“L’ultimo arrivato” di Marco Balzano

Nelle ultime pagine del volume “L’ultimo arrivato”, l’insegnante milanese Marco Balzano spiega come ha lavorato per procurarsi il materiale per questo romanzo, che gli è valso davvero meritatamente il Premio Campiello 2015.

Negli anni cinquanta dal sud arrivarono a Milano molti ragazzini senza genitori, che viaggiavano magari con un parente e che poi, una volta giunti nella metropoli che si andava configurando come capitale del futuro miracolo economico, dovevano imparare a sopravvivere in mezzo a difficoltà indescrivibili e che, al giorno d’oggi, non possono che farci riflettere sulla condizioni delle migliaia di profughi che sbarcano sulle nostre spiagge.
Ninetto vive in una condizione di estrema miseria in un paese della Sicilia, San Cono: madre malata di nervi e chiusa in un ospizio, padre violento, egoista, giocatore. Al piccolo Ninetto non resta che l’emigrazione al nord, spinto dal parente Giuvà, che se ne farà carico una volta giunti a Milano.
Ripercorrere tutta la storia è molto lungo, tali sono i dettagli e i particolari della sua vita che ora, ormai anziano, Ninetto vorrebbe affidare alle pagine di un diario, rimasto bianco, che a suo tempo il suo Maestro elementare, Vincenzo, gli aveva regalato insieme ad una tavoletta di cioccolata. Non aveva finito le elementari Ninetto, ma le parole del maestro erano rimaste stampate nella sua mente, soprattutto le poesie, quelle di Giovanni Pascoli le sue preferite. Da quella lezione del maestro di campagna Ninetto, capace di tutti i mestieri, galoppino, muratore, impiegato in fabbrica all’Alfa Romeo di Arese, alunno della scuola serale per prendere la licenza media, trarrà il gusto della lettura e l’amore per la poesia: Lo straniero di Camus diverrà il suo libro preferito, ma questo dopo aver superato una prova durissima, quella del carcere.
Un uomo distrutto, l’ultimo arrivato in ogni situazione, incontra sul suo percorso donne capaci di cambiargli la vita: la giovanissima moglie Maddalena, il grande amore di una intera vita, la dottoressa Gabrielli, la psicologa della mutua capace di risvegliarlo dall’atonia dopo l’uscita dal carcere, la nipotina Lisa, la bambina che per poche ore si affida a lui, restituendogli la dignità perduta.

Un libro denso, pieno di sfumature, di profonda sensibilità sociale, si direbbe di amore per gli ultimi, quello che il professore di liceo Marco Balzano ci consegna. Il linguaggio alterna il discorso colloquiale, le inflessioni dialettali, i proverbi, i modi di dire di una classe sociale deprivata del necessario, capace però di costruire il futuro per i figli, anche a prezzo d enormi sacrifici, ad una prosa equilibrata, ricca, densa di suggestioni letterarie:

“A volte, mentre travagghiavo o camminavo per strada, mi capitava di dirmi qualche bella parola e mi sembrava che fosse una poesia, ma chissà. Però come ai poeti mi piace la luna. Quel canto di Giacomo Leopardi che festeggia il compleanno mentre la guarda solo soletto sulla collina lo so ancora a memoria….”

Ninetto, che in prima persona racconta la dolorosa storia della sua vita, ci restituisce un affresco di storia italiana poco conosciuta, quella dei minori non accompagnati che dovevano aver compiuto quindici anni per entrare in fabbrica, nell’inferno ripetitivo della catena di montaggio, dove presto sarebbero diventati dei robot... Immagino il professor Balzano che racconta ai suoi studenti di oggi, garantiti e vezzeggiati da una società opulenta largamente permissiva, le vicende di Ninetto, che pedalava in bici in una Milano spettrale, solo freddo e nebbia, una Milano che oggi è rappresentata anche da una forza politica che discrimina, disprezza, non accoglie quelli che oggi vengono dal sud del mondo, allora venivano dal sud di un’Italia ancora arcaica.

Lascia un commento