“Elizabeth Jane Howard, un’innocenza pericolosa” di Artemis Cooper

La casa editrice Fazi ha pubblicato con enorme successo quella che è stata definita la Saga dei Cazalet, quattro volumi, l’ultimo appena uscito nelle librerie, della scrittrice inglese Elizabeth Jane Howard, donna bellissima, snob, fascinosa, spesso molto infelice malgrado i tanti uomini adoranti, irretiti dalla sua intelligenza, dalla naturale eleganza, dalla spregiudicatezza dei costumi sessuali ma anche dalla sua proverbiale ingenuità, o innocenza, che, a giudicare dalla sua lunga e complicata vita, fu alla fine pericolosa.

La sua biografa, Artemis Cooper, ha deciso quindi di dedicare alla scrittrice uno studio approfondito e appassionato, una sintesi di informazioni e di ricordi, di interviste e di memoir, di documenti e testimonianze che hanno dato origine a questo bel libro, ampio, documentato, da cui la figura di Jane esce a tutto tondo, con le sue sfaccettature, le sue tante disavventure sentimentali, ma anche i tanti successi, forse un po’ tardivi, che l’hanno fatta scoprire, o riscoprire, dal grande pubblico, soprattutto dopo la morte del marito, lo scrittore Kingsley Amis, padre di Martin, scrittore forse più noto al pubblico italiano.
In realtà Kingsley occupa un posto molto importante nella vita della scrittrice, che prima di lui aveva sposato giovanissima il corteggiatore appoggiato dalla famiglia, Peter Scott, da cui ebbe l’unica, trascurata figlia, Nicola, che dopo la inevitabile separazione dei genitori vivrà con il padre e la sua seconda moglie, anche se quando Jane ormai vecchia e malata ne avrà bisogno, la figlia non si sottrarrà ad accompagnare sua madre verso la fine. Jane Howard era nata nel 1923, da una famiglia benestante di commercianti di legname, da una madre, Kit, che era stata ballerina nella celebre compagnia dei Ballets Russes: di qui anche il gusto artistico e performativo della giovane Jane, che prima di scrivere si era divertita a fare un po’ tutte le professioni che attenevano al mondo artistico. Seguendo cronologicamente i ventuno capitoli del libro, l’autrice ci fa appassionare alla evoluzione di Jane, alla sua educazione sentimentale, ai suoi tantissimi incontri, ai tanti amori, alle avventure brevi, ai momenti di solitudine e di disperazione, al suo grande ed imprevisto successo letterario, in Inghilterra e negli Stati Uniti. Elizabeth Jane cambierà pelle, casa, arredamento, amicizie, rimanendo sempre fedele al suo gusto innato, alla sua vasta cultura, allo snobismo nell’accogliere e nel ricevere nelle sue residenze, senza risparmiarsi nel cucinare piatti complicati, affaticarsi, rigovernare pur di essere circondata da ospiti illustri, amanti focosi, amiche affettuose, mariti e l’amato fratello Monkey, con cui condividerà casa per quasi tutta la vita.

Il libro testimonia tutta una serie di esperienze personali che la scrittrice trasporrà nella saga dei Cazalet: chi ha amato quei romanzi, e sono in molti a giudicare dalle alte pile dei volumi presenti al recente Salone del Libro di Torino, troverà corrispondenze, analogie, e leggerà con avidità, fino alla fine, la intrigante biografia che Artemis Cooper ha dedicato a Jane, come fu sempre chiamata, corredata da un apparato di note per chi intenda studiare davvero il personaggio di questa fortunata autrice. Bellissimo il ricordo della matrigna rilasciato all’indomani della sua morte da Martin Amis:

“Ero un lavativo mezzo analfabeta che leggeva Harold Robbins e i brani sconci di Lady Chatterley. Solo la mia matrigna ‘cattiva’ mi ha reso quello che sono oggi”.

Un bel riconoscimento davvero, da parte di uno dei più affermati scrittori britannici.

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