“Cazzimma” di Stefano Crupi

Speciale Libri in uscita Aprile 2014

di Elena Galli


È tutta una contraddizione Napoli, città del mare e del sole ma soffocata da innumerevoli nubi.
È la cartolina di uno dei posti più belli al mondo che svela, nell’ingrandimento dei dettagli, la molteplicità delle sue sfaccettature, a volte drammaticamente inaspettate.
La storia del giovane Sisto, nel romanzo d’esordio di Stefano Crupi “Cazzimma” (ed. Mondadori, pag. 250, eu. 16,00), viaggia attraverso questi contrasti così velocemente da tenere il lettore legato come ad un elastico. Tirato dal primo momento, dall’alba di “un giorno che capita”, nei vicoli della “città maledetta”, lo stesso è poi richiamato a prestare uno sguardo da lontano, per fermarsi e riflettere che perfino la povertà può essere considerata un dono, “un regalo che ti viene fatto dalla fortuna per non rammollirti”.

A bordo del suo scooter, l’adolescente protagonista corre a sua volta, “dimezza i tempi”.
In cerca di quella ricchezza propria della “gente che conta”, che “vive al massimo, con macchine incredibili, che spazzola chili di droga e si diverte alla grande”, Sisto rischia troppo; costretto da una logica che ingenuamente e spavaldamente crede di conoscere e dominare, giunge rapidamente ad un bivio, “vivere o morire”.
In un attimo gli eventi mutano velocità.
Bisogna chiedersi se sia possibile rinascere o meno, “tagliare il filo di una vecchia esistenza ed iniziarne un’altra”, se esista la via del riscatto per Sisto e per i giovani come lui, “con lo sguardo opaco e obliquo degli animali incattiviti”. E tornano le contraddizioni; sono i contrasti a dare voce alla ricerca di salvezza.
Le luci, le ombre e le voci di Napoli, città che è “un’accozzaglia di costruzioni” che “non rispondono ad alcun disegno generale”, sono descritte con abilità e consapevolezza.

Senza tralasciare alcuna sfumatura, talvolta con amarezza, talvolta con malinconia, ma sempre con incisività e con forza, l’autore dipinge lo scenario di una realtà particolare, complicata quanto variegata, senza perdere di vista il confronto con i valori e la società che si muove fuori da quei frastagliati confini. Abilmente, attraverso gli occhi dei suoi personaggi, evidenzia le antinomie di una gioventù cresciuta “senza guida”, scostumata ma allenata alla “lotta per la vita”, povera e delinquente ma solidale. Ricorda che esiste una parola per distinguere e descrivere le contraddizioni di atteggiamenti assunti per adeguarsi all’inferno della “città maledetta”, vivere in essa, sopravvivere e magari rinascere; si presta a diverse accezioni: è tanto cattiveria gratuita, tesa alla sopraffazione dei più deboli, quanto furbizia cinica che non conosce compromessi; è gesto presuntuoso e saccente ma anche tenace e caparbio. È spesso un atteggiamento, un modo di fare di chi vuole nascondere una fragilità. È Cazzimma. Ed è questa storia: la descrizione di un contrasto intimo che nasce dalle viscere di una Terra inquinata e vive nella determinazione cieca, duramente impegnata a nascondere una passione.

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