“Nell’erba alta” di Stephen King e Joe Hill

Speciale Libri in uscita Dicembre 2013

di Mario Bonanno


Il maestro è nell’anima e come il whisky dello spot lo riconosci dal colore (della sua prosa commista a horror). Lo riconosci anche da taglio e presa: nel passo veloce del racconto come in quello da podista del romanzo-moloch. E adesso giusto un richiamo a teoria e prassi della suspense perché di short story ad alto contenuto adrenalinico di qui a pochissimo andremo a parlare: se è vero che “suggerire” inquieta più che “mostrare” - e il perturbante più che l’orrore in sé - “Nell’erba alta” di Stephen King (con Joe Hill, Sperling & Kupfer, solo in e-book) è senza dubbio un capolavoro di genere assoluto.

La forma-racconto costringe lo scrittore a venire subito al sodo della questione, giusto il tempo di instillare i germi dell’apprensione e inchiodarti alla poltrona sino all’ultima riga. Perché - come succede coi thriller coi controfiocchi - “Nell’erba alta” è un racconto che non vedi l’ora di sapere come va a finire: è un racconto obliquo, insolito, sfrangiato, dall’aura claustrofobica e visionaria quasi alla Lynch, con un finale aperto che autorizza a ben più di qualche brivido su per la schiena.

Se la sfida era creare e mantenere alto il livello di trazione nervosa (di angoscia) senza toccare nemmeno le 80 pagine - e senza ricorrere a creature oltretombali, maniaci seriali, o eventuali entità aliene - King l’ha vinta ancora una volta in scioltezza, con un lampo narrativo tra i suoi più belli ed efficaci di sempre. Come già in “Miglio 81” e in “Grano rosso sangue” (ricordate?), lo sfondo è quello di una landa desolata, una highway come tante che corrono tra i campi di erba alta, da qualche parte nel nulla della provincia americana. Un fratello e una sorella la stanno percorrendo in macchina, in un’ora qualsiasi di un pomeriggio estivo, quando si accorgono delle grida di aiuto di un bambino. Accostano e si addentrano nell’erba, pochi passi e pochissimi (?) minuti bastano e avanzano per far loro perdere il senso dell’orientamento.

Quello che segue è tensione allo stato puro e non si svela: vi basti sapere che nel romanzo “Nell’erba alta” dovrete vedervela - faccia a faccia - col disturbante, l’irrazionale, l’autentica “poetica” del terrore, e non sarà quasi mai un bel vedere. Il libro è scaricabile sul pc con nemmeno cinque euro di spesa e, anche se non siete fedelissimi del Re, mi ci gioco la tuba che non vi deluderà.

Un’unica contro-indicazione: evitate di leggerlo se mai vi capitasse di attraversare in auto le strade sonnacchiose dell’America profonda. I deserti - di sabbia o di erba alta che siano - non sono mai “deserti” fino in fondo... Non so se mi spiego.

Lascia un commento