"La temeraria" di Marina Valensise

Una romanzo del Novecento è il sottotitolo che Marina Valensise, storica valente e giornalista curiosa, ha voluto dare al suo bellissimo e ricco saggio "La temeraria" (Marsilio, 2019), su un personaggio femminile non troppo conosciuto, quello di Luciana Frassati Gawronska, vissuta a lungo nel secolo scorso che ha attraversato interamente e ricoprendo una serie di ruoli, pubblici e privati, che la rendono un personaggio davvero significativo, anche se poco noto finora, nel lungo dipanarsi del secolo scorso.

Figlia di Alfredo Frassati, il mitico fondatore del quotidiano torinese “La Stampa”, la bella, elegante, intelligente Luciana era nata nel 1902. La madre, Adelaide Ametis, era una stravagante pittrice, aveva avuto un secondogenito, Pier Giorgio, il ragazzo biondo, introverso e sensibile, che crescendo diverrà una sorta di benefattore dei poveri e diseredati, religiosissimo, fino alla morte precocissima a poco più di vent’anni, per una poliomielite allora incurabile.
La beatificazione del fratello adorato diverrà uno dei molteplici impegni che Luciana Frassati prenderà su di sé. La giovane donna, andata al seguito del padre nominato ambasciatore a Berlino da Giovanni Giolitti, caro amico di famiglia, consentirà a Luciana di fare i primi passi nel mondo diplomatico, che sarà in seguito il suo ambiente naturale. Dopo molte incertezze sposerà infine il nobile polacco Jan Gawronski, accettando di trasferirsi a Varsavia dover l’influente famiglia del marito abitava. In seguito agli avvenimenti che sconvolsero la vita politica del secolo scorso, Luciana si troverà al centro dell’Europa dove il nascente regime hitleriano sta acquistando consensi e territori.

Sarà a Vienna durante l’Anschluss, poi a Varsavia durante l’occupazione della città e dell’intera Polonia da parte delle truppe naziste, prodigandosi per proteggere ed aiutare quanto più possibile i suoi nuovi concittadini. Le sue numerose puntate in Italia per raggiungere i familiari, la porteranno ad incontrare anche Mussolini, interessato all’influenza che la volitiva e determinata Luciana esercitava in ambienti di potere. Amicizie affettuose con uomini di cultura, primo fra tutti Arturo Toscanini, incontri con prelati carismatici, soprattutto Giovan Battista Montini, futuro Paolo VI, amore straordinario per i suoi tanti figli, attenzione allo svolgersi degli avvenimenti politici, ai cambiamenti sociali e di costume, sono le caratteristiche fondamentali che Marina Valensise mette in luce ed approfondisce nel libro, lungo, attento, informato, capace di restituirci una figura di donna straordinaria, di moglie e di madre ma anche di coraggiosa militante, pronta a mettersi in gioco e a rischiare molto, in tempi durissimi e pieni di insidie.
La giovinezza ricca e spensierata nella tenuta piemontese di Pollone, i privilegi di classe, l’amore infinito per il fratello e per il padre, verranno scontati da Luciana Frassati e pagati con enormi sacrifici personali. La separazione dal marito, il profondo dissidio con il padre, la nostalgia per il fratello Pier Giorgio che vorrebbe beato, sono i dolori della parte più matura della sua vita, che comunque rimane un esempio di dedizione ad ideali alti, a rapporti intensi e profondi, ad un impegno civile, politico, familiare che ne fanno una sorta di icona femminile di un secolo tempestoso. L’educazione severa ricevuta in casa, sarà un patrimonio che la Frassati potrà spendere negli anni duri e nelle tante avventure vissute durante la sua vita durata quasi un secolo.

In casa Frassati le regole erano chiare: vietato mancare di rispetto agli adulti, interferire con loro. Disturbarne il riposo, sovvertire l’orario dei pasti, dello studio, del dormire; vietato distrarsi, svagarsi, ciondolare, mangiare fuori dei pasti, dove il vitto era sempre lo stesso, poca frutta e verdure, carne tre volte la settimana, niente grissini, ma solo pane, niente salumi e pochi dolci.

Sono grata a Marina Valensise per la sua capacità di tenere tutto insieme in questa storia che ci racconta l’Europa a tutto tondo, che ci aiuta ad entrare in meccanismi che la Grande Storia difficilmente riesce a svelare, che ci accompagna con competenza ed umanità a conoscere personaggi noti attraverso lo sguardo di una donna “normale”, anche se effettivamente eccezionale: gli incontri di Luciana con Mussolini, con il musicista Furtwangler, con papa Wojtyla, con Toscanini, con aristocratici, diplomatici italiani e stranieri, leader politici, giornalisti, intellettuali, ci raccontano un universo di eventi, segreti, dettagli capaci di ricostruire in filigrana quel secolo, breve forse, ma ancora troppo poco conosciuto ed approfondito. Lo sguardo femminile dell’autrice che osserva un’altra donna, rendono la narrazione coinvolgente sul piano umano e avvincente da quello storico-politico. Il lungo elenco dei nomi, la ricchissima bibliografia, consentono, a chi vorrà, di estendere il quadro pur esauriente che il volume fornisce.

Lascia un commento