"Il party" di Elizabeth Day

L’ultimo romanzo dell’autrice inglese Elizabeth Day, pubblicato da Neri Pozza nel giugno 2019 (traduzione di Serena Prina), si apre con le tre definizioni della parola che ne costituisce il titolo, "Il party":
party sostantivo

  1. Festa, serata, ricevimento: una riunione sociale con invitati nel corso della quale si mangia, si beve, ci si diverte.
  2. Partito: un raggruppamento politico formalmente costituito che partecipa a elezioni e tenta di formare o di prendere parte a un governo, per esempio “programma elettorale del partito”.
  3. Parte: una o più persone che costituiscono uno dei firmatari in un accordo o uno dei campi opposti in un processo, per esempio “la parte avversa”, “la parte civile”.

Tutti e tre i significati trovano nella trama il proprio corrispondente. La “festa” è quella organizzata, in grande stile, per i quarant’anni del privilegiato, bello e popolare Ben Fitzmaurice, nella Prioria di Tipworth:

Ben e Serena Fitzmaurice erano celebri per le loro feste. Ne facevano un punto d’onore. Questa era ovviamente per celebrare i quarant’anni di Ben, ma fungeva anche da inaugurazione della casa. Avevano comprato la Prioria di Tipworth, un edificio del diciassettesimo secolo, pochi mesi prima, era la loro seconda casa.

Dopo lo sfratto di un manipolo di anziani monaci che ancora vivevano nella prioria, Ben e Serena avevano potuto cominciare i lavori di restauro, fra cui caminetti in marmo falso rococò e un lampadario importato dall’Italia, costato duecentocinquantamila sterline – costi di spedizione a parte.
Alla festa vengono invitati, naturalmente, anche Martin Gilmour – lo stimato giornalista e critico d’arte che si è fatto una reputazione di tutto rispetto con il primo libro, pubblicato anni prima, dal titolo irriverente Arte: chi c***o se ne frega?, colui che crede di essere il migliore amico di Ben, stessa scuola, stessi studi, ma una provenienza sociale del tutto diversa – e la moglie Lucy.
Nonostante il numero di camere da letto, però, per loro non è stata trovata una sistemazione in casa.
L’atmosfera del party è resa elettrizzante non solo dalle aspettative, dalla qualità superiore del cibo e degli alcolici, dai Vip presenti – cantanti famosi, top model e chef stellati –, ma, come lo stesso Martin ammette:

Siamo invidiosi, sì. Interiormente condanniamo la portata eccessiva, assurda, narcisistica di una festa come quella per i quarant’anni di Ben Fitzmaurice. Ma il denaro degli altri ha una componente narcotica. Ti manda su di giri. Ti fa dimenticare i tuoi timori. Ti senti privilegiato, in qualche modo eccezionale per essere stato invitato , come se la più minuscola foglia d’oro proveniente da una gigantesca statua scintillante ti fosse capitata addosso, e tu puoi prenderti in giro e pensare di far parte di quel mondo. Di essere, per una sola notte, indubitabilmente, Uno di Loro.

Il “partito” è quello del primo ministro – per l’intera serata, tutti si chiedono se parteciperà o meno alla festa –, un vecchio amico della famiglia di Ben: si chiama Edward Buller, ma appena è stato eletto ha chiesto a tutti di chiamarlo, più amichevolmente, Ed.
Martin lo aveva incontrato un paio di volte alle cene di Ben “molto prima che diventasse liscio e lucido e ritoccato, uno di quegli uomini pubblici incapaci di stringere una mano senza afferrarla”.
Non è un caso che sia presente anche Andrew Jarvis, compagno di scuola e poi a Cambridge, ora deputato, uno del gruppo di Ed, viceministro dell’Energia: a Ben, infatti, è stato chiesto di presentarsi alle elezioni per il Parlamento.
Ora, lui e la moglie sono entrati in una nuova fase della loro esistenza che richiede un alto grado di discrezione, come viene spiegato al termine del party a Martin e a Lucy:

Una carriera in politica è la cosa per cui ho lavorato tutta la vita ma, come sono sicuro che tu possa capire, non si presenta senza i rischi che le sono associati. Uno di questi rischi è che la mia vita trascorsa sarà passata al setaccio dai rappresentati spregiudicati della stampa scandalistica e devo essere certo, Ed deve essere certo, che non verrà fuori qualcosa di imbarazzante.

