“L’ora di punta” di Nora Venturini

Roma, grande set di film, fiction televisive, romanzi: ecco al lavoro la sceneggiatrice e regista Nora Venturini che costruisce una commedia gialla, brillante e leggera, proprio nello stile delle serie televisive di maggior successo, regalandoci un’ennesima figura di investigatrice.

Ne “L’ora di punta” però la venticinquenne protagonista non è una poliziotta né una detective, ma semplicemente una tassinara romana; la sua auto marcata Siena 23 fa servizio partendo da Ostia, dove Debora Camilli abita con la madre infermiera e con il fratello minore studente di Medicina. Il taxi è un’eredità del padre, morto precocemente due anni prima; Debora, malgrado avesse vinto il concorso in polizia, e fosse risultata la più brillante allieva del corso, aveva dovuto lasciare le sue illusioni di investigatrice, per ritrovarsi a scorrazzare turisti e clienti nel caotico traffico romano.
Nora Venturini costruisce un personaggio assolutamente credibile: la giovane coatta di periferia è intelligente e dotata di un fine intuito investigativo, di una grande curiosità, di un carattere concreto e determinato. È bella, riccia, un po’ sovrappeso, fumatrice, sveglia: quando le capita di prendere a bordo del taxi, in via degli Ausoni, quartiere San Lorenzo, una bellissima donna, bionda e raffinata cinquantenne in tiro che chiede di essere portata ai Parioli, Debora ancora ignora ciò che sta per capitare alla sua vita un po’ monotona. La donna riceve infatti una telefonata a cui risponde in modo concitato e rabbioso, e alla richiesta pressante del suo interlocutore chiede a Debora di riportarla all’indirizzo di partenza: lei salirà solo un attimo, la tassinara la aspetterà al portone; l’attesa di Debora si fa lunga, anzi lunghissima. Un giovanotto barbuto a cui lei sta ostruendo il passaggio con il taxi in sosta vietata la sollecita ad allontanarsi, ma poi i due si scambiano qualche parola gentile e un numero di cellulare.
Inutile dire che la fascinosa bionda non tornerà, infatti viene trovata strangolata al terzo piano di quel palazzo modesto, così diverso dall’ambiente sociale al quale la vittima sembra appartenere. Da qui il giallo, con le indagini affidate al commissario Edoardo Riccio, salernitano ormai stabilitosi a Roma, quarantenne un po’ triste, che verrà travolto dalla personalità prorompente di Debora, intenzionata a partecipare alle indagini sull’omicidio: è lei che ha portato Monica Costa dal suo assassino, è lei che deve scoprire il nome di chi l’ha uccisa. Tra i due nasce un imprevisto ed insolito rapporto, lui rallegrato dalla giovane agguerrita detective, lei irretita dall’uomo deciso, tenero, imprevedibile.

La parte più riuscita del romanzo è la ricostruzione dei diversi ambienti della capitale, osservati ed analizzati con intelligenza ed acutezza: dai luoghi ai nomi, dai tic linguistici ai luoghi comuni, dai quartieri con le loro peculiarità ai segreti più riposti di una società ricca e malata, Nora Venturini ci accompagna ovunque nella grande metropoli con bonaria ironia: gli amici di Debora non possono che chiamarsi Jessica (lavora da Intimissimi) o Cristian (fa il bagnino allo stabilimento balneare di Ostia); al contrario la signora alto borghese si chiama Monica, sua sorella Flaminia, la figlia Valentina. Il marito della donna, separati in casa, of course, ha una prestigiosa clinica privata sulla Cassia, la giovane assistente è la sua rampantissima amante. Il funerale della sfortunata Monica non può che celebrarsi nella chiesa di piazza Euclide, cuore dei Parioli e simbolo della ormai famigerata Roma Nord, di cui molti scrittori, registi, sceneggiatori si sono impossessati come di un palcoscenico buono per tutte le neo commedie all’amatriciana. Non manca il parrucchiere gay pettegolo di via Frattina, la personal trainer nella mega palestra in viale Romania, la galleria d’arte frequentata da personaggi smart, l’imperdibile aperitivo allo Zodiaco, con vista su tutta Roma, che sorprende non poco la formosa Debora, perennemente a dieta ma troppo tesa verso la sua indagine privata e il commissario di cui pensa di essere innamorata, per frenare la sua fame insaziabile.
Divertente, scoppiettante, originale, condito con un po’ di romanesco popolare, soprattutto nell’esilarante dialogo tra la guidatrice di Siena 23 e l’impiegata della cooperativa dei taxi, “L’ora di punta” si legge d’un fiato ed è un divertente itinerario cittadino, tra l’aeroporto e villa Glori, tra San Lorenzo e l’Ostiense, il Gemelli e la LUISS, tutti punti chiave della realtà cittadina, che i romani attraversano ogni giorno imprigionati in un traffico sempre più disordinato.

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