e il figlio John, ambizioso e donnaiolo, impaziente di ereditare la fortuna dei Brockenhurst; di Oliver, il figlio frustrato e incompreso di James ed Anne, e di sua moglie Susan, che si era infilata forse troppo velocemente nel letto di John Bellasis e, infine, di Lady Maria Grey, che con quest’ultimo “ha un’intesa” che potrebbe portare al matrimonio...
Naturalmente, anche nel futuro di Charles – alto, bruno, occhi azzurri e sopracciglia ben disegnate, amabile e affascinante, avrebbe potuto essere il gemello di suo padre; impegnato negli affari e nel progetto di avviare una fabbrica a Manchester e di ricercare forniture di cotone in India –, si prospettano grandi cambiamenti.
L’esistenza del giovane di belle speranze, ignaro delle proprie origini e, curiosamente, solo un poco sorpreso dell’interesse che ha attirato su di sé, stravolge molte vite, e in questa intricata rete di drammi, segreti, scandali ed equivoci, si insinuano facilmente anche i membri della servitù, alcuni capaci di dimostrare una sincera lealtà verso i propri datori di lavoro, altri dediti alle chiacchiere, al pettegolezzo e ai furti, pronti alla denigrazione e al tradimento per denaro.
Un mondo parallelo che Fellowes conosce, indaga e descrive nelle dinamiche sociali e nella sfera più privata. Esso è popolato da personaggi dal carattere ben delineato, molti dei quali, incapaci di redimersi, ma solo di sfruttare le circostanze, non fanno alcuno sforzo per essere amati dai lettori.
Tutto questo si innesta in una struttura narrativa ben costruita, “sorprendentemente prevedibile”, che, insieme al piacere per la descrizione precisa, analitica e dettagliata, conferma – se ce ne fosse bisogno – la padronanza dell’autore per questa materia e fanno di Belgravia un piacevole viaggio in un passato solo apparentemente lontano, ancora più appassionante perché in esso può specchiarsi e riconoscersi anche il lettore moderno.

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