Miranda Beverly-Whittemore, La casa di June

Il nuovo romanzo di Miranda Beverly-Whittemore, "La casa di June" (Marsilio), è ambientato in una versione romanzata della piccola cittadina dell’Ohio dove aveva vissuto, all’inizio del ventesimo secolo, la nonna materna dell’autrice, e dove un suo prozio, Lemon Gray Neely – “un nome perfetto per il personaggio di un libro”– aveva fatto costruire una bellissima casa di mattoni gialli, anch’essa protagonista del romanzo. Il risultato è una lettura elegante ed intima, dalle mille sfaccettature: romanzo di formazione e di amicizia, è divertente come una commedia, ricco di suspense come un giallo e reso ancora più avvincente, come nella migliore tradizione hollywoodiana, da avventure, segreti di famiglia, passioni inconfessabili e intrighi amorosi.

Cassie – Cassandra – Danvers ha venticinque anni e sta attraversando la crisi del quarto di secolo. È arrivata a St. Jude, nell’Ohio, a dicembre e si è rifugiata a Two Oaks, in quella che considera ancora casa di sua nonna June, da poco scomparsa. Da principio l’antica dimora ha rappresentato una soluzione pratica, anche se gelida, al suo bisogno di solitudine, un posto dove rintanarsi prima di Natale: la caldaia arrugginita in cantina è rotta, così come il tetto, e dallo scantinato si scorge la luce che filtra attraverso una frattura nelle fondamenta. Forse il rischio del collasso rappresenta la giusta punizione per aver lasciato il fidanzato a New York, per aver trascurato il lavoro di fotografa e per aver spezzato il cuore di sua nonna – è stata così arrogante e sciocca da non accorgersi che l’anziana stava morendo.
Ogni giorno si sveglia con l’intenzione di chiamare qualcuno per le riparazioni, poi, però, non fa nulla: ha ignorato ogni telefonata, ogni bolletta, ogni lettera – solleciti di pagamento, comunicazioni della banca e dello studio legale che aveva gestito il trasferimento della proprietà – per trascorrere gran parte delle giornate dormendo.
Poi, nel pieno dell’estate – siamo nel giugno del 2015 – un improvviso frastuono causato dal vecchio campanello la costringe ad aprire all’uomo – un individuo massiccio, con indosso un completo grigio e lo smartphone premuto contro l’orecchio – che non solo la farà uscire dal suo autoimposto isolamento, ma cambierà per sempre la sua vita.
Dopo qualche malinteso, infatti, Nick Emmons – questo è il suo nome – spiega a Cassie che...

Jack Montgomery è venuto a mancare tre giorni fa. E a quanto pare ha lasciato a lei tutto il suo patrimonio. […] Quindi potremmo dire che sono qui per via di sua nonna. Sono qui per via di June.

L’affascinante e leggendario divo del cinema Jack Montgomery era stato a St. Jude sessant’anni prima, per girare Erie Canal, un film che secondo gli abitanti del posto avrebbe dato nuovo impulso alla cittadina, ma che si era rivelato un fiasco.
All’epoca, la nonna aveva diciotto anni ed era fidanzata con Artie Danvers: sua madre contava sull’imminente matrimonio per ottenere uno status sociale, mentre il fratello di Artie, Clyde, l’uomo più ricco della città, voleva impossessarsi della terra e delle proprietà che la ragazza avrebbe ereditato alla morte del vecchio prozio Lemon Gray Neely, il proprietario di Tow Oaks.
Anche supponendo che June avesse conosciuto Jack Montgomery, una loro relazione sarebbe stata dunque impossibile; eppure, adesso, quello stesso uomo le aveva lasciato trentasette milioni di dollari, più alcune proprietà – la casa di Malibu, l’appartamento di Parigi e un isola dei Caraibi.
Inoltre, in una lettera lasciata alle figlie – Tate, attrice così famosa da dare il nome a un taglio di capelli, e Elda, avuta, in gioventù, dalla prima moglie – Jack ha lasciato intendere che Cassie è sua nipote.
Già è difficile, per lei, pensare che June, la persona più puritana e dalla morale più intransigente mai conosciuta, abbia fatto sesso, figuriamoci avere una relazione extraconiugale! Si era sposata d’estate, subito dopo il diploma, e suo padre era nato esattamente nove mesi dopo – che il suo nome di battesimo fosse Adelbert, che era anche il vero nome di Jack prima che lo cambiasse per Hollywood, risulta però un fatto quanto meno curioso.
Anche Tate dubita che Cassie sia la nipote di Jack e, pronta ad impugnare il testamento, vuole offrirle un milione di dollari per la sua collaborazione. Il prelievo di un campione di dna e la sua analisi offrirà la prova certa dell’esistenza o meno del suo legame con Jack: se corrisponderà, erediterà i trentasette milioni, in caso contrario, tornerà a casa con un milione di dollari e Tate si occuperà di coprire tutte le spese per sbrogliare l’intera faccenda.
Ma alle velate minacce di Nick che le ricorda le risorse che Tate è disposta ad investire in un’eventuale causa contro di lei, Cassie risponde:

Se il mio dannato dna è così importante per Tate Montgomery, le dica di venirselo a prendere.

