“Malacqua” di Nicola Pugliese

Si deve all’editore napoletano Tullio Pironti la nuova pubblicazione di “Malacqua”, un libro insolito e straordinario, del quale Italo Calvino, quando nel 1976 fu pubblicato da Einaudi, si dichiarò entusiasta definendolo

“un libro che ha un senso e una forza e una comunicativa”

L’autore, il giornalista Nicola Pugliese, scomparso nel 2012, conosceva Napoli in modo profondo e il libro, un po’ romanzo surreale, un po’ cronaca quotidiana, un po’ intreccio fantastico, descrive con le parole di diversi personaggi una condizione meteorologica straordinaria: per quattro giorni, ininterrottamente, la città partenopea è flagellata da una pioggia insistente, fitta, gelata, accompagnata da lampi, folate di vento, mare grosso e da una serie di avvenimenti che mettono in ansia i cittadini tanto che si teme il verificarsi di “Un accadimento straordinario”.
Il giornalista Carlo Andreoli sembra essere il narratore segreto di questa storia che con lui inizia e con lui si chiude quattro giorni dopo. Giornate scandite da altrettanti capitoli del libro, nel quale si affacciano numerosi personaggi provenienti dai più diversi quartieri cittadini: uomini e donne, giovani e anziani, tutti rigorosamente chiamati con cognome e nome, in una sorta di elenco, di archivio, nel quale le loro storie vengono descritte e commentate con intensa partecipazione.

Il 23 ottobre comincia la pioggia e subito avviene un grave incidente: in via Aniello Falcone due automobili vengono inghiottite da una profonda voragine, causando la morte di due donne, una giovanissima. Poco dopo una palazzina al civico 234 di via Tasso sprofonda uccidendo un’intera famiglia di cinque persone, compresi tre bambini in tenera età. Pompieri, dipendenti del Comune, l’intero apparato burocratico si mettono in movimento in un eterno e consueto scarico di responsabilità. Disgrazie annunciate, incuria consueta, ma questa volta c’è qualcosa di più spaventoso: dal Maschio Angioino provengono delle grida angosciose di cui nessuno, comprese le autorità cittadine accorse con grande dispiego di forze, riesce a comprendere l’origine… .Nel proseguire delle giornate e della pioggia incessante il panorama morale della città si fa sempre più fosco e, mentre i funerali delle vittime attraversano cupamente la città, in varie parti di questa continuano a verificarsi eventi imponderabili: il mare si solleva, fino ad inseguire gli scugnizzi dentro i bassi in cui cercano rifugio. Il traffico cittadino è ridotto al minimo, gli autobus non passano, andare a lavorare diventa un problema, la presentazione del libro di un poeta non ha pubblico, una grande manifestazione nazionale con bambini giunti da tutta Italia per intonare Funiculì Funiculà nello stadio cittadino, alla presenza del Presidente della Repubblica, a causa della pioggia finisce in un mezzo fallimento, così come i sogni infranti di molti cittadini.

Il fascino di questo libro sta soprattutto nella lingua, nella costruzione del testo, nella capacità di creare un clima di attesa di qualcosa che non si conosce, servendosi di una prosa realistica e al tempo stesso simbolica: metafore, allusioni, figure retoriche si mescolano sapientemente nel tessuto della narrazione fino a creare un insieme che ricorda da vicino i grandi scrittori del Novecento: penso a Gadda, alla Ortese, a Stefano d’Arrigo che viene citato nell’epigrafe.
Nel libro c’è lo sguardo alla città tradizionale, quella del popolino e della piccola borghesia, quella dei quartieri spagnoli e di Posillipo, quella di Via Caracciolo e di Montedidio, quella dei bassi e dei grandi alberghi della Riviera di Chiaia, le case popolari e i ricchi studi professionali, ma c’è pure una critica feroce al presente ed uno sguardo fortemente profetico sul futuro di Napoli, pieno di angosciosi interrogativi, purtroppo ancora oggi, a quaranta anni da quella analisi amara, senza risposta. Dopo le quattro giornate di pioggia, scrive Nicola Pugliese:

“…Questo restava, della città impagabile, questo soltanto, e l’ombra di un passato scolorito e la retorica che pretendeva di essere poesia, e nulla, e nulla, e quale città diversa avrebbe vissuto un giorno? Quale città? Quella dei vicoli e dei travestiti e delle sigarette di contrabbando? ... E cosa vogliamo farne di questa città dolente? Vogliamo separarla per esempio? Ecco, vogliamo innalzarle tutt’intorno una gioiosa cinta di mura di granito con ginestre ed alberi di mimose e dividerla quindi dal resto delle genti?”

Le quattro giornate di Napoli raccontate con una grande capacità narrativa: non le bombe della guerra, ma la natura che, complice politici corrotti e una plebe che non riesce a diventare popolo democratico condanna la più bella città del Mediterraneo ad essere sommersa da un diluvio metaforico che somiglia troppo al degrado che vediamo oggi, Terra dei fuochi, Camorra e violenze sulla città comprese.

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