“Il respiro della danza” di Eva Stachniak

La vicenda vera che ha per protagonista la famiglia di ballerini polacco-russi Vaclav e Bronislava Nizinskij viene raccontata dalla scrittrice polacco-canadese Eva Stachniak in “Il respiro della danza”, un romanzo avvincente, pieno di suggestioni, di atmosfere straordinariamente ricostruite, di personaggi noti e notissimi, di avvenimenti storici di importanza capitale per una lettura profonda della storia della evoluzione dell’arte, balletto ma non solo, del Novecento europeo.

Il racconto, affidato alla voce narrante di Bronia, nata forse nel 1890 in Polonia ma anche probabilmente nel 1891 a Minsk, comincia in mezzo all’Oceano Atlantico nell’ottobre 1939: la guerra è stata dichiarata dalla Germania all’Inghilterra, dove Bronia, con una contratto, avrebbe dovuto mettere su una coreografia, ma ora lei con sua figlia Irina e suo marito Kolia tenta di raggiungere New-York e da lì l’Australia, per cominciare una nuova avventura artistica.
I ricordi di Bronia, di cui “Il respiro della danza” è in parte intessuto, partono dal 1894 e ripercorrono con grandissima ricchezza di particolari privati e pubblici, la lunga parabola che porterà la piccola Bronia, i suoi fratelli Vaclav e Stassik, la madre Mamusja, il padre ballerino della troupe Lukovic, ad esibirsi in tutte le città, da Odessa a Kiev, da Mosca a San Pietroburgo. Ben presto il padre li abbandona, e i due ragazzi più grandi, Vaclav, ormai giovane e promettente ballerino classico, e Bronia, che ne segue le orme, diventano interni alla scuola del Balletto imperiale di San Pietroburgo. Il loro destino però li porterà a raggiungere vette più alte e più ambiziose: Parigi e i celebri Balletti Russi di Djagilev consacreranno la bravura indiscussa dell’ambiziosissimo Vaclav. Dopo il tradizionalismo del teatro Mariinskij, l’étoile nascente, invasato e favorito da Djiagilev, mette su coreografie assolutamente rivoluzionarie, che trasformano gli spettacoli in qualcosa di molto nuovo e diverso: le musiche di Stravinskij, la fantasia di balletti come L’Uccello di fuoco, La sagra della primavera, il rinnovamento dei costumi, delle scenografie, delle scarpe da ballo, non più in punta, dei ritmi di danza, creano atmosfere nuove, che decretano il successo di nuove stelle, Isadora Duncan, Ida Rubinstein. Dopo il successo strepitoso però, per Vaclav, che si fida della sorella Bronia ma la tiene sempre un po’ in secondo piano, arriva la follia: quel tarlo che aveva già colpito il fratello minore Stassik, si impadronisce anche della psiche di Vaclav, che finirà relegato in terribili manicomi, incapace di riprendere malgrado le cure demenziali a cui viene sottoposto dalle insistenze della moglie Romola.

Il respiro della danza” è avvincente, e ci trasporta attraverso l’Europa dopo che la Rivoluzione Bolscevica ha cambiato i connotati della Russia zarista e anche la storia del balletto, come conseguenza di un cambio sostanziale di gusti e di estetica. Lusso strepitoso e penuria totale, libertà creativa e censura violenta; Montecarlo, Londra, Parigi, miti della cultura primo novecentesca, e alla fine l’avvento del nazismo: per la famiglia di ebrei polacchi apolidi, non resta che la fuga, verso l’America, dove approderà Irina, o verso l’Australia, dove sono diretti Bronia e Kolia. Le vicende private molto dolorose dei protagonisti si intrecciano con i grandi eventi storici in un magnifico affresco capace di raccontarci con vivide immagini i colori, le musiche, le celebri raffinate coreografie che hanno fatto dei Balletti Russi un capolavoro assoluto. Libro davvero incantevole quello di Eva Stachniak, originalissimo, capace di ricostruire atmosfere poco raccontate con un linguaggio piano ma nondimeno affabulatorio.

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