Infine, il terzo significato, “parte”, può riferirsi sia al fatto che il libro si apre nel Commissariato di Tipworth, durante l’interrogatorio di Martin, cui viene chiesto di ripercorrere gli avvenimenti della sera del 2 maggio 2015, il giorno della festa di Ben, sia al fatto che i due costituiscono le parti del tacito accordo che per anni ha previsto che Martin custodisse un imbarazzante segreto di Ben.
La famiglia Fitzmaurice lo ha ricompensato generosamente per i suoi “sforzi”, ma ora è venuto il momento che lo loro strade si separino: proprio il party dovrebbe segnare, con un accordo di riservatezza stilato dagli avvocati di Ben, la fine della loro amicizia pubblica. Del resto, non sono più in intimità da parecchio tempo: forse quando erano ragazzi andavano d’accordo, ma la verità che Martin non vuole accettare è che non hanno mai avuto molto in comune.
Capace di cogliere il minimo cambiamento dell’espressione del viso di Ben – come la luce inquieta che ha negli occhi la sera della festa, inconsapevole presagio di ciò che sta per succedere – o dell’inflessione della sua voce, Martin non ha voluto, o non è stato in grado di percepire l’incolmabile distanza sociale che li ha sempre divisi, la vera natura del loro rapporto e di sentimenti mai veramente corrisposti.

La trama intreccia flashback della festa, avvenuta tre settimane prima, con i ricordi di Martin: l’infanzia senza il padre, deceduto in seguito ad un banale incidente prima che lui nascesse, e con una madre carica di aspettative che il figlio non riesce a soddisfare; i primi anni di scuola, durante i quali si sente distaccato dagli altri bambini, diverso, più grande; fino al periodo nel collegio maschile di Burtonbury:

In questo luogo arrivai io: un ragazzino silenzioso, imbronciato, sollevato all’idea di essersi liberato della soffocante meschinità della sua educazione suburbana: un ragazzino che vedeva Burtonbury come un’ampia tela accademica sulla quale lasciare il proprio segno. Ero rinvigorito dall’idea di potermi reinventare.

Invece, la prima, imbarazzante esperienza, dovuta alla presenza di un orsetto che la madre ha messo in valigia a sua insaputa, suscita in lui turbamento e umiliazione, che presto si trasformano in una rabbia cieca.
Ma segna anche il primo incontro con Ben:

Lì, fermo nel riquadro della porta, c’era un ragazzo dai capelli ricci, con un inizio di peluria sulla mascella inferiore. La sua voce era roca e quando parlò fu con l’assoluta certezza che quello che stava dicendo fosse la cosa più importante che chiunque potesse ascoltare in quel dato momento.

Martin si prefigge di conquistare il compagno come se si trattasse di una campagna militare: deciso nei suoi obiettivi, considera ogni piccola vittoria – come difendere la sua teoria durante una lezione di inglese, suscitare il suo interesse fingendo di apprezzare la stessa musica o rubare una lettera della madre dalla sua stanza – un trampolino verso il trionfo finale.
La cieca adorazione verso Ben gli fa accettare il nomignolo di PO, “piccola ombra” ed è il solo convinto che il segreto del suo amore per Ben sia ben custodito:

“C’erano cose che mia moglie, la mia docile, adorante mogliettina – non avrebbe mai capito del legame fra due uomini”.

La sua vigliaccheria, le sue insicurezze, il suo snobismo, il suo cinismo e le sue ossessioni rendono Martin un personaggio sgradevole, odioso, e tuttavia degno di una qualche forma di comprensione.
Certo è che come narratore appare non del tutto affidabile: a fare da contrappunto agli episodi da lui descritti – come il primo incontro con la futura moglie o il costoso acquisto di un paio di scarpe da ginnastica con la suola rosa, identiche a quelle di Ben –, l’autrice ha inserito pagine del taccuino di Lucy, scritte i giorni successivi al party, come suggerito dal terapeuta della struttura dove ora si trova.
In un romanzo ricco di situazioni inaspettate, questo personaggio è il più sorprendente: il suo carattere ricco di sfaccettature, acuta e intelligente osservatrice, solo apparentemente succube del marito, fanno di lei la vera eroina del romanzo, capace alla fine di un gesto veramente liberatorio.

Il risultato è un’intelligente frammentazione dell’ordine cronologico che, grazie a punti di vista diversi e alternati, cattura l’attenzione del lettore e lo accompagna a scoprire qual è il segreto che ha legato per anni Martin a Ben e alla sua famiglia e che cosa è veramente successo la sera della festa.
In un’epoca in cui, nonostante la tendenza a presentarsi come persone comuni, chi appartiene alle classi sociali più alte mantiene il suo fascino e occupa ruoli di spicco, si afferma la consapevolezza che i potenti proteggono se stessi ed i propri privilegi ad ogni costo e che alcuni ex bulli sono persino destinati a diventare leader del governo:

So che la ricchezza e la classe possono manipolare, ma non avevo mai pienamente afferrato fino a che punto potessero arrivare. Il potere che ti danno è immenso. Nulla ne è immune, nemmeno la verità. In special modo la verità.

A Elizabeth Day va il merito di avere saputo inserire questa lucida analisi della rigida divisione in classi, tipica della società britannica, in un contesto moderno, con il ritmo tipico dei migliori thriller psicologici e con la ricchezza di molteplici riferimenti letterari che il lettore non faticherà a riconoscere.

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