"Il censimento dei radical chic" di Giacomo Papi

Questo libro non contiene parole difficili”... Le parole difficili sono cancellate nel testo con un segno nero, tocca a termini come derubricati, anacronistici, purchessia, pashmina, lemmi, sintagmi, dormeuse stile impero, sefardita, protrarsi, garrivano, riluttanza verbale.
Giacomo Papi si diverte e vorrebbe divertire i lettori, che, nel mio caso, ridono appena, perché il sarcasmo e l’ironia, la provocazione che compaiono nelle pagine del libro non riescono a riempire il senso di paura e di sconcerto che viviamo e che il libro ci presenta come uno scenario imminente e non improbabile.

I radical chic del titolo sono, ad esempio, professori universitari o rappresentanti di importanti istituzioni culturali del nostro paese, che finiscono uccisi per aver osato pronunciare parole difficili. La prima vittima è il professor Giovanni Prospero, che ospite di un talk show osa citare Spinoza, indossando un golfino di cachemire color aragosta, firmando così la sua condanna. "Il censimento dei radical chic" racconta le reazioni di Olivia, sua figlia, che vive a Londra dove fa la pasticcera: lei, a differenza del padre, studioso ed amante dei libri, aveva scelto di lasciare lo studio dell’epigrafia per specializzarsi in dolci e torte, graditissime in Inghilterra. Ora, tornando a Milano per le incombenze seguite all’uccisione violenta di suo padre, di cui non si trovano i colpevoli, deve fare i conti con la nuova non cultura che si sta affermando in Italia.
A Milano ritrova i vecchi amici di suo padre, ricorda la sua infanzia, quando il padre le leggeva prima di dormire Calvino o Roald Dahl. Un intellettuale che non faceva male a nessuno, un uomo dedito ai suoi studi, colpevole solo di aver scritto sui social decine di post contro il governo e la sua non politica culturale, anzi contro la censura che ormai era diventata la risposta ad ogni tentativo di dibattere, scrivere, pubblicare testi e opinioni che non fossero semplificati, emendati, banalizzati.

Nel libro compaiono pagine davvero esilaranti, di grande comicità, anche quando si ironizza sui comportamenti, abbigliamenti, gusti degli ormai deprecati radical chic, che gettano nei cassonetti nottetempo scialli afghani, giacche di tweed, maglioni slabbrati, kefiah palestinesi, sandali indiani. Impagabile il decalogo pubblicato dal ministro che per spiegare come gli intellettuali siano un pericolo vero per la democrazia, afferma che “La complessità è noiosa, quindi inutile” e che “La complessità è un’arma delle elite per ingannare il popolo”. Quando il ministro, di nascosto, va a vedere in un cinema d’essai un film francese di Alain Resnais e viene scoperto, è costretto a dimettersi.
In giro ci sono le pericolose Brigate Beata Ignoranza che fanno la ronda intorno ad obiettivi culturali sensibili. Il libro va letto tutto, perché è pieno di implicazioni sottili e geniali, e ci mette tutti di fronte al pericolo di un populismo incolto e sostanzialmente ignorante che sempre più trova spazio e che può minare la nostra libera convivenza: “La verità è semplice, l’errore complicato”. Papi mette insieme realtà e finzione, atmosfere ormai diffuse e l’incubo di ciò che su questa strada possiamo trovare. Siamo tutti avvertiti, l’abolizione dei congiuntivi e delle parole difficili, la riscrittura dei dizionari, meglio il Devoto Oli, lo Zingarelli abolito perché il nome è pericoloso, la strage dei giurati del Festival di Spoleto, sono tutti incubi dello scrittore, che culminano con il bollino annuale per “L’iscrizione al Registro dei Radical Chic”: per chi non paga, niente pensione! Amarezza? Disillusione? Ridiamoci su, ma restiamo vigili. Per favore.

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