Così, il giorno dopo, ecco presentarsi nuovamente alla porta di Two Oaks Nick, questa volta in compagnia di Tate e del suo braccio destro, Hank, tutti disposti a rimanere in Ohio fino alla conclusione della faccenda; apparentemente il test del dna sembra la scelta migliore per avere una risposta definitiva, ma i dubbi sono tanti:

Cassie sapeva che sua nonna preferiva che i segreti rimanessero tali, ma quanto a lei? Davvero sarebbe stata in grado di smettere di chiedersi se la piccola e giudiziosa June Watters e il divo del cinema Jack Montgomery fossero stati a letto insieme, se avessero avuto una storia d’amore, o forse addirittura avessero concepito in figlio?

Tate non vuole sapere perché suo padre ha lasciato tutto a Cassie, piuttosto le interessa scoprire se la giovane è veramente sua nipote: si tratta di due cose ben diverse. Cassie si rende conto che vuole molto di più, vuole qualcosa a cui nessuno ha pensato, che non ha un valore strettamente economico, ma che è altrettanto fondamentale: vuole la verità.
Se June ha davvero avuto un amante, allora ha mentito al marito, a suo figlio e a sua nipote; da parte sua, Jack ha mentito a sua moglie ed alle figlie. Ed entrambi hanno mantenuto quel segreto fino alla tomba.
Per scoprire ciò che è realmente successo, non resta allora che frugare in ogni angolo della casa, controllare i documenti privati di Jack e chiedere informazioni alle persone di St. Jude che ancora ricordano l’estate del 1955.

Attraverso la narrazione, che alterna passato e presente, il racconto di ciò che è avvenuto nel giugno del 1955 e nel giugno del 2015 – non è un caso che tutto si svolga in questo mese e che “June” sia il nome della giovane protagonista – Cassie, Tate ed Elda, che nel frattempo le ha raggiunte, arrivano a scoprire le vere ragioni del silenzio mantenuto per anni su quell’estate lontana e le conseguenze indelebili lasciate su chi quegli eventi ha vissuto in prima persona: Lindie, la migliore amica e vicina di casa di June, una quattordicenne ribelle, consapevole del fatto che sposare Artie è l’errore più grande che June possa fare; Jack Montgomery, affermato divo del cinema, abituato ad ottenere tutto ciò che vuole, incurante delle convenzioni e degli ostacoli; Diane DeSoto, la star femminile del film e sospettosa fidanzata di Jack; e, naturalmente, June, costretta a fare una scelta, difficile ma necessaria, e una rinuncia, il prezzo altissimo di una breve felicità.

Alla fine, tutti i segreti vengono portati alla luce: vecchi crimini, vecchi peccati, vecchi amori e vite nascoste – quella verità che Cassie voleva scoprire e che le è sempre stata molto “vicina”.
Non sarebbe corretto rivelare il destino di Jack e June, ma certamente, come spiega Lindie alla nipote della sua più grande e indimenticata amica:

Ho impiegato anni a capire ciò che sto per dirti. Immagino che ti ci vorrà del tempo per accettarlo, sempre che tu ci riesca. Ma so per certo che tua nonna ha trovato la sua versione della felicità, o del vero amore, o comunque tu lo voglia chiamare. […] Tua nonna era una donna paziente. Era convinta che se lei e Jack erano davvero destinati a stare insieme in questa vita, prima o poi ci sarebbero riusciti.

Qualcuno ha parlato di “cuori spezzati e rammendati”: un’immagine straordinaria per descrivere che cosa significa veramente amare qualcuno, con costanza e pazienza, attraverso il tempo e nonostante le difficoltà.

Un’ultima considerazione merita il palcoscenico su cui si svolge gran parte dell’azione del romanzo: Two Oaks. La magione, dopo decenni di oblio, dopo aver subito l’umiliante invasione dell’edera e dei topi, ha accettato la triste verità, rendendosi conto di essere stata dimenticata. Eppure vive ancora di vita propria – in un romanzo gotico si direbbe che è “infestata” dai vecchi abitanti.
Non solo anima il sonno di Cassie con vividi e vibranti sogni, ma lei stessa ricorda, è percorsa da fremiti nel sentire i nomi di Jack e June insieme, e, soprattutto, sogna:

I sogni facevano sentire Two Oaks affrancata dal suo attuale stato di abbandono – dalla sala da ballo del secondo piano gremita di pipistrelli, giù, lungo la grande scala polverosa, fino all’atrio invaso di buste indirizzate a persone ormai morte, e poi di nuovo su, risalendo il pino rossiccio della scala di servizio – e quasi riuscivano a ingannarla, a convincerla di essere ancora in equilibrio sul precipizio dell’avventura. E ora la vecchia casa stava rievocando i sospiri che scivolavano aggraziati sulle lingue rosee delle ragazze, i segreti che si aggiravano furtivi nelle loro menti giovani e veloci, la travolgente forza di volontà di June e il desiderio trascinante di Lindie.

Molte case sono state protagoniste di romanzi ed hanno in qualche modo influenzato le vite dei personaggi: Two Oaks si insinua nei sogni e nei desideri di due generazioni di donne, facendo loro riscoprire il lato romantico di un’esistenza imperfetta e complicata.

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