Io so chi sei di Paola Barbato

Brava la scrittrice e sceneggiatrice Paola Barbato a trascinarci in un sorta di film dell’orrore, dove la paura, la violenza, l’atrocità delle situazioni crescono in modo esponenziale man mano che si dipanano le oltre cinquecento pagine del suo nuovo romanzo, “Io so chi sei”. Il libro si preannuncia come il primo capitolo della trilogia che non riesco ad immaginare dove condurrà il lettore pur se animato da coraggiosa curiosità.
La storia, lunga, forse un tantino troppo, ci presenta Marilena, detta Lena, una trentenne fiorentina che due anni prima aveva perso Saverio, il suo unico grande amore, scomparso nell’Arno. Sul Ponte della Carraia era stato trovato il suo portafoglio, ma del suo corpo nessuna traccia.

Per lui la borghese laureata Lena aveva cambiato vita, amicizie, modo di vestire, di mangiare, di accompagnarsi ad altri: pur lavorando alla reception di un albergo fiorentino frequentato da tanti turisti, parlando correntemente molte lingue, era entrata in una specie di depressione, unica compagnia il vecchio molosso Argo, amatissimo dal suo compagno, l’unica eredità di lui. Eppure una mattina la vita di Lena era cambiata di nuovo: nella cassetta della posta aveva trovato un cellulare Samsung, chissà da chi dimenticato.
Da quel telefono avevano cominciato ad arrivare messaggi sempre più minacciosi, anonimi, irrintracciabili, da qualcuno che la spiava, ne conosceva ogni mossa, promettendole la vita di Saverio se lei fosse stata disposta a fare azioni innominabili, che lei puntualmente comincerà a compiere. La scia di morti che coinvolge il suo ambiente, di cui lei è in parte la causa, la spaventano ma non la fanno desistere: disposta a qualunque crimine pur di liberare il suo amato, prigioniero in una gabbia, a quanto risulta dagli agghiaccianti video che riceve sul cellulare segreto.

La storia è molto più complicata, i personaggi molti, i sospetti tanti, le certezze nessuna. Protagonisti del romanzo, oltre le tensione adrenalinica, i telefoni cellulari, le telecamere, i navigatori, tutto ciò che la tecnologia digitale dovrebbe servire a migliorare la qualità della nostra vita, qui è invece portatore di angoscia, tortura, morte. Molto ben costruito il personaggio del poliziotto Caparzo, Francesco, una sorta di bestione meridionale che dopo un passato violento si erge a difensore, protettore della disperata Lena per sentirsi finalmente utile e potente.
La Firenze raccontata nel libro non è quella delle cartoline turistiche, ma un luogo sinistro, torbido, notturno, pieno di cani randagi che trovano rifugio nei recinti di convinti animalisti, tra writers che odiano la borghesia, droghe che circolano in abbondanza, violenti contrasti sociali.

L’autrice si muove con disinvoltura nei meandri di una sorta di crimini insoliti, che non rivelo, che mostrano una città piena di contraddizioni, nella quale un avvocata spregiudicata, una futura sposina convenzionale, un impiegato modello in uniforme al bancone di un albergo, mostrano una faccia ben diversa da quella immaginata. Una sorta di vaso di pandora che scoperchia una società malata, trasgressiva, drogata. L’unico amore, quello di Marilena per Saverio, si rivela anche esso malato e feroce. Thriller di qualità, che fa definire la Barbato “la regina italiana” di questo genere così amato dai lettori.

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