“Le nostre anime di notte” di Kent Haruf

Come riuscire a parlare di un libro che commuove, intriga, appassiona, spiazza, senza ricorrere ad aggettivi retorici e a ripetizioni inutili? La prosa di Kent Haruf, ottimamente resa in italiano da Fabio Cremonesi, incanta ad ogni pagina, fa scoprire come le anime, di notte, ma anche di giorno, possano essere simili ad ogni latitudine, sia che ci si trovi nella ormai mitica, per gli appassionati di Haruf, Contea di Holt, sia che si viva in qualunque parte del mondo.

La breve storia raccontata in questo delicato lungo racconto è quella di due anziani, ancora in froma, ma ormai oltre la settantina; vedovi, soli: Addie Moore e Louis Waters vivono a pochi passi di distanza, si conoscono come tutti quelli che abitano nella cittadina, non sono mai stati davvero amici anche se condividono la condizione di solitudine affettiva dopo la morte dei rispettivi coniugi anni addietro. All’inizio del racconto vediamo Addie, bella donna dai capelli grigi, tagliati corti,

“ancora attraente, solo un po’ appesantita in vita e sui fianchi”

bussare alla porta del vicino, in Cedar Street, e dopo brevi convenevoli molti sintetici fargli una proposta singolare:

“Mi chiedevo se ti andrebbe qualche volta di venire a dormire da me”.

Comincia da queste brevi battute il rapporto tra questi due personaggi, due normali settantenni che cominciano a vivere una nuova esistenza fatta di incontri notturni, prima timidi e occasionali, poi sempre più intensi, in una intimità di racconti, rimpianti, scoperte, che li portano ad avvicinarsi sempre di più riscoprendo la possibilità imprevista di poter essere per una volta liberi e felici. Ma nascono ostacoli e barriere: dapprima nel paese la ritrovata libertà di Addie viene additata e criticata, e il gossip si diffonde rapidamente raggiungendo la figlia di Louis, Holly, scandalizzata dal comportamento di suo padre; mentre Gene, l’unico figlio di Addie, incapace di fronteggiare una grave crisi coniugale accompagna da sua madre il piccolo Jamie, di appena sei anni; il bambino, disperato per essere stato abbandonato dai genitori, troverà nella nonna e in Louis una piccola nuova serenità. Gene tuttavia, quando sa che sua madre accoglie in casa il chiacchierato vicino decide scandalizzato di sottrargli il nipotino.

La storia è tutta qui, ma la delicatezza con la quale l’autore descrive l’evolversi del rapporto tra i vari personaggi, la capacità di entrare nelle pieghe più riposte della sensibilità di Addie, Louis, Jamie, Holly, Gene, ci parlano di uno scrittore straordinario, che avevamo già apprezzato nella ormai celebre trilogia, ma che in questo libro, nel quale con ironia cita i suoi romanzi precedenti in una sorta di percorso meta letterario, un autore americano che merita il primo posto in classifica dei libri più venduti, e spero più letti, fenomeno inconsueto in un’Italia che premia per lo più cuochi, calciatori e giallisti. Chi legge Kent Haruf non può che innamorarsene, e un grazie sincero alla NNE che ha fatto questo regalo ai lettori italiani e promette la prossima pubblicazione di tutta l’opera di Kent Haruf.

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