“La caduta delle consonanti intervocaliche” di Cristóvão Tezza

Confesso che ho cominciato a leggerlo per il titolo: mi aveva incuriosito non poco ed aveva il pregio di lasciare a bocca aperta, con un’espressione perplessa stampata sul viso, chiunque osasse chiedermi: “Che cosa stai leggendo?”.
La risposta, “La caduta delle consonanti intervocaliche”, riusciva a spiazzare anche i più avvezzi a titoli curiosi.

Quello che in lingua originale è più semplicemente “O professor”, l’ultimo romanzo del brasiliano Cristóvão Tezza, edito in Italia da Fazi (2016), fa riferimento al processo che si è verificato tra il X e XI secolo, che ha dato inizio alla storia portoghese, con la separazione della nuova lingua da quella spagnola. Nella regione dove, intorno al 1096, è stato fondato il Contado Portucalense, si è generato il Portogallo e poi il Brasile: tutto è cominciato quando dolor ha preso a trasformarsi in door e infine in dor; o pericolo in pericoo e poi in perigo...

A parlarci di questo aspetto dell’evoluzione della lingua portoghese, interessante,certo, ma apparentemente più adatto ad un saggio accademico scritto per una ristretta cerchia di esperti, è Heliseu da Motta e Silva, docente di Filologia romanza poco più che settantenne:

“un filologo semplice ma solido, uno che afferra le parole alla radice”.

Facciamo la sua conoscenza il giorno in cui riceverà un’importante riconoscimento dall’università cui ha dedicato la maggior parte della sua vita. Dal momento del risveglio, con i lenti riti mattutini, nel preparare mentalmente il discorso che dovrà pronunciare davanti ai colleghi ed alle autorità – una sorta di “revisione” non solo dell’attività lavorativa –, viene colto da una successione incontrollabile di ricordi: il padre severo, la morte della madre, il tempo trascorso in seminario, il matrimonio con Monica, il difficile rapporto col figlio, la relazione con l’affascinante Thérèze...
Una serie di flashback che si intrecciano con la storia del Brasile: dal regime militare al periodo più recente, notizie di cronaca contemporanea – scioperi, elezioni, movimenti, riforme… Una resa dei conti personale che diventa anche resa dei conti di un paese con il passato, con la propria storia.
La narrazione si sviluppa dunque in un turbinio di idee che nascono attorno al mondo affettivo del protagonista: dal degenerarsi del rapporto con la moglie Monica, dipendente di banca, conosciuta e “conquistata” proprio grazie alla sua specializzazione, alla relazione – nata sempre in seguito ad una vicenda linguistica approfondita nella tesi di laurea – con Therèse, studentessa di origini francesi, che metterà definitivamente in crisi il suo matrimonio. Dalla morte della madre, avvenuta in circostanze poco chiare, e la conseguente presa di coscienza della colpevolezza del padre, al misterioso incidente di Monica, volata giù dal terrazzo di casa, al settimo piano. Dal difficile legame con il figlio, di cui ha scoperto l’omosessualità e che ora vive negli Stati Uniti, ai mutevoli rapporti con i colleghi all’università.

Flusso di coscienza o monologo interiore, si tratta di tecniche narrative teorizzate e utilizzate, con diverse variazioni, da molti autori – Marcel Proust, Samuel Beckett e, naturalmente, James Joyce, solo per citarne alcuni, fino a Virginia Woolf con Mrs Dalloway che si svolge come il romanzo di Tezza nell’arco di una sola giornata – e che l’autore fa sue per inserire il corso della memoria del protagonista nel tessuto di una trama di fantasia: immagini che ricorrono spesso – il foglio A4 con l’orario delle lezioni che si solleva, come una gonna, su un pannello di sughero davanti a un caffè ormai freddo; Monica e la richiesta di lezioni di inglese nel corridoio dell’università – fantasmi che lo perseguitano, rimpianti, dubbi, senso di rivalsa e di colpa, scelte discutibili, menzogne apparentemente innocue, l’evolversi dei rapporti amorosi, intervallati da commenti banali, da brevi frasi del discorso che sta preparando, come dalle incombenze e dalle distrazioni quotidiane – alzarsi, lavarsi, fare colazione, vestirsi… – interrotti solo dalla presenza discreta della donna di servizio, dona Diva,

“impassibile estranea che da tanti anni occupava silenziosamente casa sua”.

All’inizio si tratta di una lettura che richiede un certo sforzo mentale, per la frammentazione dei tempi narrativi e delle situazioni, ma via via che la trama prende forma, il lettore si sente coinvolto dal flusso dei pensieri di Heliseu, brandelli di momenti che si fondono e si confondono, e vorrebbe capire fino a che punto è sincero con se stesso, come veramente si sono svolti alcuni fatti e quale sarà l’epilogo di questa giornata sui generis.

«Bisogna organizzare i ricordi, o non darò mai alcun senso alla mia vita», si dice il professore, come ad affermare il potere della parola sui fatti: «il tempo è una materia che si divide e si organizza manipolandola a distanza di sicurezza».

Considerato uno dei più importanti scrittori brasiliani contemporanei, Cristóvão Tezza ne “La caduta delle consonanti intervocaliche” dimostra la piena padronanza della lingua – ricca, erudita, precisa –, delle tecniche narrative e della materia trattata in modo originale ed appassionante – passa, ad esempio, con disinvoltura dalla prima alla terza persona ed inserisce citazioni di brani in portoghese arcaico che non compromettono la fluidità della lettura.
Realtà ed immaginazione diventano tutt’uno, così da raggiungere una verità che si mantiene a lungo nella nostra immaginazione, dando al mondo interiore del protagonista una consistenza sconosciuta che non cessa di interrogarci.

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