Gli eroi della guerra di Troia. Elena, Ulisse, Achille e gli altri - Giorgio Ieranò

Iliade e Odissea sono epos allo stato puro. Ci passano luci e ombre di un’ontologia universale, con l’immancabile corredo di malinconie che seguono la catarsi, il passare del Tempo e la fine di ogni avventura. Bellissimo, quasi struggente, il ricordo dell’Odissea televisiva di Franco Rossi che prelude alla conclusione de “Gli eroi della guerra di Troia. Elena, Ulisse, Achille e gli altri” (Sonzogno, 2015) di Giorgio Ieranò:

“Poi, un giorno del giugno 2010, in silenzio, Fehemiu (l’Ulisse dello sceneggiato tv, ndr) ha preso una pistola e si è sparato. Così almeno raccontano i giornali. E tu non sai se sia vero. Ma quando li apri, e ormai sei invecchiato anche tu, e leggi che Ulisse si è ucciso, allora pensi a quel verso di Cesare Pavese (“Verrà il giorno che il giovane dio sarà un uomo”) e ti rendi conto che tutta la tua infanzia appartiene anch’essa al regno del mito e della favola, e pure la Milano nebbiosa degli anni Sessanta abita ormai tra quelle ombre dell’Ade che il re di Itaca visitò nel suo viaggio.” (pag.228-229)

Non poteva che chiudersi così – con un richiamo “sottile” al senso meta-letterario dei poemi omerici - questo libro colto e avvincente dedicato agli eroi e agli anti-eroi dei poemi omerici (come recita il sottotitolo “Elena, Ulisse, Achille e gli altri”). Uomini e dei come attori dell’epopea reiterata di Vita e Morte, caratteri-paradigma dello stare al mondo, prima ancora che in pace o in guerra. Che poi, a dirla tutta, non è certo che dalle parti di Troia una guerra ci sia stata. E cosa pensare, del resto, del suo famigerato movente? E’ esistita davvero la conturbante Elena? E lo scaltro Ulisse? E Ettore il valoroso preda della furia del prode Achille? Persino Omero che ne ha celebrato "l’ira funesta" è esistito davvero? C’è da scommettere che non lo sapremo mai, ma - di nuovo - a guardar bene, ci importa veramente? E’ più o meno dalla notte dei tempi che gli eroi di Iliade e Odissea alimentano i sogni di chi sogna a occhi aperti – ponendosi, peraltro, come prodromi di tutta la narrativa a venire - e tanto basta.

In questo libro si rivangano le storie, note e meno note, divagando tra leggende, detto e non detto dall’aedo in persona, enigmi e attestazioni ufficiali, così che - contigui alle gesta dei protagonisti principali, affiori una galassia di eroi “minori” ma altrettanto archetipici, riprova del robusto peso simbolico dei poemi omerici.
Il taglio di Ieranò è quasi da romanzo: il suo è un libro che al rigore filologico delle interpretazioni lega la passione e il desiderio d’avventura. Molto bello.

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