"L’architettrice" di Melania G. Mazzucco

L’architettrice (Einaudi, 2019) è un libro bello, denso, poetico pur nella sua grande aderenza ad una realtà storica, quella della Roma del Seicento, difficile, piena di miseria, malattia, corruzione, libertinaggio. Questi elementi fanno da sfondo all’edificazione della città barocca, monumentale, di straordinaria qualità artistica ed architettonica, che rese celebri uomini quali Bernini, Borromini, Pietro da Cortona, il Cavalier d’Arpino, e tanti altri meno noti ma altrettanto talentuosi. Fra loro si fa spazio, con grande fatica e profonda diffidenza da parte di una società prettamente maschilista, Plautilla Briccia, figlia di un uomo singolare di origine plebea, materassaio, pittore, commediografo, attore, autore di libelli satirici, Giovanni Briccio, che tra i suoi numerosi figli sceglie Plautilla come sua erede e la avvia a diventare una pittrice, anche se la relega al ruolo di vergine, nel senso che non avrà una dote e quindi non verrà “collocata”, al contrario della sorella maggiore Albina, madre di numerosi figli, quasi tutti morti, unici eredi della famiglia.

L’affresco che la Mazzucco disegna con la competenza della storica, dell’arte, del costume, della politica, della società europea, è di grande efficacia. Plautilla incontra personaggi noti, ma anche un giovane brutto, un abate, Elpidio Benedetti, che pur amandola non la sposerà, tutto preso dalla sue personali mire di carriera. Si pone infatti al servizio di Giulio Mazzarino, ambizioso ricco e corrotto, l’uomo che diventerà il potente consigliere alla corte di Francia di Luigi XIII e della regina Anna d’Austria, forse amante di entrambi, scaltro, intrigante.
Elpidio Benedetti per tutta la vita anteporrà Mazzarino alla pur amata “Aristotile”, così ha soprannominato Plautilla, l’unica donna che stima, che ama, alla quale attribuirà il compito di costruire per loro una Villa sul colle del Gianicolo, sfidando le tradizioni che non contemplavano che una donna potesse progettare e costruire.

Plautilla diventa la vera prima architettrice, questo il termine nuovo che lei stessa si attribuisce, capace di calcolare, misurare, conoscere tecniche costruttive, materiali, tutto ciò che in quel grande cantiere che era la Roma seicentesca, quella di Urbano VIII Barberini, di Innocenzo X Pamphjli, di Alessandro VII Chigi, si apprestava a divenire la culla del Barocco, la patria dei più grandi artisti, contesi dalle corti europee. Nel romanzo L’architettrice compaiono personaggi famosi, da Luigi XIV a Cristina di Svezia, ospite a Roma per un lungo periodo, ma soprattutto emerge la personalità straordinaria e coraggiosa della protagonista, vissuta molto a lungo, sopravvissuta alla peste, ai dispiaceri, ai lutti, agli abbandoni. La villa Benedetta, una sorta di Vascello sulle pendici del Gianicolo, avrà uno strano destino. Infatti Melania Mazzucco alterna la storia seicentesca a quella più recente ma non meno suggestiva dell’ultima fase della difesa di Roma nel 1849: la Repubblica Romana, voluta da Mazzini, difesa da Garibaldi, si scontra contro l’esercito francese invocato dal Papa per riprendersi il potere della città eterna. E l’ultimo assedio dei volontari chiusi nella villa del Vascello in quel torrido luglio insanguinato, insieme al loro giovane comandante Medici, è raccontato con intensa commozione da uno dei sopravvissuti, Leone. Testimone insieme al fotografo Lecchi che scatta una foto grigia, e piange:

Per Roma, per la Repubblica, per la democrazia, per l’Italia, per quella villa di cui non ha mai saputo il vero nome. Piange per quel vuoto davanti a sé, per ciò che poteva essere e non è stato.

In realtà la Villa si chiamava Benedetta, come la figlia che Plautilla e Elpidio avrebbero potuto avere, ma non avevano voluto. Una costruzione che diviene una metafora della vicenda delle persone, della città, della storia del nostro paese. Avrebbe dovuto essere minata e distrutta, ma è sopravvissuta come una vecchio rudere, una sorta di sentinella nel cuore della capitale, un testimone dello scorrere dei secoli, della forza dell’amore di una donna, capace di scardinare le tradizioni e di imporsi a uomini crudeli e potenti con la forza della sua arte, della sensibilità per la cultura conquistata attraverso lo studio indefesso delle materie più diverse.
Melania Mazzucco dedica questo libro a sua madre, mancata architetta, ad un personaggio poco conosciuto, Plautilla, alla città di Roma, e soprattutto alla libertà, coniugata nello spazio e nel tempo, conquistata con le armi dell’intelligenza e del coraggio.

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