"La bambina e il nazista" di Franco Forte e Scilla Bonfiglioli

Fra le tante e interessanti novità – romanzi, saggi e biografie – in uscita per il Giorno della Memoria, che ogni 27 gennaio commemora le vittime della Shoah, La bambina e il nazista (Mondadori), scritto a quattro mani da Franco Forte e Scilla Bonfiglioli, racconta sì, gli orrori dell’Olocausto, ma dimostra anche come l’amore, il coraggio e l’attaccamento alla vita possono prevalere sulle tante mostruosità perpetrate in nome di un’inesistente supremazia razziale.

Germania, 1943. Hans Heigel, ufficiale di complemento delle SS, vive con la moglie Ingrid e la figlia Hanne, di otto anni, a Osnabrück, una piccola cittadina tedesca. Nella tranquillità del suo presidio e lontano da incarichi operativi, in un ufficio dove regnano ordine e organizzazione, cerca di non dare nell’occhio e di non far trapelare quanto sia disgustato da ciò che sta succedendo:

“Quell’atteggiamento di difesa, quel rinchiudersi non solo nella divisa ma anche nel suo piccolo mondo fatto di numeri e logistica, semplice e spaventoso a modo suo, gli era stato indispensabile quando la Germania, dopo la sconfitta della Grande Guerra, si era riscossa e si era scagliata contro chiunque non capisse che era giunto il momento di rialzare la testa dal fango.
In realtà anche lui non capiva. Tutta quella rabbia, tutta quella ferocia che sembrava non avesse mai fine… Ma taceva e curvava le spalle sulle carte, assorto nel lavoro per non sentire come il mondo stava cambiando fuori da quel misero ufficio”
.

Anche per lui, però giunge il cambiamento, tragico ed ineluttabile: ha il volto pallido e le labbra livide della piccola Hanne, ammalata di tubercolosi. Il tentativo di procurare i farmaci che potrebbero salvarla fallisce e la piccola muore, lasciando un vuoto incolmabile e la consapevolezza che non c’è posto per la pietà in una Germania che chiede il sacrificio di tutti pur di vincere.
Come se ciò non bastasse, la recrudescenza della guerra spinge il Reich a richiamare tutti gli ufficiali di complemento in incarichi operativi: destinato al campo di sterminio di Sobibòr, in Polonia, Hans deve lasciare la moglie, sempre più cupa e chiusa in se stessa, dai suoceri e partire verso la sua nuova destinazione.
Anche a Sobibòr è costretto a mentire circa la sua dedizione alle teorie naziste, finché un giorno, da uno dei treni che trasportano ebrei al campo per la soluzione finale, vede comparire una bambina che assomiglia in modo impressionante ad Hanne:

“Sua figlia era in piedi sul ciglio del vagone merci, pallida e smunta. Sopra il cranio rasato era rimasta solo qualche ciocca dei suoi magnifici riccioli biondi. Non piangeva, non batteva le mani, non sospirava. Si guardava attorno coi suoi bellissimi occhi azzurri, enormi come il cielo che sovrastava il campo”.

La bambina, in realtà, si chiama Leah e grazie alla sua presenza, Hans si sente spinto da una nuova energia e decide che deve fare di tutto per salvarla.
Inizia per lui una lunga, difficile e pericolosa guerra personale: difendere Hanne dagli orrori del campo di concentramento – di Sobibòr, prima, e di Majdanek, dopo – dalla fame, dal dolore, dalle malattie, da chi vorrebbe abusare di lei e ucciderla.
In questa lotta disperata, è costretto ad ingannare i suoi superiori e i suoi stessi commilitoni, a prendere decisioni che mai avrebbe immaginato, a rischiare la sua stessa vita, pur di proteggere chi gli ricorda quanto sia importante non perdere, anche in circostanze così tragiche, la sua parte più profonda ed umana.

Scritto a quattro mani da Franco Forte – milanese, scrittore prolifico, giornalista, traduttore, sceneggiatore, editor delle collane edicola Mondadori – e da Scilla Bonfiglioli – giovane autrice bolognese vincitrice di numerosi premi letterari –, La bambina e il nazista si ispira ad alcuni fatti realmente accaduti, come la rivolta organizzata a Sobibòr dai prigionieri ebrei con la complicità delle guardie ucraine e scoppiata il 14 ottobre 1943; o la rapida avanzata dell’Armata Rossa che provocò il frettoloso smantellamento di Majdanek, il primo campo scoperto e liberato dagli alleati.
Come precisato dagli autori nei ringraziamenti, gran parte della trama è stata desunta da fatti di cronaca e dai racconti dei sopravvissuti e si può considerare come

“il devastante e realistico reportage di quello che potrebbe essere accaduto non solo nei lager descritti, ma in tanti campi di concentramento sparsi tra Austria, Germania e Polonia”.

Mentre stiamo assistendo a un’evidente recrudescenza dei fenomeni di intolleranza, xenofobia e antisemitismo in tutta Europa, risulta più che mai necessario ricordare: la storia della piccola Leah diventa così emblema di un’umanità calpestata, umiliata, annientata – una delle pagine più buie e crudeli della nostra Storia –, ma con il suo tentativo di salvarla, Hans ci restituisce un messaggio di speranza: non redime solo se stesso, ma tutto il genere umano.

Lascia un commento