"I leoni di Sicilia" di Stefania Auci

Il quadro di Vittorio Matteo Corcos riprodotto in copertina del volume pubblicato con enorme successo di pubblico dalla casa editrice Nord, "I leoni di Sicilia", illustra con cura e profondità un pezzo della società palermitana che il romanzo di Stefania Auci ha saputo raccontare, mettendo al centro della narrazione la famiglia Florio, dall’origine della sua prodigiosa ascesa economica e sociale, fino all’anno 1868.

Il sottotitolo del libro allude ad una saga, quasi che i Florio abbiano rappresentato per la Sicilia ciò che illustri famiglie hanno contribuito a creare veri e propri miti, narrati da scrittori di fama: non si può non pensare a Verga, a Pirandello, a Tomasi di Lampedusa. La scrittrice, studiosa, ricercatrice, storica, ha lavorato con cura sulle fonti, sulle testimonianze, su ciò che rimane in Sicilia di questa celebre famiglia, coniugando con abilità di narratrice sicura la storia, la società, la vita economica, l’evoluzione dell’industria, del commercio, dei rapporti internazionali che tra l’Unità d’Italia e i primi anni del Regno hanno consentito ai “facchini”, provenienti da Bagnara calabra, di insediarsi a Palermo come i più potenti e ricchi imprenditori.
L’amicizia con gli inglesi, Ben Ingham e Joseph Whitaker, rivali leali, hanno consentito ai Florio di impiantare moderne tonnare, cantine per la produzione del Marsala, ricchissime solfatare, una flotta di vapori adibiti al commercio e all’esportazione di prodotti unici, mantenendo con il potere politico, i Borboni dapprima, e più tardi i rivoluzionari nel 48 e infine con il rappresentante del nuovo Regno unitario, Francesco Crispi, che pur giudicando i Florio “opportunisti”, verrà a patti con il loro potere e la loro straordinaria ricchezza accumulata in decenni di lavoro durissimo.

Anche se la parte della ricostruzione storica nel libro di Stefania Auci è molto approfondita, lo è altrettanto la ricostruzione romanzesca dei singoli personaggi che sono i protagonisti di questa saga: nel 1799, dopo un terribile terremoto, Paolo, suo fratello Ignazio e la moglie di Paolo, Giuseppina Saffiotti, lasciano a malincuore la Calabria e sbarcano a Palermo, porto importante, dove la famiglia impianta una bottega di spezie, cannella, pepe, cumino, coriandolo, cassia, che non sono solo aromi per cucinare, ma anche cosmetici, farmaci, veleni. Da quella bottega rinnovata nasce la fortuna di Paolo, che presto si ammala, e lascia al fratello Ignazio, al figlio Vincenzo la responsabilità dell’impresa che sta crescendo. I tre, Giuseppina, vedova di un matrimonio infelice e segretamente legata al cognato, morbosamente attaccata al giovane Vincenzo, vivranno insieme tutta la vita: Ignazio farà da guida e da padre all’erede, che presto si emanciperà. Viaggi all’estero, soprattutto in Inghilterra, competenza sull’evoluzione dell’industria europea, fanno del giovane Florio un uomo deciso e giustamente arrogante. Rifiutato il matrimonio con una giovane nobile spiantata, l’aristocrazia rifiuta di imparentarsi con un uomo senza tradizioni, diviene l’amante di una ragazza milanese la cui famiglia è scesa in Sicilia per fare affari con i Florio. Il rapporto tra Giulia e Vincenzo è la parte più avvincente del romanzo.

Lo studio della psicologia di un self made man, Vincenzo, e di una giovane nordica intelligente e profondamente innamorata del bel Florio, viene raccontata con acume e lucidità: Vincenzo è spietato con la giovane amante, e giura che non la sposerà, malgrado da lei abbia avuto due femmine, Angelina e Giuseppina, chiamata come la terribile nonna, che Vincenzo non riconosce. Ma alla nascita del “masculo”, il nuovo Ignazio Florio, il sospirato erede, Vincenzo deve capitolare. Si farà il matrimonio, i figli verranno riconosciuti, donna Giulia Florio diverrà il sostegno di suo marito, di suo figlio, di Casa Florio: una donna pronta a vincere per amore pregiudizi, superstizioni, abitudini ancestrali, decisa a intervenire negli affari degli uomini, a consigliare il marito su decisioni importanti, a dialogare con suo figlio del futuro matrimonio. Sarà Ignazio a entrare nel cerchio ristretto dei nobili palermitani, a sposare finalmente la giovane Giovanna, nata d’Ondes Trigona. Conosco personalmente gli ultimi eredi Florio, l’ultimo Ignazio, bellissimo, è stato mio grande amico: una famiglia che ha dato molto alla nascente industria ottocentesca, ha trasformato la Sicilia, ha dato lavoro e dignità, ha costruito case bellissime, ha lavorato con dedizione instancabile. Aspettiamo la seconda parte di questa storia bellissima, che l’autrice racconta con serietà, garbo, e grande partecipazione umana. Indimenticabili i ritratti delle due mogli, Giuseppina e Giulia, in attesa della regina di casa Florio, Donna Franca.

Lascia un commento