"La signora Gocà" di Marella Agnelli

La donna che è stata considerata una regina di glamour, eleganza, ricchezza, la moglie del più noto imprenditore italiano, Marella Agnelli, scomparsa da poco, oltre ai tanti libri sui giardini, aveva pubblicato per Adelphi nel 2015 questo delizioso memoir, dal titolo che è un vero e proprio idioma da lessico famigliare: "La signora Gocà".
Dal gioco che i fratellini facevano nella loro villa fuori Firenze, negli anni Trenta: la loro madre americana diceva loro in inglese “go to the car”, perché annoiata dalla presenza dei bambini e da allora il gioco divenuto il titolo dei ricordi che Donna Marella ha messo insieme.

Nata nel 1926 da Filippo Caracciolo di Castagneto e dalla bellissima Margaret, americana giunta in Italia con la ricca madre Alice, Marella aveva due fratelli: Carlo, il maggiore e Nicola. Ambiente internazionale, nobiltà, cosmopolitismo, eleganza, grande disponibilità economica, amicizie potenti e altolocate, ecco le premesse della vita di questi tre rampolli, circondati da un numero pletorico di persone di servizio, nella grande villa sulle colline fiorentine, i Cancelli.
Lì crescono i piccoli Caracciolo, ignari di quanto avviene fuori delle mura di casa: i genitori spesso assenti, distratti, grandi lettori e viaggiatori, per loro i figli erano un giusto complemento ad una normale vita di famiglia, ma di loro si occupavano cameriere e nanny straniere. In casa si parlavano indifferentemente inglese e francese, finché a ridosso della guerra viene acquistata una casa in un villaggio di montagna nei pressi di Bressanone, vicino al castello di Ratzotz, dove una coppia di tirolesi gestisce il mènage, introducendo anche il tedesco nel lessico della famiglia.

Filippo, dopo aver tentato la via del giornalismo, decide per il concorso in diplomazia che vince. Viene trasferito con tutta la famiglia ad Ankara, città allora in costruzione, mentre bellissimi sono i soggiorni estivi sul Bosforo, ad Istanbul, dove la coppia riceve in gran pompa gli altri membri del corpo diplomatico, soprattutto gli ambasciatori di Francia e d’Inghilterra. Dopo la parentesi turca, ecco il trasferimento in Svizzera e fuori Lugano i Caracciolo affittano una bella residenza in campagna, il Roncaccio. Siamo in piena guerra e di lì passeranno fuoriusciti, esuli, antifascisti. Tra loro Altiero Spinelli, Ugo la Malfa, mentre lo stesso Carlo si unirà ai partigiani in Val d’Ossola. L’ultima fase del racconto di Marella si svolge a Roma, dove la famiglia si sistema in una appartamento in via Panama. La guerra è finita, Roma liberata, riprende la vita mondana della grande aristocrazia romana: ecco i fasti di Palazzo Colonna, i balli dai Del Drago, la visita al Quirinale, l’incontro con la regina.
Marella ha ormai diciotto anni e racconta di incontri, di abiti, di amicizie: sfilano nelle sue memorie i Visconti di Modrone, con i quali si imparentano, Benedetto Croce e le sue figlie, i grandi couturier che diverranno celebri, Biki, Pucci, Fontana, Schubert. Ma resta al centro del racconto il fascino della madre Margaret, dagli occhi turchesi, dalle gambe lunghissime, dalle caviglie sottili e dalla eleganza indiscussa, che chiama la figlia Muffet, ma è sempre distratta, lontana, sostanzialmente americana.

Una ricostruzione di ambienti, modi di vivere di aristocratici colti e viziati, di una fase della vita italiana interessante, che l’autrice racconta con garbo e velata ironia, mettendo in scena ambienti diversi, rapporti con sconosciuti, con amici intimi, con ospiti inattesi, con una serie di mondi ormai del tutto scomparsi. I grandi alberghi, le lenzuola di lino ricamate, l’argenteria inglese, le tovaglie di fiandra, candelabri e specchi, automobili lussuose guidate da inappuntabili chauffeur, soggiorni montani di sobria eleganza, viaggi in treni di prima classe attraverso l’Europa, diamanti, mai di giorno,perle, ricchezze e miserie, aristocrazia bianca e nera, romana e milanese, di tutto si racconta come in una fiaba moderna nel libro di Marella Caracciolo, solo dopo sposata Agnelli. Ma quella sarà un’altra storia.

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