“Benedizione” di Kent Haruf

Di nuovo nella contea dove sorge la piccola cittadina di Holt, location del precedente racconto di Kent Haruf, “Il canto della pianura”. Nella trilogia dello scrittore americano spiccano tanto la natura del luogo, descritta in modo analitico, quanto i caratteri e le relazioni dei personaggi, su cui la penna dello scrittore si sofferma in modo leggero ma estremamente puntuale.

Benedizione” (NN Editore, 2015) ha come protagonista il vecchio Dad Lewis, a cui una infausta diagnosi ha assegnato pochissimi mesi di vita: il suo cancro alle ossa non gli consentirà di superare l’estate; al suo fianco la moglie Mary, che dal 1947, anno del loro matrimonio, non lo ha mai lasciato; dei due figli della coppia, solo Lorraine, una cinquantenne che vive a Denver, accoglierà l’invito della madre ad aiutarla ad assistere agli ultimi giorni di vita del padre. Frank, che aveva lasciato la cittadina a 19 anni, dopo un violentissimo scontro con suo padre che lo aveva scoperto in panni femminili, non ha mai fatto ritorno né ha dato notizie di sé, preferendo l’allontanamento dalla famiglia per vivere la propria condizione di omosessuale. Vicino ai Lewis, altri personaggi a loro contigui nella piccola comunità: le due Johnson, madre a figlia ormai anziane. Alene, la più giovane, un tempo insegnante, si era innamorata del preside della sua scuola, sposato con figli. Lo scandalo che li aveva travolti aveva fatto allontanare l’uomo, senza un cenno di addio, e lei non aveva mai più incontrato l’amore. La vicina di casa dei Lewis, Berta May, ospitava la nipotina Alice, una bambina di appena otto anni, senza genitori: tutti i vicini volevano contribuire a sollevare la piccola dalla solitudine affettiva, regalandole abiti, una bicicletta, il loro tempo. Anche il pastore della chiesa locale, Lyle, allontanato da Denver, viveva ostracizzato dalla comunità incapace di accettare la sua visione molto radicale del vangelo, il suo anticonformismo, la sua eccentricità.

Una società piccola, estremamente puritana, piena di segreti, fragilità, paure, diffidenze, tutta rivolta ad un perbenismo di maniera, incapace di accoglienza vera, di tolleranza, di perdono. Molto intensa la storia di coppia tra Dad e Mary, capace lei, malgrado l’età avanzata, di rimanere vicino al marito gravemente sofferente, fino al suo ultimo, faticoso respiro. Tutte le speranze di questi personaggi frustrati, infelici, sembrano ricadere sulle esili spalle della piccola Alice, che accompagnata in un grande magazzino sceglierà tra tutti i possibili abiti maglia e calzoncini neri, per sembrare più grande e matura della sua vera età. La natura, il caldo opprimente della pianura, gli animali nelle stalle, gli alberi mossi dal leggero vento, i violenti temporali estivi, la polvere, tutto viene sottolineato da Kent Haruf quasi in ogni pagina, mentre i dialoghi tra i vari personaggi fuggono via rapidi, senza segni di interpunzione, saltando incisi, virgolette, in un lungo flusso del racconto senza soste. “Benedizione” è un libro bellissimo, commovente, pieno di umana sensibilità, di rispetto per la fragilità di cui tutti noi siamo e saremo vittime.

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