"Jalna" di Mazo de la Roche

Fazi editore inizia la pubblicazione della saga della scrittrice di culto canadese, la misteriosa Mazo de la Roche, che nel 1927 aveva pubblicato con grande successo il primo romanzo della fortunata serie, "Jalna", ambientato nelle regioni desolate dell’Ontario, la ragione canadese al confine con gli Stati Uniti.

Una storia di grande respiro narrativo, scritta con un linguaggio, per quei tempi, decisamente moderno. Nella grande ed antica casa nobiliare, circondata da una fattoria dove vengono allevati animali da pascolo e da riproduzione, vive una strampalata famiglia, alla testa della quale sopravvive una quasi centenaria matriarca, Adelina Court, vedova di un ufficiale inglese di stanza in India e stabilitasi in Canada con i figli Nicolas e Ernest, ormai anziani scapoli e i nipoti, il maggiore dei quali, il fascinoso Renny, è anche il capo famiglia. Ci sono poi i suoi fratelli nati da due diversi matrimoni: Piers, Eden, Finch e il piccolo Wakefield, scaltro sebbene considerato malaticcio e dunque esentato da una regolare scuola. Il quattordicenne Finch invece va malissimo a scuola e soffre della propria inadeguatezza.
I due grandi, poco più che ventenni sono diversi: Eden scrive poesie romantiche, in un ambiente ostile al suo atteggiamento da intellettuale, Piers invece è un vero commerciante, attento a mettere a profitto i prodotti della tenuta. L’unica sorella, Meg, anni addietro aveva subito una delusione amorosa: fidanzata con il vicino di casa, Maurice, aveva scoperto che lui nell’attesa del matrimonio aveva amoreggiato con una contadina che gli aveva lasciato una bambina, Phaesant, una bastarda, nel linguaggio di Meg, che aveva annullato scandalizzata il matrimonio.

In questo mondo di uomini rudi e spesso violenti, abituati alle punizioni corporali, vere frustate, tutti dediti alla terra e alle ineludibili abitudini familiari, schiavizzati dall’autorità della nonna, che vive sonnacchiosa masticando mentine e litigando con il pappagallo Boney, ma sempre desiderosa di baci da parte della numerosa parentela, compaiono due mogli: dapprima Piers rapisce la giovanissima Phaesant, con grande ostilità della sorella e poi durante un viaggio dal suo editore di New York Eden conosce Alayne, una giovane editor appassionata di poesia e la sposa conducendola a Jalna. La narrazione ci conduce pagina dopo pagina agli strani e complicati rapporti che legano, dividono, intrigano i vari personaggi. Legami profondi, abitudini irrinunciabili, tradizioni che si ripetono immutabili, enormi teiere d’argento, vassoi colmi di cibi, polli e tacchini smisurati, scones cosparsi di burro e marmellata, enormi torte di more, una carrozza antica che trasporta la vecchia Adeline in chiesa ogni domenica, circondata da tutta la famiglia. Tutto è esagerato nella famiglia Whiteoak, odi e amori, amicizie, affinità, ostilità. Il piccolo Wakefield, una specie di dispettoso folletto, è l’unico erede dotato di vera sensibilità: offre fiori alle nuove arrivate, si stringe nel letto con il burbero Renny, osserva tutto e su tutto ha un’idea originale, appare furbo e molto intuitivo.

L’autrice ha una idea molto moderna dell’amore, come viene declinato nelle varie coppie, negli incroci, nelle delusioni; amori per lo più idealizzati, romantici, formali, privi di vera passione, anche se quando questa si manifesta nascono problemi insolubili, divisioni necessarie. Un’icona della letteratura canadese sconosciuta finora in Italia, certamente otterrà il successo che merita.

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