L’animale femmina di Emanuela Canepa

Una vera sorpresa questo romanzo d’esordio di Emanuela Canepa, vincitrice del premio Calvino, capace di una scrittura intensa e piena di illuminazioni originali sulla vita sentimentale di donne e uomini, giovani e anziani in tempi in cui la problematica insita nella relazione fra i sessi è divenuta così complessa, piena di contraddizioni, da costringere a rivedere punti fermi che le donne credevano di aver messo con il femminismo militante degli anni settanta, e di cui invece ora, nel nuovo difficile millennio, sembrano oggetto di revisione, di ripensamento, di dubbio. Diritti che sembravano acquisiti per sempre vengono ripensati, fatti oggetto di critica talvolta violenta, ed ecco allora che la storia di Rosita, protagonista di "L’animale femmina", diviene un nuovo punto di osservazione della vita delle donne, in epoca di crisi economica, disoccupazione, precarietà.

La venticinquenne Rosita è andata via da un clima familiare e sociale soffocante, ha lasciato un paese del sud e vive a Padova, iscritta alla facoltà di medicina. Per pagarsi gli studi lavora in un triste supermercato,sottopagata, e non riesce ad essere in pari con gli esami: stanca, sfiduciata, indebitata, la incontriamo mentre raccoglie un portafoglio di cui è stata derubata su un bus una donna dell’est bionda, non giovane, come attestano i documenti ritrovati. È la vigilia di Natale, e Rosita, sola e rattristata, raggiunge l’indirizzo indicato sul portafoglio, una bella casa raffinata: Larisa, evidentemente la domestica, la ringrazia meravigliata di tanta solerzia, mentre compare il padrone di casa. Ludovico Lepore è un settantenne avvocato noto in città, elegante, intrigante, fumatore di raffinati tabacchi da pipa, che accoglie con curiosità la ragazza, grato per le bollette contenute nel portafoglio rinvenuto, ed incuriosito dalla storia della studentessa mancata, perché troppo povera.
La sua proposta di offrirle un lavoro da segretaria nel suo prestigioso studio legale, che le permetterà di studiare nel tempo libero che il contratto prevede, con uno stipendio migliore ed un luogo di lavoro accogliente, alletta Rosita anche se la spaventa: cosa c’è di non detto dietro quella inusuale proposta? Rosita rischia, lascia il lavoro massacrante del supermercato e comincia a lavorare nello studio, diretta dalla socia dell’avvocato Lepore, Renata Callegari, tiratissima, raffinata, molto sicura delle sue prerogative, il prototipo della donna in carriera, come si diceva.

Il terzetto, Rosita, Ludovico Lepore e Renata dunque sono al centro di questo palcoscenico che è lo studio legale, dove si consumano riti, scontri, sottili ricatti, prevaricazioni, umiliazioni, che mostrano come si possa essere sottilmente ricattati anche da chi, uomo, non è sessualmente molestatore, o donna, capace di rivaleggiare con la giovane sottoposta in modo violento. I commenti sul modo di vestire di Rosita, mai adeguata agli standard richiesti, fanno pensare ad una sorta di implicita sottomissione a regole formali che sottendono al gusto di mettere in difficoltà chi ha tutto da perdere. Una guerra sotterranea, che Rosita vive con angosciosa consapevolezza, tacendo alla invadente madre le sue difficoltà, convinta che pur di avere il tempo di ripartire con la sua vocazione di medico, può accettare di sottoporsi alle odiose angherie verbali del suo datore di lavoro.
Non è mai banale il tema delle donne nel luogo di lavoro affrontato da Emanuela Canepa, né quello della vita privata della protagonista: pessimi rapporti con la madre, difficili con un uomo che crede di amare e che si rivela presto un codardo, incapace di difenderla dalla violenza delle moglie tradita. La precarietà dei rapporti sembra la chiave delle difficoltà delle giovani donne del nostro tempo, che in questo bel romanzo l’autrice affronta con piglio autorevole, con insolita lucidità che le consente di osservare comportamenti di uomini e donne senza indulgenza né pietismo. Larisa, Renata, Dina, le clienti dello studio in procinto di separarsi, Rosita, sono donne diverse per condizione sociale ed economica, accomunate da una vita complessa, sostanzialmente irrisolta. Agli uomini non va molto meglio, e nel finale si chiude il cerchio che spiega la terribile aggressività dell’avvocato Lepore. Un discorso sul potere, quello che affronta Emanuela Canepa, con lo strumento della letteratura: già dal titolo, "L’animale femmina", il libro incuriosisce, intriga e sa mantenere le promesse.

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