“Marie aspetta Marie” di Madeleine Bourdouxhe

Secondo romanzo della scrittrice belga Madeleine Bourdouxhe, “Marie aspetta Marie” fu scritto a Parigi nel 1940 alla vigilia dell’invasione tedesca, pubblicato in Belgio nel 1943 e poi quasi totalmente dimenticato; solo nel 1989 viene ripubblicato in Francia e ora esce finalmente in italiano per Adelphi con una bella e ricca Nota di Faith Evans e la traduzione di Graziella Cillario.

La storia della trentenne Marie, sposata a Jean che la ama moltissimo, è quella di una donna apparentemente appagata della sua vita: il marito ha un buon lavoro, vivono in un appartamento confortevole al centro di Parigi, la sua ditta ha sede a Maubeuge, in Belgio, che lui deve raggiungere per qualche giorno ogni mese. La coppia è in vacanza sulla Costa Azzurra, sono uniti e felici, ma Marie, mentre Jean è andato a fare il bagno, nota su uno scoglio poco lontano un uomo giovane e bello, i cui occhi la incantano. Fra i due è scoccata una scintilla, sanno senza ombra di dubbio che si piacciono, lui le consegna un numero di telefono, lei sa che lo chiamerà. Al ritorno a Parigi Marie sente di essere diversa, la sua vita di casalinga, in attesa del ritorno del marito, impegnata solo qualche ora alla settimana in lezioni private a pochi studenti, le appare troppo stretta. Quando Jean parte per la sua città, dove si fermerà per qualche giorno, Marie lo accompagna alla stazione, si ferma ad un caffè, passa da sola molte ore girovagando per la città, fumando, bevendo, felice della sua solitudine e della riscoperta del tempo dedicato solo alla sua curiosità, e finalmente decide di fare il numero del giovane incontrato al mare: Wagram 17-42. La grande voglia d’amore, l’esuberanza sessuale, il mistero dell’erotismo accompagnano con leggerezza e direi disinvoltura il rapporto intenso che nasce fra i due, che non chiedono niente l’uno all’altra, che si possiedono con voluttà ma senza aspettative, senza domande, senza attese. Niente sensi di colpa in Marie, che pure ama suo marito, ma che è attratta irresistibilmente dal giovane e semisconosciuto amante. Quando il lavoro di Jean si sposta a Maubeuge e la coppia deve lasciare Parigi per la squallida cittadina belga, dove Marie dovrà convivere con i genitori di Jean nella triste casa della sua infanzia, lei, pur incoraggiando il marito ad accettare la nuova vita, scoppia in singhiozzi. Si vede prigioniera, e solo un fatto grave, il tentativo di suicidio della sorella Claude, la riporterà a Parigi. La salvezza della sorella dipende in parte da lei, ed ecco Marie prodigarsi al suo capezzale, nel tentativo di convincere la sorella a sorridere alla vita, ad aspettarsi nuove occasioni, a guardarsi intorno con ottimismo e curiosità. La personalità di Marie viene indagata dall’autrice con una straordinaria finezza psicologica, il suo sguardo sugli oggetti, sulla natura, sulle persone, sul corpo dell’amante, sull’aspetto di sua madre colta con la retina in testa appena sveglia, sugli occasionali compagni di viaggio mentre in treno raggiunge l’amante, ne fanno una personalità ricca di sfumature, dotata di intuizioni difficili da cogliere ad un primo sguardo.

Solo rileggendo alcune pagine, aiutati anche dalla lettura attenta e profonda di Faith Evans, si capisce l’estremo desiderio di libertà e di autonomia di Marie, la modernità della sua posizione di donna che ama, la capacità di guardare al futuro sorridendo,

“quando , immobile, all’angolo di una via di Parigi, sorride, mentre guarda e viene guardata”.

Amica di Simone de Beauvoir e di Nathalie Serraute, inserita nel gruppo di Sartre, Queneau, Eluard, Madeleine Bourdouxhe lavora sulla memoria e sul tempo, e pur se in poche pagine, condensa nel romanzo il dominio sui propri personaggi, la fiducia nel potere vitale delle donne, nella loro capacità d’amore in circostanze difficili, nella forza della vita rispetto al gorgo che attira verso il suicidio tante donne sopraffatte dalla prigionia del loro ruolo sociale. Il titolo originale del libro, A la recherche de Marie, è un doveroso omaggio a Marcel Proust.

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