“La primula rossa” di Emma Orczy

Facevo le medie, leggevo con passione e curiosità insieme alle mie amiche un libro Salani, “La primula rossa”, che per divertimento mettevamo in scena, appassionate come eravamo di avventure romantiche, prima delle fiction TV e delle serie storiche.

La Rivoluzione francese, l’aristocrazia perseguitata e ghigliottinata, le fughe rocambolesche in Francia costituivano un plot nel quale riconoscersi e sognare e le vicende raccontate da quella che allora si chiamava Baronessa Orczy erano davvero esaltanti.
Oggi Fazi editore, dopo oltre cinquanta anni, ripropone quel romanzo di Emma Orczy, che ho riletto con gli occhi dell’adulta con divertita curiosità, divorando le pagine di una storia che ricordavo perfettamente ma che mi ha suscitato contrastanti emozioni; il linguaggio è semplice, il lessico datato, ma l’epica della narrazione, che vede i protagonisti dividersi tra buoni e cattivi, ed è difficile capire il muro di separazione tra gli uni e gli altri, è certamente intrigante e dà alla narrazione quel ritmo incalzante ed emotivamente coinvolgente che ha costituito certamente il suo successo nel tempo.

Lady Marguerite Blakeney, regina dei salotti londinesi, moglie del ricco e potente baronetto Sir Percy Blakeney, elegante e faceto, è in realtà una francese, nata Saint-Just, forse coinvolta nel tradimento del marchese di Saint-Cyr e della sua famiglia, nemici giurati di suo fratello Armand, repubblicano fervente. Il racconto si svolge a Londra, tra balli e serate al Covent Garden, dove regna Marguerite con la sua eleganza e il suo proverbiale fascino; non è felice però, infatti su marito, che l’ha sposata per amore, ora si è allontanato da lei, dopo che ha saputo quanta parte abbia avuto la moglie nel tradimento dell’aristocratico Saint-Cyr. Mentre tutta Londra si chiede chi sia il misterioso eroe inglese che sotto il simbolo di un piccolo fiore rosso riesca a mettere in salvo intere famiglie di nobili già condannati a morte certa dal Comitato di Salute Pubblica, ecco comparire al fianco di Marguerite un emissario del governo francese, il perfido Chauvelin, che la ricatterà crudelmente: pur di salvare il fratello compromesso, dovrà aiutarlo a scoprire l’identità della Primula Rossa. La vicenda rocambolesca si conclude ovviamente con un attesissimo lieto fine.

Quello che ad una lettura adolescenziale non avevo notato però è il profondo antisemitismo che pervade il libro nella sua ultima parte. Compare infatti un vecchio ebreo, sporco e ripugnante, a cui nessuno vuole avvicinarsi temendone il contagio, e questo consentirà alla Primula Rossa di raggiungere i suoi scopi, confidando proprio nell’odio per l’ebreo così generalizzato nella società francese anche se in fase rivoluzionaria.
La primula rossa” fu pubblicato per la prima volta nel 1905, e il punto di vista da cui parte si può definire decisamente reazionario: tutto dalla parte dei poveri aristocratici, fatti a pezzi dai sanguinari rivoluzionari, identificati come folla inferocita assetata di sangue innocente, mentre i buoni sono i nobili inglesi amici del Principe di Galles che si battono contro i violenti campioni di una Rivoluzione epocale. Lasciamo agli storici le considerazioni doverose, e restiamo alle romantiche avventure della saga di Emma Orczy, il cui successo dura da decenni, meritatamente.

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