"Il silenzio della collina" di Alessandro Perissinotto

Le cose che non si sanno non sono” è una celebre frase di Leonardo Sciascia, che troviamo citata nell’ultimo libro di Alessandro Perissinotto, "Il silenzio della collina", edito da Mondadori nel gennaio 2019 e che in un certo senso ne rappresenta l’essenza, dove si racconta, in forma di romanzo, una brutta vicenda realmente accaduta nel nostro Paese alla fine degli anni ’60. Non si tratta di un fatto qualunque, ma del primo rapimento ai danni di una minorenne avvenuto nell’Italia repubblicana, che, all’epoca, fece scalpore, ma di cui ora pochi saprebbero riferire. Vicenda che diventa escamotage narrativo per affrontare diverse tematiche e al contempo portare la stessa alla ribalta, poiché caduta nel dimenticatoio, come spesso accade.

Maria Teresa Novara, questo il nome (vero) della vittima, a soli tredici anni venne prelevata da casa da due balordi per tenerla segregata in un casolare allo scopo di soddisfare, dietro compenso, gli appetiti sessuali di uomini della zona, concludendosi poi in tragedia. Non è la prima volta che l’autore piemontese – docente all’Università di Torino di Teorie e Tecniche della scrittura – si cimenta in questo “genere”. La riflessione sul passato realizzata attraverso l’analisi di fatti criminosi, in particolare sociale e politico, come il terrorismo, è un tratto caratterizzante la sua produzione, che spazia anche nella saggistica. Con "Le colpe dei padri" è arrivato inoltre secondo al Premio Strega 2013.

Protagonista de "Il silenzio sulla collina" è Domenico Boschis (nome fittizio dietro il quale si cela l’autore) attore di fiction di successo, amato dal pubblico femminile di cui subisce il fascino, che da Roma è costretto a tornare nei luoghi natii – nelle colline delle Langhe con i vigneti che le hanno rese celebri – in seguito a una telefonata che lo avvisa della morte imminente del padre a causa di un grave malattia.
Un padre col quale ha interrotto ogni contatto il quale si trova ricoverato in un hospice, un luogo dove i degenti, giovani e anziani, attendono la fine della propria esistenza nello scandire quotidiano dei giorni, tra un pasto e la visita di un parente: «Era come se tutti quanti avessero un cartellino con la data di scadenza», dice.

Domenico troverà un uomo trasfigurato dal dolore e quindi diverso da quello che conosceva; un padre prima autoritario, ora fragile, paralizzato in un letto, che dev’essere imboccato e che non riesce quasi più a parlare. Un dettaglio non da poco però attira la sua attenzione e gli fa pensare da subito che non si tratta di un delirio, ma che dietro ci possa essere dell’altro. Una parola urlata in sua presenza e in più occasioni in modo terribile, quasi disumano dal vecchio. Sarà il primo passo per la sua personale ricerca della verità. Una verità che se pur difficile, preferisce scoprire e affrontare per comprendere se dietro al genitore dal carattere burbero e violento si cela qualcosa di più indicibile. Tuttavia, gli serve anche per capire qualcosa in più di sé come figlio e in questo si inseriscono nel suo percorso coloro che con quella sofferenza ci lavorano tutti i giorni, «portandosi a casa l’odore dei morti».

Sarà l’occasione propizia per scavare nei ricordi: ritrovare gli amici d’infanzia che gli adulti e le circostanze dell’epoca preferivano tenere distanti (senza tuttavia riuscirci), amori mai del tutto dimenticati, la riscoperta delle passeggiate solitarie lontane anni luce dalla vita frenetica romana alla quale ora è abituato e rispolverare, sia concretamente che in senso metaforico, la casa dove abitava coi genitori: «Una coazione a ripetere gli stessi gesti» di allora.
L’altro argomento portante de "Il silenzio della collina" è quello della violenza sulle donne. Argomento difficile, che viene affrontato in modo molto originale, creando un interessante meta-racconto tramite un vecchio pezzo giornalistico che permette a chi scrive di non cadere nei facili cliché e dove si mettono in luce atteggiamenti e pensieri, purtroppo ancora diffusi, di quelle persone che giudicano troppo facilmente e con superficialità le donne, che da vittime diventano uniche colpevoli.

Per concludere, una rappresentazione fluida e sicura quella posta in essere da Alessandro Perissinotto (che di tecnica se ne intende) dai dialoghi serrati, con la presenza di numerose citazioni letterarie, da Kafka a Fenoglio, che rendono la lettura ancora più coinvolgente.

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