“La gemella H” di Giorgio Falco

Speciale Libri in uscita Febbraio 2014

di Elisabetta Bolondi


Il 1933 è l’anno in cui Hitler prende il potere in Germania ed è anche l’anno in cui vedono la luce le gemelle Hilde e Helga, figlie di Hans e Maria, una giovane coppia che vive in una cittadina immaginaria, Bockburg, a due passi da Monaco di Baviera.

Hans Hinner è il direttore di un giornale locale, il Mutterer, che con l’avvento del nazismo espande le sue aspirazioni e diventa un giornale di propaganda del nuovo regime; questo permette alla modesta famigliola di prendere il volo, la ricchezza arriva con facilità, la casa dei vicini ebrei che devono abbandonarla viene acquistata per pochi soldi, le due ragazzine, diverse, vivono una infanzia spensierata; la grave malattia polmonare della madre, però, impone un cambio di clima e viene prescelta per la nuova sistemazione Merano. Madre e figlie si sistemano nella città altoatesina, mentre Hans resta in Germania dove nel frattempo è scoppiata la guerra e dopo le notizie delle schiaccianti vittorie germaniche comincia ad avvicinarsi il dubbio e poi la certezza della sconfitta. Hans deve lasciare la Germania da fuggiasco, arriverà a Merano in temo per assistere nell’immediato dopoguerra alla morte della moglie. Ora, solo con le gemelle, in fuga da un passato ingombrante, si stabilisce dapprima a Milano, dove le due ragazze vengono iscritte alla scuola svizzera; ma solo Helga, brillante e desiderosa di una vita normale apprezza il nuovo ambiente borghese in cui si trova, mentre Hilde, introversa e pragmatica, sceglie il lavoro di commessa alla Rinascente, appena ricostruita dopo i bombardamenti bellici.

Hans Hinner però decide di dare una svolta radicale alla sua vita e compra una vecchia pensione a Milano Marittima, che rimette in piedi con l’aiuto delle due figlie: cameriere o aiuto cuoche, le gemelle continuano a mostrarsi identiche nel fisico ma diverse nella personalità. Helga ben presto conosce in spiaggia un giovane cuoco, se ne innamora e lo impone in famiglia: la coppia diverrà la vera proprietaria dell’Hotel Sand, mentre Hilde si accompagna solo con il cane Blondie, che si chiama proprio come il pastore di Hitler...

Attraverso le vicende che vengono narrate lungo un arco di tempo che arriva fino ai nostri giorni recenti, Giorgio Falco costruisce un romanzo che focalizza la storia di quasi un secolo in modo assolutamente originale: nulla degli stereotipi del nazismo viene qui riproposto, nella famiglia Hinner parlare di politica è un vero tabù, nessuno deve sapere né ricordare, nessuno deve fare domande su una provenienza che continua ad essere motivo di imbarazzo. La Germania nazista non sembra mai esistita. Restano solo le mele dello strudel, nella memoria di Hilde.

Il fil rouge del racconto sembra essere il raggiungimento del benessere economico, rappresentato da automobili, possibilmente di fabbricazione tedesca, appartamenti, alberghi. Uno dei personaggi minori, un triste impiegato di banca meranese, gioca alle corse dei cavalli e scommette clandestinamente senza troppa convinzione, il cuoco Franco cucina piatti con avanzi di carne, anche talvolta già passata, rendendola appetitosa con saporosi condimenti; Hilde già matura inizia una relazione amorosa con un chirurgo un tempo celebre, ma i due fanno viaggi e vacanze brevi, al risparmio, in piccole ed economiche pensioni, bevendo vino di seconda scelta. La piccola borghesia italiana del dopoguerra fino agli anni settanta e ottanta viene raccontata come una società malinconica, priva di grandi ideali, tutta chiusa tra mediocri vacanze sulla riviera adriatica e lavori stagionali di scarsa soddisfazione.

“Le voci della sabbia s’intersecano, piccole porzioni di mondo contengono tutto ciò che serve: la ditta va benissimo, ha dieci persone sotto di sé, prendi una sigaretta delle mie, è un capo, è nata la figlia, inizia a perdere i denti, la ,moglie gli vuole bene, è morta la nonna, i soldi non sono importanti, è diventato prete per fame, ho il serbatoio pieno, quella lì è bella di faccia, chiudo gli occhi per finta”

Questi sono i brani di conversazione che Falco coglie e ripropone nel testo, con una capacità di riprodurre linguisticamente la banalità di quanti sotto gli ombrelloni della riviera adriatica, dimentichi di un recente passato tragico, rinascono con obiettivi di piccolo respiro, in un eterno presente metastorico.

“La gemella H” di Giorgio Falco (Einaudi, febbraio 2014) incanta ma inquieta: lo scrittore sembra aver compreso davvero la forza di una definizione di Hannah Arendt, La banalità del male.

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