“Il Pozzo” di Catherine Chanter

La caratteristica più evidente de Il Pozzo, esordio narrativo dell’inglese Catherine Chanter, pubblicato in Italia da Marsilio, è che sfugge a qualsiasi catalogazione. Non che sia sempre necessario precisare il genere di un romanzo, ma certo può servire a fornire indicazioni e suggerimenti su un testo cui il lettore deciderà di dedicare o meno il proprio tempo: in questo caso, la mancanza di una definizione esatta costituisce la ricchezza e il punto di forza del libro. Il Pozzo, infatti, è nello stesso tempo thriller psicologico, romanzo di fantascienza dai risvolti apocalittici, di introspezione e spirituale, che non tralascia di approfondire temi quali le dinamiche familiari e quelle tipiche dei movimenti pseudo religiosi – leadership, coercizione, persuasione inconscia…

In un futuro non troppo lontano, l’Inghilterra è stata colpita da una prolungata siccità, le cui conseguenze sono state in parte impreviste. La diffusa mancanza di acqua ha provocato, in un primo tempo, una serie di comprensibili disagi, poi l’inquietudine è sfociata in vera e propria rivolta sociale. Il contesto ed i contorni della situazione che si è venuta a creare rimangono tuttavia molto vaghi: l’autrice non offre alcuna spiegazione della siccità, le sue conseguenze, a livello mondiale, rimangono inesplorate e, pur con le immaginabili difficoltà, tutto prosegue in un’apparente normalità. Il fatto che la pioggia cada ancora sul Pozzo è spiegato più come fenomeno mistico che con scientifica razionalità e l’attenzione si concentra piuttosto sul “rifugio” dove la protagonista Ruth Ardingly e il marito Mark credevano di poter ricominciare la propria vita. Ma qualcosa è successo e Ruth vi fa ritorno dopo un periodo di detenzione:

Ruth Ardingly è sottoposta ad arresti domiciliari in base alla legge speciale per l’emergenza siccità, paragrafo 3, misure restrittive e detentive nei confronti di individui il cui comportamento reale, sospetto o plausibile ha portato a: (I) ostacolare, interrompere o manipolare in qualsiasi modo la fornitura di beni o servizi essenziali, in particolare la fornitura di acqua destinata al consumo umano, ai processi industriali o al commercio, non contemplata dalle clausole di esenzione contenute nel paragrafo 4 delle legge speciale per l’emergenza siccità. [...] Con una sentenza basata su constatazioni di fatto previste dalla normativa per i processi lampo e i provvedimenti restrittivi relativi all’emergenza siccità, Ruth Ardingly è stata anche giudicata colpevole di: (I) aver appiccato una serie di incendi con l’intenzione di causare gravi danni fisici o morte; (II) avere trascurato i propri doveri nei confronti di un minore, provocandone la morte.

