“L’orecchio di Malco” di Pieter Aspe

«Chi di spada ferisce, di spada perisce» è la frase rivolta da Gesù a Pietro nel momento in cui questi, nel tentativo di impedire l’arresto del Maestro, sfodera la propria lama e colpisce all’orecchio Malco, servo del sommo sacerdote Caifa, che si reca insieme a Giuda Iscariota ad arrestare Gesù nell’orto del Getsemani. Questa espressione, riportata dal Vangelo di Giovanni, è un messaggio profondo dato dal Nazareno ed indica che, mai, neppure per difendere i sommi e i più onesti insegnamenti ed ideali, si debba usare la violenza che, invece, è solo generatrice di altro male.

Le parole di Gesù potrebbero far da sottotitolo all’ultimo giallo di Pieter AspeL’orecchio di Malco” (Fazi, 2017), un romanzo davvero all’ultimo respiro che ruota attorno alle vicende di una setta di fanatici religiosi guidati da Bossier, uomo un tempo assai facoltoso che poi si era trovato a cambiar vita in seguito all’incidente mortale per la moglie e l’unica figlia. Quel drammatico episodio aveva turbato nel profondo Bossier che, poco dopo, decide di cambiar vita, di dedicarsi all’ascesi insieme ad alcuni confratelli in un antico edificio. Il loro compito è però meno evangelico perché gli appartenenti al gruppo traggono dalle Sacre Scritture solo alcuni insegnamenti

“Raccogliete prima l’erba cattiva e legatela in fasci per bruciarla”.

Da qui ad azioni forti e al di fuori d’ogni ragione il passo è breve ma le vicende, ambientate nella Bruges di cui Pieter Aspe è originario, si mescolano ad altri fatti e il tutto costituisce un giallo mozzafiato e inquietante che il lettore non può fare a meno di leggere in poco tempo fino all’ultima pagina. Sarà compito del commissario Van In districare l’ingarbugliata matassa di eventi che si susseguono nella Bruges dei nostri giorni; gli è accanto il fidato ispettore Versavel che lo accompagna passo passo e gli è vicino anche quando nella vicenda è coinvolta la moglie di Van In, Hannelore, donna assai affascinante con l’incarico di giudice istruttore.
L’intento della setta cattolica di Bossier si fa ogni giorno più forte: è necessario, anzi indispensabile, eliminare la corruzione dal mondo che va purificato da qualunque macchia. Ecco quindi, per una causa portata all’esasperazione, vengono giustiziati uomini da molti conosciuti ma con un passato non così limpido, pedofili, ex preti e anche gente comune dedita ai piaceri più materiali. Ecco le stragi in luoghi affollati quali discoteche o quartieri in cui aleggia un’atmosfera libertina.
Ma il Bene può da solo far tutto questo? No, c’è bisogno anche della forze del Male per agire. Ecco quindi le vicende dei fanatici religiosi intrecciarsi con quelle di sette sataniche composte da una cerchia più ristretta di persone, da coloro che vogliono detenere il potere e la ricchezza per cui intrecciano loschi rapporti con Bossier, danno aiuti economici per realizzare gli attentati ma solo allo scopo di accrescere, a proprio beneficio e guadagno, il credo religioso che diviene oppio dei popoli soprattutto quando si fa consolazione di povera gente che, rassegnata, non aspira ad una vita più ricca e potente in questo mondo bensì nell’aldilà. Terrore e violenza pervadono il Belgio e non risparmiano vittime: solo l’ultima pagina porterà una luce al termine di un buio funesto.

Il romanzo è una lettura davvero coinvolgente: l’ispettore Van In, già protagonista di molti gialli di Aspe, dovrà usare tutta la propria astuzia mista a coraggio per risolvere il caso.
Dedichiamoci quindi al giallo di Pieter Aspe, colui che, a ragione, viene definito “Il Simenon fiammingo”: il thriller sarà la riconferma delle qualità dello scrittore già vincitore del premio Hercule Poirot come miglior scrittore fiammingo di gialli nel 2010.

Lascia un commento