Ma le stelle quante sono di Giulia Carcasi

Non esiste prospettiva senza due punti di vista.

Sono queste le parole di una nota e recente canzone a due voci che richiama molto il senso del libro di Giulia Carcasi, "Ma le stelle quante sono", edito da Feltrinelli nel 2005, un lavoro assolutamente senza tempo.
Un libro con due versi, che segnano entrambi - indifferentemente - l’inizio della storia. Da un lato i pensieri di Alice, che sogna dell’amore e della vita pur senza omologarsi alle sue coetanee; dal lato opposto, capovolgendo fisicamente il libro, quelli di Carlo, un ragazzo schietto, sincero, decisamente meno attraente del prototipo che a quell’età fa girare la testa alle fanciulle, forse addirittura un po’ goffo, ma con qualcosa di vero da raccontare e da esprimere.

Sono compagni di scuola Alice e Carlo e vivono un’amicizia discreta, un’intesa silenziosa; si arrovellano sui problemi tipici di quella fase della vita - qual è quella dell’adolescenza - in cui si ha la percezione che tutto sia possibile, ma anche quella in cui ci si scontra con aspetti dell’esistenza che segneranno inevitabilmente il proprio percorso futuro.
Pur nella loro diversità i due ragazzi si incontrano e scoprono di avere in comune più di quanto non avrebbero immaginato. Sono due anime alla ricerca di qualcosa che le completi e che consenta loro di scoprire se stessi. La loro diventa una scelta elettiva, dettata dall’affinità di sentimenti.

Il numero "due" e la sua simbologia dominano il racconto; due come due fronte e nessun retro, ad indicare che la realtà può avere interpretazioni differenti a seconda delle peculiarità e dell’approccio di chi la vive e la racconta.
Si apre una sorta di confronto tra le ragioni del cuore e quelle della testa, che parlano due linguaggi diversi, ma che in fondo sono costretti a convergere su un’unica decisione, quella che piega inesorabilmente - il più delle volte - la purezza e l’istintività delle ragioni del cuore agli ordini dell’intelletto.
La lettura del libro è un piacevole esercizio per la mente, un invito a vedere il doppio aspetto di ogni cosa, a ricercare con caparbietà l’armonia, la sintesi, il punto di incontro, cogliendo la dualità delle esperienze che la vita ci offre, ma al contempo propendendo verso la ricerca dell’equilibrio e della congiunzione.

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