“Le parole degli altri” di Michaël Uras

L’uomo ha compreso da tempo gli effetti terapeutici della lettura: pare che nell’antica Grecia, a Tebe, all’ingresso di una biblioteca ci fosse l’iscrizione Luogo di guarigione dell’anima.
Potremmo dire che la convinzione che la lettura possa condizionare gli atteggiamenti e le emozioni di un individuo vada di pari passo con la lettura stessa.
Del resto, basti pensare alla grandissima influenza di testi come la “Bibbia”, il “Mein Kampf”, il “Manifesto del Partito Comunista”, oppure agli sforzi fatti dai regimi dittatoriali per sopprimere la carta stampata e, con essa, le idee che su quelle pagine prendevano vita: la censura stessa testimonia il potere “rivoluzionario” dei libri.
La “biblioterapia” vera e propria risale però solo all’inizio del XX secolo quando lo psichiatra americano William Menninger adottò per primo questa tecnica nel contesto ospedaliero, prescrivendo ai pazienti psichiatrici della clinica in cui lavorava la lettura di romanzi opportunamente scelti in base ai vari disturbi psichici.
I principi di questo approccio terapeutico, che vennero poi definiti nel 1969 dagli studiosi Harold A. Moses e Joseph S. Zaccaria, sono alla base del romanzo del francese Michaël Uras, “Le parole degli altri” (Nord, 2017).

Nato in Francia nel 1977 da padre di origine sarda e madre francese, Uras è cresciuto in un contesto operaio dove la letteratura non ha mai trovato molto spazio.
La passione per la lettura e in particolare per Proust (non a caso il suo primo romanzo si intitola “Io e Proust” e si ispira alla sua relazione con l’autore che aveva "invaso" tutti gli aspetti della sua esistenza), lo portano ad effettuare studi letterari, a Besançon e poi alla Sorbona di Parigi e, successivamente, ad intraprendere la strada dell’insegnamento in una scuola superiore.

Il protagonista de “Le parole degli altri” è Alex, un giovane biblioterapeuta francese che sta aiutando pazienti con diversi problemi:

“Siccome le parole potevano distruggere , e ogni cosa su questo pianeta aveva un lato positivo e uno negativo, c’era un valore salvifico nella lettura di certi testi”.

Non sempre, infatti, è possibile trovare il proprio benessere quando si è un famoso calciatore travolto dal successo, un ragazzo che ha subito gravi danni fisici in un incidente stradale e che non riesce a dichiarare il proprio amore, o un uomo d’affari che, troppo concentrato sul lavoro, trascura la moglie...
A ciascun paziente, vengono consigliate letture su misura per i loro disturbi: Alex– Alexandre per via della tesi che la madre stava scrivendo su Alexandre Dumas quando era incinta – consiglia ai pazienti lezioni su misura per i loro disturbi.
Allo “spossato” Robert Chapman, che dovrà riappropriarsi del tempo, ipotizza di consigliare “Oblomov” di Ivan Gončarov, o “La lentezza” di Milan Kundera; a Anthony Polstra, il calciatore “ricco, bello, celebre e in buona salute”, potrà essere utile l’“Odissea” di Omero; infine, a Yann B., ormai indifferente al mondo esterno a causa delle conseguenze di un trauma che gli procura solo umiliazioni, consiglia “Thomas l’impostore” di Jean Cocteau e “Il giovane Holden” di J. D. Salinger.

Lettore compulsivo che ha vissuto tutta la sua vita attraverso i libri e che di questa passione ha fatto una professione, Alex guarisce i mali degli altri, ma si rende conto ben presto di essere, egli stesso, infelice, non solo per la situazione familiare – della sua infanzia non conserva nulla di positivo e le uniche due persone che hanno contato parecchio sono state la donna di servizio e sua nonna –, o per i rapporti conflittuali con la vicina e padrona di casa, ma soprattutto per il dolore procurato dalla fine della relazione con Mélanie:

“Da qualche settimana Mélanie viveva a casa dei genitori. Un ritorno alle origini un po’ forzato. Una sera era uscita per la sua solita corsa e non era più tornata. Una corsa interminabile. […] Alex l’aspettava. Alex che l’amava. Lei che non lo amava più, se non a momenti. Le intermittenze del cuore. A volte l’avrebbe strangolato per un nonnulla. Mélanie se ne stava lì a guardare la gente che beveva. Nessuno faceva caso a lei. Trascorsa un’ora, gli aveva inviato un SMS scarno: NON MI ASPETTARE. ME NE VADO”.

Punteggiato da numerosi passaggi, citazioni letterarie e consigli di lettura, quello di Uras è un romanzo vivace, ironico e positivo, sulla gioia e sul piacere che lettura può dare e sul suo potere curativo. Un invito condividere le nostre letture, a ritrovare noi stessi fra le pagine di un libro e dunque a cambiare in meglio la nostra vita, proprio come ha fatto Alex:

Bilancio
I libri non riescono a fare tutto, ma accompagnano chi ha bisogno di una dose d’immaginario per staccarsi dal reale. E’ una vecchia storia.
I biblioterapeuti, con buona pace degli scettici, avranno sempre più pazienti e sempre più libri. […]

Possibili prolungamenti
Leggere una quantità ragionevole di libri. Dedicare del tempo alla propria compagna, se ce l’ha. Ritrovare, nonostante tutto, il contatto con qualche componente della famiglia. Non con tutti. Riavvicinarsi alla (madre) mamma. (Ri)trovare la sua dolcezza.
Opere consigliate ad Alexandre: tutte”.

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