“Il Paese senza Adulti” di Ondine Khayat

A tutti gli Slimane e i Maxence. E a tutte le Valentine


cita la dedica iniziale del libro. E poi ancora:

La vita non è una cosa da bambini.

Chi sono Slimane, Maxence e Valentine? Sono bambini. Bambini normali, o almeno programmati per esserlo e che vorrebbero esserlo. Ma la vita ha deciso per loro che dovessero vivere il dolore, la violenza e la follia degli adulti. Adulti che, a differenza dei bambini, pare proprio che non sappiano più tornare indietro una volta che hanno preso la via sbagliata. I bambini sanno ascoltare, sanno riflettere, sanno correggersi. Gli adulti no. Per questo il mondo sarebbe bello se fosse gestito solo dai bambini, se fosse un paese senza adulti.

Con un linguaggio semplice, ingenuo e per questo ancor più toccante e vibrante, il piccolo Slimane racconta il dramma di avere un padre violento e una madre fragile e irresponsabile, che sceglie di essere succube. Racconta la sua vita quotidiana momento per momento, fatta di terrore e attesa alternati al sangue che cola dai nasi dei due fratelli e dalle ferite inferte alla madre. Racconta, con una precisione più chiara ed efficace di qualsiasi diagnosi psichiatrica, tutti i viaggi della sua mente per fuggire la sofferenza, tutto il mescolarsi di sensi di colpa, di rabbia e odio, di sogni irraggiungibili, tipici del bambino maltrattato. Racconta e commuove, perché usa l’ingenuità, ma anche la profonda saggezza insita in ogni bambino, che gli adulti sembrano perdere.
Quando Slimane sarà sul punto di soccombere, troverà la via della luce. Saranno altri bambini a salvarlo, in particolare la piccola Valentine. La loro tenera amicizia mostrerà agli adulti, perfino agli psichiatri, che i bambini sanno valutare, sanno cogliere la verità, sanno anche amare meglio dei grandi. E a volte sanno perfino curarsi a vicenda in maniera più efficace di chi ha una laurea in medicina. E sono forti, perché sanno resistere al dolore a lungo.

La vita non è una cosa da bambini


sostengono i fratelli Slimane e Maxence. Ma la storia raccontata ne Il Paese senza Adulti dimostra invece che la vita è cosa solo per loro.

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