“Le madri” di Brit Bennett

Le madri” (Giunti, 2017) di Brit Bennett inizia con un aborto, con la fine della vita, qualcosa che è terminato ancor prima di nascere.

La protagonista, Nadia Turner, una ragazzina di appena diciassette anni, di colore, di Oceanside in California, ha una breve storia d’amore con il figlio del pastore locale, Luke Sheppard, una promessa del football americano, che, dopo un infortunio, è costretto ad abbandonare lo sport. Nadia rimane incinta e decide di sospendere la gravidanza. Nadia nasconde il suo segreto a tutti, compresa Aubrey Evans, la sua migliore amica.
Siamo in estate e Nadia ha da poco perso la madre che si è suicidata. Da sola si reca in clinica ad affrontare qualcosa che influenzerà tutta la sua vita di donna. D’altronde non vuole e non può rinunciare a frequentare la Michigan University.

Ambientato in California meridionale il romanzo di esordio di Brit Bennett descrive perfettamente le relazioni di una piccola città, dove gli affari di chiunque sono affari di tutti. L’atmosfera opprimente di una comunità cristiana di colore diventa per una giovane ragazza sola e “nei guai” un ambiente che giudica e punisce. Gli occhi delle madri della comunità sono puntati su Nadia e i loro commenti le fanno sorgere un profondo senso di colpa e di vergogna. Nadia porta il peso del giudizio collettivo fino ai vent’anni. Le differenze nel modo in cui lei e Luke vengono trattati sono indotte dalla giudizio sempre morale, sempre arrabbiato verso i due giovani, in particolar modo verso Nadia.

Dopo l’aborto Nadia fugge da Oceanside e va al college, matura, cresce porta avanti la sua vita. Le persone nella sua città natale rimangono invece nello stesso posto e radicate nella stessa posizione. Non sappiamo molto di questo periodo della vita di Nadia ma la ritroviamo di nuovo anni dopo, a casa per un’emergenza familiare, proprio in quella comunità che ha cercato di evitare, costretta a legare i fili che ha lasciato sciolti.

Nello scrivere sul ritorno di Nadia, Brit Bennett dipinge un’immagine di familiarità tinta di emozioni ancora conflittuali ma i personaggi finalmente si danno un’opportunità per confrontarsi con le cose non dette. “Le madri” è un romanzo scritto meravigliosamente bene, triste molto triste, un debutto impressionante per un giovane scrittore di solo ventisei anni. È sicuramente un romanzo di formazione di tre adolescenti: Nadia, Luke e Aubrey, ma è anche un romanzo di denuncia di una comunità cristiana di colore socialmente conservatrice, dove molte vite sono state segnate in modo indelebile da un trauma: il suicidio di una madre, gli abusi familiari, la fine di una carriera sportiva, un aborto. E i giovani di questa comunità in assenza delle loro madri, hanno cercato un surrogato - a volte trovandolo l’uno nell’altro. Nadia, Luke e Aubrey adulti a tutti gli effetti vivono ancora in debito con le scelte che hanno fatto quell’estate al mare, catturati in un triangolo amoroso che devono attentamente manovrare, perseguitati da una domanda assillante: e se avessero scelto diversamente?

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