“La trasparenza del buio” di Roberto Pazzi

Ho letto questo intrigante e complesso romanzo di Roberto Pazzi qualche tempo fa, ma non mi decidevo a scriverne, perché, lo confesso, l’ossessione che pervade le sue pagine, gli innamoramenti travolgenti per tre diversi uomini, più giovani del sessantenne protagonista, che ne costituiscono la trama, mi avevano in parte fermato, come se la materia trattata in modo tanto esplicito mi avesse fatto esitare nel giudicare la mia stessa capacità di lettura del testo.
Pazzi è un grande scrittore, di cui ho letto con grande piacere i romanzi precedenti: oggi leggo sul Corriere della Sera un elzeviro di Sebastiano Grasso, dal titolo “L’Eros andante appassionato di Roberto Pazzi”, che mi ha fatto tornare la voglia di rileggere alcune pagine del testo: bene, la scrittura evocativa, visionaria di Pazzi ne rendono anche questo romanzo interessante, soprattutto perché, in una società ancora largamente omofoba, in una città di provenienza, Ferrara, per quanto piccola e forse talvolta provinciale, il romanzo di Pazzi appare coraggioso e maturo. L’io narrante, un professore universitario sessantenne, Giovanni Caonero, raffinato letterato, nipote di “Giovanna la Pazza”, una nonna cantante lirica che ne aveva segnato la formazione intellettuale, vive solo nella vecchia casa di famiglia a Padova, circondato da libri e oggetti rari, accudito da un’anziana fedele governante, apparentemente pago del suo impegno di docente e delle sue infinite letture e della sua vocazione poetica mai del tutto esplicitata.

Il racconto si incentra su tre diverse avventure erotico-sentimentali che il protagonista si trova a vivere, quasi contemporaneamente, in una fase della vita ormai discendente, che lo obbligano invece a rivedere se stesso ed il suo rapporto con un eros sempre più scatenato e reso vitale dalla giovinezza ed imprevedibilità dei giovani uomini che vengono a sollecitarlo.
Dapprima incontra a Verona Luca, il giovane muscoloso a cui piacciono solo gli uomini vecchi: una perversione che affascina il professore che presto si trova irretito nelle spire di una passione, che sospinge i due in una sarabanda di telefonate, sms, attese, ripulse: il ragazzo lavora come commesso viaggiatore e gira tutto il Veneto, da Padova dove vive e “Giova”, il professore ormai intrappolato in un sottile gioco amoroso, non fa che aspettare le visite e le sorprese del bel Luca, che molto promette in lunghissime telefonate al cellulare. Ma si intromette in questa storia già molto intrigante un altro uomo, un fascinosissimo stilista francese incontrato in una rovente chat, Pierre, che per il professore italiano comincia a fare follie, inondandolo di fiori, regali, attenzioni...

Addirittura il potente e mondanissimo Pierre si muove da Parigi e raggiunge il professore a Bologna per un week-end pieno di erotismo nel più lussuoso albergo della città. Ma non basta, ci sarà anche un terzo uomo, uno studente che imprevedibilmente, in una sera oscura, dichiarerà a Caonero la sua passione irrefrenabile.

Insomma Pazzi ci mette al centro delle ossessioni amorose di un uomo maturo che ha il volto dello stesso autore, che smesse remore e timidezze ci racconta per esteso come vive, come si rapporta alla propria omosessualità un uomo dalla professione irreprensibile, il docente universitario, pur conoscendo il clima omofobico che pervade molto degli ambienti istituzionali ed accademici nel nostro paese.

Inutile tornare sulla qualità della scrittura di Pazzi, che cita libri, film, quadri, opere liriche, di cui è un intelligente critico, con la disinvoltura della persona colta e aperta ad ogni forma del sapere, capace di mettere insieme le letture più raffinate con il volgarissimo presente…

”La cronaca è la fiera delle vanità, con le sue Marie De Filippi, i tronisti, i Volo, i reality show, Sanremo, il grande fratello, le isole dei famosi, Oibò! Ma guai a perdere i contatti, basta un niente per essere emarginati, dimenticati, esclusi. Guai non riuscire più a sopportare la puzza della realtà che emana dalla tv spazzatura: si vendica se non la reggi…”

Personaggio femminile di spicco nel romanzo è Milena, con la quale il professore aveva vissuto una lunga relazione che credeva la soluzione per dimenticare gli amori gay.

”Con la sua Milena aveva pensato davvero di aver chiuso con gli uomini, liberato dalla fatica di vivere controcorrente. Invece era stata solo una bellissima tregua, una digressione, durante la quale aveva visitato un altro lato della sua natura, mai esplorato prima così a fondo.”

Grazie al libro di Pazzi riusciamo a capire meglio una psicologia complessa e contraddetta, dove convivono più nature, dove la sessualità non è che un mezzo per affermare un sé spesso incerto ed insicuro, mentre il passato ritorna in forma di sogno, o di miraggio, carico dei sentimenti più nascosti, dei colori e degli odori dell’infanzia nelle ultime pagine del libro, a ricordare la vocazione, visionaria e fantastica dello scrittore ferrarese.

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