“Gramsci in cenere. Dal rosso al nulla” di Alda Teodorani

“Generazione. Che sostantivo detestabile, dall’odore appiccicaticcio e disgustoso. Diffido a tal punto di questa parola che quando compare nelle sinossi delle proposte editoriali non perdo nemmeno tempo a leggere il romanzo”


leggiamo a pagina 22 di “Gramsci in cenere. Dal rosso al nulla” (Stampa Alternativa, 2016). E dunque questo di Alda Teodorani non è, giocoforza, l’ennesimo “romanzo di una generazione” e nemmeno il memorial ulteriore della serie come eravamo e come siamo diventati. Nessuna smania di collettivismo forzato, nessun nostalgismo palese nella prosa della Teodorani (bene, brava, bis!), nonostante, in ordine sparso tra le pagine, figurino i fantasmi degli scoppiati, dei partigiani, dei vivi e dei morti, dei morti e sopravvissuti per droga e politica, dei figgicini (gli iscritti alla FGCI, la federazione giovanile del Partito Comunista), dei bar, della stazione di Bologna, dei dischi, dei libri, dei film consustanziali alla memorialistica anni Settanta. In due parole “Gramsci in cenere” non la mena con la retorica. Si tratta di un romanzo asciutto - un po’ diaristica di costume, un po’ autofiction mascherata, come si dice adesso. Un romanzo equidistante da livore e preconcetti, agile e tagliente ma solo per chi ha cuore e orecchie buone ancora per intendere. Il suo assunto teleologico, in fondo, sta tutto nella lapidarietà cimiteriale del sottotitolo - dal rosso al nulla -, ma niente situazioni lacrimevoli e nemmeno pretestuose. L’emblema (efficacissimo) della Fiat 500 rossa impressa sulla pagina strappata che accoglie il lettore in copertina anticipa del libro quel che c’è da anticipare, cioè la storia di un decennio controluce, di una rivoluzione mancata, degli anni Settanta visti da vicino e per libere associazioni, tra pubblico e privato, in linea con uno slogan diventato quasi un diktat, all’epoca. Lo slogan che recitava, più o meno, che il privato è politico, e viceversa, se ricordate bene.

Alda Teodorani è una scrittrice contigua a molti generi (dall’horror al giallo al romanzo erotico, ai comics) e anche nella fattispecie se la cava in scioltezza senza battere ciglio e senza, soprattutto, cedere alla tentazione del pistolotto. Sul grado di formidabilità, lo iato o l’abisso, il livello di similitudine o dissomiglianza agli anni attuali dei Settanta spetta, in fondo, alla coscienza vigile (se ancora ne è rimasta) del lettore esprimersi con maggiore o minore pretestuosità. Ciò che conta, in sede di giudizio complessivo, è che “Gramsci in cenere” contribuisce all’idea "oggettiva" di un decennio irripetibile per un sacco di buoni motivi. Questo senz’altro.

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