“Dall’Inferno si ritorna” di Christiana Ruggeri

Dall’inferno Bibi ci è tornata. È sopravvissuta, è rimasta.
La piccola bimba di 5 anni non è morta nel massacro di tutta la sua famiglia perché, semplicemente, aveva tanta voglia di succo d’ananas.

Da marzo 2015 in libreria con Giunti, “Dall’Inferno si ritorna” di Christiana Ruggeri è una delle storie più vere e autentiche raccontate sul massacro dei Tutsi in Ruanda.
La storia di Bibi, la sua morte, il ritorno dall’inferno e la sua rinascita alla vita sono realtà, solo il suo nome non lo è.

Ruanda, aprile 1994. L’inizio dell’ultimo genocidio del secolo, durato 101 giorni, quasi riuscito nel suo intento: lo sterminio dell’etnia dei Tutsi a colpi di machete impugnati dagli Hutu. Quasi un milione di morti, ma Bibi no.

Sdraiata e bagnata dal sangue della madre, la piccola rinviene; non sente dolore, non sente lo strazio, non ricorda gli ultimi istanti della tragedia. Almeno duranti i primi momenti, Dio ha deciso di aiutarla, ha deciso di proteggerla dalla realtà, di farle prima trovare un po’ di forza, quella necessaria per ritornare dall’inferno.
Bibi ha solo 5 anni e tanta sete di succo di ananas.
Ha un braccio inerme, un fischio fortissimo all’orecchio destro, il sangue della madre inizia a seccarsi e ad appiccicarsi sulla sua pelle, mentre il caldo del Ruanda fa il suo sporco lavoro: la puzza dei corpi della madre, del fratellino, della zia e dei cuginetti inizia a diventare protagonista di tutti e cinque i sensi.
In quei momenti, prima e dopo essere riuscita ad alzarsi per cercare quel benedetto succo d’ananas, la piccola Bibi pensa alle parole di suo nonno, già morto ai tempi del massacro.
Ricorda quando quella figura alta, esile, con occhi vacui le ricordava ogni giorno quanto siano fondamentali tutti e cinque i sensi. Una vera e propria alleanza: tutti gli altri corrono in soccorso quando uno non ce la fa, non funziona più.

Il nonno ne sapeva tante, con Bibi viveva sempre grandi avventure nelle foreste, a vedere gli ippopotami, ad allenare i sensi, la vita.
Poi Bibi torna dall’inferno di nuovo.
Riesce a stare zitta, immobile, accanto al corpo della madre, quando due degli assassini Tutsi tornano sul luogo del massacro. La bambina rimane però guceceka, zitta zitta, anche dopo aver riconosciuto nel volto di un ragazzo il figlio del fruttivendolo, quell’ignorante che non salutava mai, sempre rimproverato dal padre.
Scappa dall’inferno una seconda volta.

È la storia di un ritorno dalla morte, di un ritorno alla vita, perché veramente dall’inferno si può ritornare: si ritorna con il senso di colpa dei sopravvissuti, con l’interrogativo costante del perché "solo io". A 5 anni non sai certe cose, non le vuoi sapere, ma Bibi è circondata dai corpi della sua famiglia.
Arriva l’ora di tornare a vivere da vincitrice e non da vittima, di tornare a calpestare la terra rossa di mamma Ruanda, di ricominciare e smetterla di guardarsi indietro.


Christiana Ruggeri, autrice del libro edito da Giunti ed entusiasta giornalista del Tg2, riesce a parlare di morte con gli occhi di chi la morte l’ha conosciuta sulla pelle della sua famiglia, improvvisamente e senza accorgersene.
L’innocenza di una bambina di 5 anni, tra sangue, machete e dolore, sopravvive e racconta lo sterminio sotto nuovi paradigmi, sotto nuova luce, una nuova voglia di vita.

La metà del ricavato della vendita di “Dall’Inferno si ritorna” di Christiana Ruggeri verrà devoluto per la costruzione di una mensa nella scuola materna, all’interno della Casa della Pace e della Riconciliazione di Kigali a Progetto Rwanda Onlus, la stessa associazione che ha sostenuto per anni la nostra protagonista, che oggi è studentessa di medicina a Roma.
Ritornata dall’Inferno, più volte, per vivere una sola volta, al meglio.

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