“Marco Tullio Giordana. Una poetica civile in forma di cinema” di Marco Olivieri e Anna Paparcone

Gramsciano. Pasoliniano. Acuto. Politico. Il cinema di Marco Tullio Giordana tramanda una poetica post-verista poggiata ab origine su storia e contro-storia: un occhio ai canoni ideologici del neorealismo, uno all’umanesimo civile di impronta catto-comunista. Il racconto di una nazione “orfana di padri” attraverso le stazioni che ne hanno segnato (in rosso e in nero) la toponomastica sociopolitica. Stazioni tematiche luci-ombre, se non del tutto crude: la mafia ai tempi di Peppino Impastato (I cento passi). Il prologo alla stagione eversiva via strage di Piazza Fontana (Romanzo di una strage). L’affaire Pasolini (tutt’altro che “’na roba de froci”) di Pasolini. Un delitto italiano. L’epopea di gruppo (minima e massima) di La meglio gioventù, e così via. Una filmografia impegnata, che non tralascia il rigore della messa in scena, e nemmeno il valore aggiunto dei rimandi culturali, se è per questo.

Secondo Marco Olivieri e Anna Paparcone, autori per Rubbettino di un puntualissimo “Marco Tullio Giordana. Una poetica civile in forma di cinema” (2017), il regista è in continua relazione dialettica con un sacco di microcosmi autoriali:

“la storia, la letteratura, la poesia, il melodramma e la musica”

per esempio. Senza sottacere la consustanzialità del cinema di Giordana con istanze di respiro più introspettivo - “la ricerca drammatica dei padri e la sensibilità delle madri, lo slancio ideale della gioventù e l’irrisolutezza dei rapporti umani, in primis quelli familiari”-, le stesse che fanno del suo specifico uno specifico impegnato e non autocelebrativo. Sulla scorta di questo sguardo trasversale, l’estetica dei film di Giordana non elude il confronto con i generi, li rivede semmai alla luce del filo rosso della passione civile. Concetto peraltro ribadito da Olivieri e Paparcone in sede consuntiva:

“Il viaggio attraverso l’opera di Marco Tullio Giordana rivela che tanti sono gli aspetti significativi della sua filmografia: se da un lato si evidenziano elementi di continuità rispetto alla tradizione del cinema dell’impegno e un approccio realista agli eventi, dall’altro si riscontrano fattori di innovazione e originalità creativa e artistica, con l’uso di svariati linguaggi e generi cinematografici e l’attenzione sempre più accentuata verso il mondo femminile” (p. 199)

Marco Tullio Giordana. Una poetica civile in forma di cinema” è il primo saggio del tutto incentrato sullo specifico del regista. Un saggio capace giocoforza di fare i conti anche con le pagine di storia che Giordana sfiora, suggerisce, affronta, di volta in volta, nei suoi film. Un libro di spessore, scritto con acume e perizia. Da leggere.

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