“La quarta buona ragione per vivere. 101 film che fanno bene all’anima” di Walter Veltroni

Per qualche oscura combinazione genetica Walter Veltroni deve avere impresso nel DNA l’imprinting democratico: se hai vista lunga e zero pregiudizi lo vedi lontano un miglio che è uno che non finge. Metti, per esempio, il fatto innegabile che è un intellettuale. Un intellettuale vero ma senza la patologia dell’autoreferenzialità radical-chic, senza atteggiamenti e/o arrovellamenti sterili di corredo. Veltroni insomma non se la tira, in quanto ho idea che creda ancora alla faccenda dell’intellettuale organico e che ci creda, per giunta, parola per parola. Come uomo di pensiero Walter Veltroni è a conoscenza della pasta “sottile” di cui si compongono le madeleine culturali. Ma sa anche quanto esse possano risultare trasversali, annoverare contiguità di espressione “alta” e “bassa”, a prima vista insospettabili.

Gli album delle figurine di cantanti e calciatori così come le cassette di cinema d’essai allegati all’Unità che dirigeva, per capirci. Senza scomodare gli ammonimenti marcuseani sull’uomo a dimensione unica, la coscienza critica di cittadini-lettori allo stato di veglia si forma anche così: declinando insieme autoriale e popolare dell’immaginario mediatico collettivo. Questo per dirvi che, avendo compulsato larga parte della bibliografica veltroniana, non mi ha sorpreso affatto l’obliquità tematica degli articoli sul cinema che compongono “La quarta buona ragione per vivere. 101 film che fanno bene all’anima” (BUR, 2014), basilare play-list di (sue) pellicole del cuore, prescindente da generi, box office, snobismo cinephile, che ha come merito numero uno quello di sollecitarti alla visione bis e/o tris dei film compresi nel testo.
Si tratti di capolavori inarrivabili come i kubrickiani “2001 Odissea nello spazio” e “Eyes wide shut” o di pellicole di minore air play come “Oper Water”. Di registi come Fellini, Eastwood, Hitchcock, Tarantino e Scorsese oppure dei Vanzina del primo “Vacanze di Natale” (ve l’ho appena detto che in questo libro non sono ammessi i pregiudizi).
Tenete anche conto che un gran mucchio di suggestioni discendenti dalle analisi veltroniane, beneficiano del valore aggiunto di divagazioni “late” - cinematografiche, letterarie, sociali e di costume-, che fanno di questo “La quarta buona ragione per vivere” un testo imprescindibile per chi volesse inaugurare l’anno all’insegna della saggistica gradevole & intelligente al contempo.

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