“Io sono con te. Storia di Brigitte” di Melania Mazzucco

Conosco i libri e la bella scrittura di Melania Mazzucco che ci ha regalato romanzi bellissimi, penso subito a “Vita” e a “Limbo”, quelli che ho più amato: ma in “Io sono con te”, la storia di Brigitte, una donna congolese arrivata a Roma in modo tragico e rocambolesco, ha trovato una densità di temi, una profondità di sentimenti, una empatia emotiva che mi hanno coinvolto e, nelle ultime pagine del libro, spinto alle lacrime di fronte alla enormità dei problemi che ci troviamo di fronte, e alla impossibilità in troppi casi di affrontarli con la prospettiva di poterli in qualche modo risolvere.

La storia di Brigitte si può dire abbia un “lieto fine”, anche se l’aggettivo non è decisamente appropriato, ma quanti sforzi, quante energie, quanta abnegazione, quanti mezzi, economici e giuridici, sono stati spesi per una sola persona, per cercare di ridarle una parvenza di esistenza possibile ed accettabile, e quanti invece rimangono indietro, soli, morti, respinti? Le nostre coscienze occidentali sono chiamate in causa da questo libro in modo pressante, e le risposte individuali che ciascuno di noi può fornire sono decisamente insignificanti, di fronte ad una tragedia planetaria che sta cambiando i connotati dell’intero pianeta. Melania Mazzucco entra quasi casualmente in contatto con il Centro Astalli, l’agenzia che il padre Arrupe, generale dei Gesuiti, aveva fondato a Roma, nei locali retrostanti la chiesa del Gesù, nei primi anni dell’arrivo di tanti rifugiati provenienti soprattutto dall’Albania e dai paesi ex sovietici. Erano gli anni di don Luigi Di Liegro, il sacerdote che aveva “inventato” la Caritas, lo strumento attraverso cui la chiesa cattolica struttura i propri interventi caritativi per donne e uomini in palese difficoltà. Da allora sono nate tante associazioni che aiutano i senzatetto, gli immigrati, le migliaia di persone fuggite da guerra e persecuzioni e che sperano di essere accolti come rifugiati nel nostro Paese. La storia di Brigitte, l’infermiera congolese riuscita miracolosamente a fuggire da una prigione segreta nel suo Paese, poco prima di essere uccisa, colpevole di aver curato nella sua clinica un gruppo di ribelli, è una storia come tante ma divenuta simbolica attraverso la penna di una scrittrice che è riuscita a renderla unica e straordinariamente efficace per le nostre coscienze di lettori. Non riassumo qui la dolorosissima vicenda di Brigitte, costretta a lasciare in patria quattro figli, di cui per anni ignorerà la sorte, capitata miracolosamente a Roma, sbarcata di forza alla stazione Termini, senza conoscere neppure il luogo in cui si trovava, vestita d’estate, con 20,00 euro in tasca e nessun punto di riferimento. Dormirà a lungo in stazione o in piazza della Repubblica, in mezzo ad altri sfortunati, preda di ladri e aggressori, sporca, affamata, disperata, fino all’incontro con un religioso nero come lei, che le indica l’indirizzo del centro Astalli, le compra un cellulare, le offre una speranza. Da lì comincia il difficilissimo percorso romano della diffidente e frastornata Brigitte, che parla solo francese, è psichicamente e ragionevolmente instabile, guarda “les blancs” con ostilità e paura, accetta finalmente l’aiuto di Francesca, una giovane avvocata che prende in carico il suo caso e ne diventerà l’unico vero appoggio nella giungla dei permessi, documenti, certificati, moduli, richieste, di cui è costellata la vita già durissima di un richiedente asilo in Italia.

Nel lungo racconto di Melania Mazzucco impariamo a conoscere persone eccezionali: Padre Camillo, il gesuita che prenderà il posto del Padre La Manna a capo del centro Astalli, mai stanco, sempre pronto a provarci malgrado le porte chiuse che si trova davanti; il dottor Santone, lo psichiatra che cura per mesi Brigitte, preda di incubi incancellabili ma che con i farmaci riusciranno ad attenuarsi; Franca, la volitiva direttrice della Casa di Giorgia, una struttura del comune che ospita al quartiere Laurentino donne in difficoltà, spesso di passaggio a Roma prima di partire per altri paesi, Francia ed Inghilterra soprattutto; le suore, i volontari, i cooperanti, i medici, gli assistenti sociali, tutti costituiscono un esercito silenzioso e nell’ombra, che duramente combatte nel quotidiano per alleviare sofferenze indicibili, traumi insanabili, depressioni che troppo spesso conducono alla morte, quella magari scampata durante i pericolosi viaggi di approdo nel nostro Paese.
Brigitte alla fine riuscirà a ricongiungersi ai propri figli, e con la benedizione di Papa Francesco, che chiede ai parroci romani di aprire le porte delle strutture religiose, verrà ospitata in un vero piccolo alloggio all’interno della parrocchia di San Roberto Bellarmino ai Parioli: da lì sono partita anche io, lavorando nel centro Welcome come insegnate di italiano, fondato tanti anni fa da una donna straordinaria innamorata dell’Africa e delle donne immigrate, Mariella Spaini, una vera rivoluzionaria. È simbolico che proprio in quel luogo abbia trovato rifugio Brigitte, quasi che un cerchio si sia chiuso, attraverso uomini e donne di buona volontà. Un segno di speranza, un libro prezioso, un modello da conoscere e seguire. Si può fare.

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