“Dannati” di Glenn Cooper

L’occasione è di quelle importanti: l’uscita del nuovo libro di Glenn Cooper, Dannati (ed. Nord), non delude le aspettative. A Milano, la Libreria Mondadori in piazza Duomo, è così gremita di fan che il terzo piano, dove l’autore presenterà il romanzo, non è accessibile per ragioni di sicurezza. Impassibile, aspetto che mi lascino passare - prima o poi succederà - intanto, sorrido a un pensiero: io, che ho già avuto modo di leggerlo, conosco molti dettagli, più di quasi tutti i presenti, e so come va a finire questo viaggio nell’Inferno personale di Glenn Cooper...
Sì, perché questa volta ha davvero esagerato: se fino ad ora la trama dei suoi romanzi si sviluppava, di norma, su tre piani temporali - uno presente, uno nella storia più recente, ed uno più antico -, tutti legati ad un’unica vicenda, nel suo ultimo romanzo, Cooper ha ammesso di essersi divertito ad immaginare la possibilità di arrivare dritti dritti all’Inferno dove - è facile intuirlo - convivono i cattivi, i peccatori di ogni specie e, soprattutto, di ogni tempo, con una particolare predilezione - con questa scelta l’autore strizza l’occhio ai suoi lettori più appassionati - per i dannati vissuti in Europa e, in particolare in Italia: da Federico Barbarossa, a Clodoveo, fino a Enrico VIII, Cesare Borgia e persino Garibaldi!
Come sia possibile arrivare in questo luogo, non è facile spiegarlo in termini semplici: durante un esperimento in un laboratorio vicino a Londra, il MAAC - "Massive Anglo-American Collider", cugino più grande dell’acceleratore del CERN di Ginevra -, qualcosa va storto. La collisione di due fasci di protoni avrebbe infatti dovuto produrre una quantità inimmaginabile di energia, permettendo così di individuare i gravitoni, particelle subatomiche mediatrici della forza di gravità, una delle quattro forze fondamentali. Invece, l’acceleratore di particelle, portato ad un’energia di collisione mai prodotta prima, ha creato una piccola quantità di materia oscura, innescando un passaggio extradimensionale: Emily, fisico delle particelle - bionda naturale, carnagione chiara e occhi azzurri, con un lieve accento e la testardaggine ereditati dal padre scozzese -, e direttrice del progetto, si trova proprio sopra l’acceleratore e sparisce in una frazione di tempo compresa fra microsecondi e nanosecondi. Al suo posto, compare un uomo che, come si è scoperto, è stato giustiziato sessantacinque anni prima per una serie di omicidi di donne.

Per riportare indietro Emily dalla dimensione in cui è finita - l’Inferno, chiamato anche l’Oltre -, è necessario riaprire il passaggio, ricreando le condizioni originali e ripetendo per filo e per segno l’esperimento. Ma perché questo avvenga, occorre che qualcuno raggiunga l’altra dimensione, in modo da trovare la donna e far sì che sia al posto giusto al momento giusto. Il volontario è John Camp, americano, responsabile della sicurezza del laboratorio, legato a Emily da un sentimento forte, anche se condizionato da un passato burrascoso di veterano di guerra e di dongiovanni.
Il passaggio da un mondo all’altro non è del tutto indolore e John si trova in un luogo che è diverso dalla concezione biblica cui siamo abituati: Cooper ha infatti definito nuove regole ed ha creato poi la visione di un ambiente coerente con esse. Il suo Inferno, geograficamente, assomiglia alla Terra - i confini sono quelli della Britannia o della Gallia - ma più arretrato, pericoloso, grigio, deprimente (come potrebbe essere altrimenti?).
Vi convivono uomini e donne dannati per l’eternità, persone di epoche diverse, molti personaggi famosi della Storia, che in un certo senso la reinventano. Non ci sono bambini, non c’è procreazione, e quindi non c’è speranza, non c’è altruismo, né il desiderio di lasciare qualcosa alle generazioni future, anche se è possibile cogliere scintille di pentimento e tentativi di riscatto. E’ un mondo medievale, con sprazzi di tecnologia e di modernità, sempre in guerra per la conquista del potere.

L’autore spiega che esiste anche una selezione naturale fra i dannati: i dominatori sono coloro che, essendo all’Inferno da più tempo, hanno saputo adattarsi, circondarsi di persone fidate e mantenere la supremazia sugli altri. Sono soprattutto i re del passato e molti personaggi noti, ma non è detto che, una volta arrivati, i cattivi della storia più recente trovino i loro sostenitori, così che spesso vengono spazzati via senza lasciare traccia.
Ci si può ammalare ed essere feriti in battaglia o in un agguato, ma non c’è la liberazione della morte - visto che si è già morti - e nessuna via di fuga: la massima rappresentazione della paura, è costituita dalle celle di decomposizione. Questo è l’Inferno:

"Pile di putridi e fetidi resti umani erano ammucchiate lungo le pareti della cella. Sarebbe stata una visione più tollerabile se quelle frattaglie fossero state scarti inerti di un mattatoio. Ma quelle carni putrescenti si muovevano, formando una ripugnante massa ondeggiante e fremente. A peggiorare le cose, c’erano i suoni che si levavano tra le mura, un’agghiacciante cacofonia di bassi gemiti, lamenti e sporadiche parole: nomi, invocazioni d’aiuto, suppliche".

Protagonisti, loro malgrado, di una moderna e più ironica versione del mito di "Orfeo ed Euridice", John ed Emily si trovano a dover lottare per sopravvivere in un mondo a loro ostile e sconosciuto, sfruttando le loro abilità e conoscenze: riuscirà l’innamorato a riportare indietro la sua amata?

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