Sotto il controllo di tre sorveglianti da lei ribattezzati con i nomi di Anonimo, Ragazzo e Tre, i quali registrano, monitorano, filmano ogni suo gesto, Ruth cerca di ricostruire il passato per capire quando tutto è iniziato e, soprattutto, come sia potuto succedere. In un alternarsi di presente e passato, la donna riprende dal momento in cui viene convinta dal marito ad acquistare un terreno fuori Londra: dodici ettari, le dimensioni perfette del paradiso. Una vista incredibile in un luogo dove nessuno li conosce; il posto ideale per ricominciare, per dimenticare le accuse di pedofilia che avevano portato al licenziamento di Mark, per accogliere anche Angie, la figlia ribelle, e il nipote Lucien, che considera il Pozzo “il posto più bello del mondo”. Ma ciò che rende unico questo appezzamento è il fatto di avere una riserva privata di acqua: un pozzo, appunto, che, alimentato da una sorgente che sgorga nel bosco, ne ha permesso la sopravvivenza per duecento anni ed ora consente ai proprietari di non subire i razionamenti e le limitazioni dell’erogazione toccati a tutti nelle ultime due estati di siccità – quando si pensava ancora fosse un semplice fenomeno ciclico che si sarebbe corretto da solo. Ben presto, però, i vicini cominciano a sospettare un imbroglio, considerano Ruth e Mark stregoni o ladri. Difficile spiegare che non hanno aggiunto fertilizzante o deviato i ruscelli, che non è possibile attirare le nuvole sopra la loro collina e convincerle a far cadere la pioggia solo su quei terreni dai raccolti abbondanti. Inevitabile è l’interesse della stampa: la segreteria telefonica viene intasata dai messaggi di vecchi amici, giornalisti, pazzi, addetti alle pubbliche relazioni, gente intenzionata a pagare cifre altissime per rilevare il Pozzo, e le deboli protezioni non riescono a tener lontani curiosi e sconosciuti. Fra questi, il gruppo di “nomadi” di cui fanno parte Angie e Lucien, e alcune fanatiche religiose che si fanno chiamare “le suore della Rosa di Gerico”. Ispirata dal dio in cui credono, la Rosa, la leader del gruppo, la carismatica Amelia, ha spiegato la loro missione: raggiungere il Pozzo, stabilirsi nella proprietà e incontrare Ruth, “la prescelta”. All’inizio la donna non crede alla storia della predestinazione, poi, però, si “immerge” nella meditazione, nella disciplina della preghiera e nelle cerimonie rituali un passo per volta, finché, non riuscendo più a toccare, scopre che tornare indietro è più difficile che proseguire. La frequentazione delle Sorelle, infatti, porta ad una vera e propria conversione, a una dipendenza e, infine, alla presenza di una Voce che le indica che cosa deve fare. È così che il rapporto con il marito si deteriora sempre più e quella che avrebbe dovuto essere una seconda luna di miele, si trasforma in un’infinita causa di divorzio. L’ostilità di Amelia per Mark è evidente e la presenza di Lucien, che è stato affidato loro dopo la partenza di Angie, in quanto “maschio”, viene percepita come un elemento di disturbo. Tutto precipita quando, la mattina dopo una cerimonia serale – una sorta di battesimo – Lucien viene ritrovato nel bacino nero della sorgente, a testa in giù nell’acqua, annegato. Anche se i referti psichiatrici hanno dichiarato improbabile che Ruth sia incapace di compiere terribili gesti distruttivi durante il sonno, questa ipotesi basta ai media per poter spiegare la morte misteriosa di Lucien: “La santa: omicida sonnambula?” Pur non tralasciando ogni pista possibile – le sorelle, Mark, un fatale incidente… –, i sospetti si concentrano su di lei, che non ricorda nulla, mentre le Sorelle, dal loro sito, la difendono:

“Sorelle della Rosa, non credete alla propaganda della stampa mondiale. La profetessa non viene mai riconosciuta nel suo paese! Le autorità vogliono che crediate che la prescelta è colpevole, ma io so, noi sappiamo che lei ama come sa amare una donna. E le autorità vogliono che crediate che la Rosa ha ordinato alle Sorelle di liberare il Pozzo dai maschi, ma io so, noi sappiamo che soltanto un uomo può avere una mente tanto malevola da baciare un bambino e poi ucciderlo. Pregate, Sorelle della Rosa, perché il Giuda del Pozzo venga smascherato!”


Tornata al Pozzo, con scarse possibilità di contatti umani, per Ruth c’è soltanto una domanda a cui bisogna rispondere, soltanto una verità da scoprire. Nient’altro conta. Ed è Angie a consegnarla, sotto forma di una lettera scritta da Jack, una delle Sorelle. Il Pozzo ruota dunque intorno al dramma esistenziale e spirituale della protagonista e narratrice. Il racconto assume i contorni di “fiaba mistica” che, contrapponendosi alla modernità della tecnologia, chiede di essere letta in modo non razionale.

Al di là della vicenda romanzesca, della fantasia, della magia e del simbolismo religioso (il pozzo, l’acqua, i rituali…) che ne valorizzano la trama, Il Pozzo ha in sé un tessuto di riflessioni di grande attualità: sono temi universali che, trattati con indipendenza di giudizio dall’autrice, riguardano, fra l’altro, la contrapposizione Natura e Uomo, innocenza e corruzione, l’utopia del ritorno al paradiso terrestre, il ruolo della religione, il potere, l’amore, la giustizia… Proseguendo in questo tentativo di interpretazione generale – ma senza voler a tutti i costi trovare il riferimento a “qualcos’altro” –, emerge l’innegabile ricchezza, oltre che eleganza, del linguaggio della Chanter. Lungi dall’essere puro sfoggio di erudizione, esso permette al lettore di stimolare la propria capacità interpretativa. Solo due esempi: “Per noi fu un autunno keatsiano” (all’Autunno ed ai suoi doni è dedicata una lirica di J. Keats) e “Traslocammo il primo giorno del mese più crudele” (La terra desolata, The Waste Land, una delle poesie più conosciute e citate di T. S. Eliot, inizia proprio con “Aprile è il più crudele dei mesi”). Un livello di lettura “profondo”, questo – una specie di “caccia al tesoro” – che esige un approccio nuovo al testo, ma che, favorendo il dialogo fra autore e lettore, ci consente di entrare veramente nel mondo che è stato costruito per noi e di percepire tutto il valore del suo disegno complessivo.

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