“L’uomo che piantava gli alberi” di Jean Giono

Basta leggere solo le prime righe de “L’uomo che piantava gli alberi” di Jean Giono, per intuire subito di essere di fronte a un magistrale capolavoro. Si tratta infatti di un’opera che per lunghezza somiglia più a un racconto, ma che per intensità e struttura narrativa è un romanzo di altissimo livello letterario. Un’impresa difficile quanto quella di creare a mano un gioiello di minuscole dimensioni, dotato di un meccanismo complesso e di fregi di incredibile raffinatezza artistica. Le prime righe, infatti, presentano con poche frasi il personaggio e la sua immensa mole umana, morale e spirituale, tanto più forte in quanto contrapposta alla sua piccolezza e alla sua umiltà. Lo stile di tale presentazione è identico al personaggio stesso: di poche parole, semplice, corredata - come tutta l’opera - di un disegno dal tratto un po’ primitivo, squisitamente infantile ma non melenso e per questo subliminale e incisivo.
Il resto del racconto non delude. Con un linguaggio semplice, alternato alle immagini, il lettore fa un viaggio in un luogo della mente dell’autore in cui trova tutto: la storia dell’Europa della prima metà del novecento, la geografia e la biologia dei luoghi descritti, il rapporto con la natura, l’anima dell’uomo che grazie a esso si eleva, la società che a volte comprende e altre volte contrasta. La semplicità della narrazione fa in modo che la storia non si discosti mai dalla realtà, malgrado riesca a creare un’atmosfera di pace, simile a quella di un sogno e l’estrema ricchezza di temi che riesce nonostante questo a raggiungere porta chi legge a centellinare le pagine, a percorrerle lentamente, affinché il cervello assorba goccia a goccia ogni fibra che compone questo eccezionale capolavoro.

La grafica e la consistenza della copertina sono particolarmente riuscite e permettono di avere la sensazione di maneggiare un libretto per bambini, facile e affascinante da aprire e sfogliare, ma anche di godere di colori tenui, essenziali (sembra un libro fatto di sughero), che riportano alla riflessione e alla serenità di una vita adulta alla ricerca delle origini.
È un libro che ha già avuto notevole successo, ma che resta sempre attuale e fruibile a tutti, indipendentemente da idee politiche, religiose o gusti letterari, perché descrive la realtà dell’uomo. Un libro senza tempo, come senza tempo sembra essere il protagonista della storia, Elzéard Bouffier, l’uomo che vive per piantare alberi.

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