“Caro signor M.” di Herman Koch

Caro signor M. (Neri Pozza, 2015) è il nuovo romanzo di Herman Koch, scrittore olandese che ha raggiunto un grandissimo successo con La cena (tradotto in 21 paesi e una versione cinematografica, con Alessandro Gassmann e Giovanna Mezzogiorno).
Se chiedessimo all’autore di riassumere la trama, risponderebbe così:

“Direi che un personaggio, inserito in un romanzo pubblicato quarant’anni prima da un autore che ora è abbastanza in là con gli anni, avvicina nuovamente questo scrittore, tentandolo con nuove rivelazioni, così che possa cambiare la propria opinione, e quindi la trama o il finale del libro che ha scritto”.

Infatti, da quando un anno prima si è trasferito nel nuovo appartamento, qualcuno segue, spia, controlla i movimenti, persino i gesti più insignificanti di M., uno scrittore olandese piuttosto anziano, anche se ancora in salute, che ha conosciuto il successo molti anni prima con il romanzo Resa dei conti. La trama è basata sulla vera storia di due adolescenti, Laura e Herman, sospettati di aver ucciso il professore di storia, con il quale la ragazza aveva avuto una relazione, e di averne occultato il cadavere. Ad osservarlo è il vicino di casa, particolarmente coinvolto nei fatti narrati, visto che, come si scoprirà, è proprio Herman.
Il suo intento è quello di avvicinare lo scrittore, così da poter discutere nuovamente dei fatti che hanno ispirato il romanzo, approfondirne le motivazioni e integrare la visione dello scrittore con confidenze inedite.
Ecco quindi, in un alternarsi di registri, il procedere della narrazione su diversi piani temporali e con diverse voci che esprimono punti di vista differenti.
Herman adulto si rivolge direttamente al signor M.,

  • valutandone lo spessore artistico:

    “Lei ha una prosa non priva di meriti, diciamo all’altezza di uno scrittore mediocre. E’ il massimo risultato che può raggiungere: produrre libri non privi di meriti. Bisogna proprio essere mediocri per poter vivere con questa consapevolezza, per tenersi stretta una vita così, per meglio dire, per non preferire di morire”

  • denunciando le inesattezze oggettive contenute nel romanzo e proponendo la possibilità di una nuova versione:

    “Le farebbe piacere poter riempire gli spazi rimasti vuoti? Una versione riveduta di Resa dei conti in cui si dà risposta alle questioni irrisolte?”

  • scoprendo dove la moglie, giovane e affascinante, trascorre le vacanze con la figlia, per poterne conquistare la fiducia...

Alcune parti, molto ironiche e dissacranti, sono dedicate al mestiere dello scrittore, ai contraddittori rapporti fra colleghi e a tutte quelle incombenze, necessarie, ma non sempre gradite, come gli incontri letterari il sabato pomeriggio; le ripetitive domande da parte delle bibliotecarie e del pubblico; gli aneddoti da raccontare per reagire in modo accettabile alle provocazioni; le interminabili interviste, durante le quali l’autore è costretto a varcare il confine fra la vita pubblica e quella privata; estenuanti sedute fotografiche, che si riducono immancabilmente alla scelta di uno scatto davanti alla libreria di casa.
Un salto temporale permette al lettore di scoprire invece come è nata, molti anni prima, la storia fra Laura, la ragazza più bella del liceo, quella con il padre famoso e una casa a Terhofstede, dove passare le vacanze con gli amici, e Herman, quello un po’ strano, magrissimo, ma con degli occhi che facevano innamorare. Laura aveva dovuto troncare la relazione con il professor Landzaat, il più simpatico e giovanile fra gli insegnanti del liceo, anche se con una reputazione macchiata dai pettegolezzi, e lui non aveva saputo fare altro che sprofondare nella depressione: lasciato dalla moglie, dedito all’alcool e ossessionato dalla passione per la propria alunna, in un momento di lucidità aveva escogitato un piano per farla pagare a chi gli aveva rovinato la vita:

“Un insegnante fa visita a due alunni in una casa delle Fiandre zelandesi. Con lei ha avuto una breve storia. La mattina dopo la sua macchina non parte più. Il ragazzo si offre di accompagnarlo in un’officina a Sluis, ma non ci arriveranno mai. Il ragazzo torna a casa da solo. Le sue spiegazioni sono confuse (se non sospette). […] Anche la vita di lei sarebbe stata pressoché distrutta. E da lì in poi il dubbio non sarebbe più scomparso, lei sarebbe stata associata all’omicidio per il resto della sua vita – come complice. Era sufficiente, non serviva altro”.

Il corpo del professor Landzaat, però, non verrà mai ritrovato e il signor M. approfitterà dei tanti interrogativi rimasti irrisolti per fornire la propria versione dei fatti, condizionando in tal modo l’esistenza dei ragazzi coinvolti: “Due liceali architettano l’omicidio perfetto del loro professore” – come recita la prima frase sulla quarta di copertina di Resa dei conti.
Ma in questi due racconti paralleli, anzi tre – “le storie nella storia” –, tutti hanno una visione parziale degli eventi: solo una persona è venuta a conoscenza di ciò che è veramente successo al professor Landzaat, ma che fare quando la realtà non conviene alle proprie necessità letterarie?

Un romanzo dall’articolato impianto narrativo, che Herman Koch ha saputo costruire attraverso una sapiente elaborazione dei contenuti: mancanza di identità (di alcuni luoghi, come degli scrittori, di cui si conosce solo l’iniziale), memoria collettiva e ricordi personali, passione e ossessione, arte e follia si intrecciano e trovano nella finale “resa dei conti” il giusto compimento della suspense che la dimensione poliziesca del racconto ha saputo creare.
Ma Caro signor M. è anche un romanzo che, alternando tocchi realistici ad aspetti tragici o assurdi della vita, invita a riconsiderare le nostre convinzioni sui rapporti familiari e intergenerazionali - adolescenti, genitori, insegnanti -, sulla morte e sulla guerra, sulle conseguenze delle nostre scelte passate e, soprattutto, sulla scrittura che assume se stessa come oggetto della propria riflessione, insistendo anche sui processi marginali e spesso contraddittori dello scrivere.

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