La zona cieca di Chiara Gamberale

Le giovani scrittrici italiane pubblicano libri che ci raccontano turbamenti, contraddizioni, infelicità, incapacità di vivere rapporti amorosi stabili, di credere in progetti esistenziali condivisi; penso ai romanzi di Laura Pugno, di Teresa Ciabatti, di Caterina Bonvicini, di Veronica Raimo.
Chiara Gamberale, nel suo recente “La zona cieca”, parla di un rapporto sentimentale difficile e doloroso, di una storia che dura a lungo ma che non riesce a trovare una risposta convincente tanta è la precarietà nella quale i nostri giovani della generazione a cavallo tra i trenta e quaranta si ritrovano a vivere. Una lunga ed interessante postfazione al romanzo firmata da Walter Siti spiega molto della scrittura di Gamberale, che riflette in modo davvero emblematico i dubbi e la incapacità di vere decisioni che limitano la vita affettiva di tanti, indecisi, paurosi, spaventati, nevrotici:

Bravi ad amare solo quello di cui percepiamo la caducità

Lidia lavora ad una trasmissione radiofonica di contatto quotidiano con il pubblico, che riversa sulla conduttrice le proprie frustrazioni, le proprie peculiari esperienze di vita. Ha avuto seri problemi di salute mentale, tanto che ha subito ben tre ricoveri in clinica psichiatrica; abita in un appartamento in affitto in un quartiere colorato di Roma, si innamora di Lorenzo, incontrato per caso in un luna park. Lui è uno scrittore, saggista, collaboratore di giornali importanti.
Reduce da un matrimonio fallito con una donna che lo ha lasciato per una compagna, insanabile collezionista di rapporti occasionali, disordinato nella vita pratica come in quella affettiva, comincia con Lidia una relazione a dir poco tempestosa: si prendono, si lasciano, si insultano, si abbandonano, fuggono, si ritrovano.

Lidia progetta una vita insieme, un rapporto stabile, un figlio mentre lui spaventato fugge da ogni impegno, ogni responsabilità, ogni punto fermo, amoroso o professionale. Il suo nuovo libro langue, gli incontri con altre donne sono sporadici e fallimentari, le promesse fatte a Lidia vengono sempre disattese, il dolore attanaglia tutti e due, e sembra impossibile uscirne.
Poi nella storia compare una terza voce, un vecchio sciamano di Dublino, Brian, ammiratore di Lorenzo, con il quale lo scrittore inizia un rapporto epistolare via mail che lo coinvolge nel profondo, facendogli intravedere quella “zona cieca”, cioè un qualcosa di noi che solo gli altri intravedono attraverso un particolare, un dettaglio, “Una foglia di insalata rimasta in mezzo ai denti”, di cui noi stessi ignoriamo il significato profondo.

Un tentativo di scandagliare cosa c’è dentro il nostro io più profondo, che ci impedisce di vivere la felicità, anche quando la incontriamo e sembra a nostra disposizione, questo vuole raccontarci Chiara Gamberale in questo romanzo originale, una sorta di auto fiction nel quale la droga, l’anoressia, i disturbi del comportamento, il masochismo, la sessualità esplicita si rincorrono a definire un quadro sociale del nostro tempo estremamente problematico. La precarietà, nel lavoro, nei sentimenti, negli impegni, la cifra così distintiva della contemporaneità, ci raccontano un mondo malato, sofferente, ingiusto, nel quale l’amore, il corpo stesso della donna, Lidia in questo caso, può ridursi ad

un campo di battaglia per uno scontro tra il piacere che si dà e quello che si prende, fra la passione e il gioco, fra quello che ognuno dovrebbe meritarsi e quello che sceglie.


Già, che sceglie, la parola chiave intorno alla quale gira tutto il romanzo, e che è il grande limite dentro il quale si dibatte una intera generazione, che ne appare sempre più incapace.

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