"Nero ananas" di Valerio Aiolli

Nera la copertina di questo cupo romanzo, Nero ananas (Voland, 2018), di Valerio Aiolli, fiorentino, che rievoca sotto forma di racconto a più voci le vicende pubbliche e private che accompagnarono i mesi immediatamente successivi al grande botto. Così viene chiamato dai suoi autori e complici lo scoppio della bomba che uccise e mutilò, a Piazza Fontana, il 12 dicembre 1969, decine di milanesi nel salone della Banca dell’Agricoltura.
Il protagonista a cui dà voce lo scrittore è un bambino di dieci anni che vive a Firenze con i genitori, la sorella e un’anziana zia calabrese. Proprio alla vigilia della strage di Piazza Fontana la sorella, universitaria ventenne, scompare. La famiglia frastornata non avverte la polizia e la ragazza ricompare dopo alcuni giorni. Dove era andata, con chi, per quali scopi politici segreti?

Nel seguire il punto di vista del ragazzino, poi adolescente inquieto, che assiste alla nuova sparizione della sorella, questa volta definitiva e al disfacimento della sua famiglia, i genitori si separeranno, l’autore dà voce contemporaneamente ad una serie di personaggi, politici e militanti dell’estrema destra eversiva, a cui dà nomi e identità riconoscibili. Seguiamo così da vicino il Vecchio, il Pio, Freccia Bianca, il Nano, gli uomini della Democrazia Cristiana che ressero le sorti del nostro paese in quegli anni terribili, gli anni di piombo, quelli dell’autunno caldo e delle stragi troppo spesso impunite, in cui anarchici, neofascisti, servizi segreti deviati, la Cia, pazzi esaltati individualisti,medici senza scrupoli, organizzarono in Italia attentati, tentativi di golpe, di cui la reale portata non è stata mai interamente disvelata, malgrado i numerosi e ripetitivi processi.
Nelle pagine del libro Nero ananas, appassionanti tanto da sembrare che i fatti raccontati siano un noir, invece furono la realtà, scorrono personaggi noti e talvolta dimenticati: l’elezione del Presidente della Repubblica dopo infinite votazioni senza esito, Leone/Pulcinella, l’uccisione del Commissario Calabresi a cui verrà dedicato un busto nel cortile del commissariato di via Fatebenefratelli dove era precipitato il povero Pinelli, la strage che seguì quella cerimonia, un fallito attentato al Presidente del Consiglio, Rumor, che costò la vita a vittime innocenti.
L’educazione sentimentale e politica del giovane protagonista, che segue il cugino a Reggio Calabria, durante le giornate terribili del Boia chi Molla, poi torna a Firenze e attende per anni il ritorno della sorella, che ha scelto la clandestinità con gruppi eversivi non meglio precisati, è la storia di una generazione che ha convissuto con una stagione di violenze sconosciute, di personaggi ambigui, fuori e dentro lo Stato, di politici che pur di mantenere il potere hanno assecondato o coperto pezzi delle istituzioni che hanno rischiato di far crollare la fragile democrazia italiana, nata dalle rovine della Seconda guerra mondiale.

Mi sono appassionata alla lettura di questo libro che riesce a mettere insieme personaggi noti, altri di fantasia, in una ricostruzione fedele, soprattutto per il clima di sospetto, di paura, di mistero nel quale siamo stati coinvolti tutti noi. Bombe, esplosivi, timer, candelotti si alternano a dolori privati dentro le famiglie, lutti, perdite, amori, rancori, scoperte. L’ananas non è un frutto dolce, ma il nome di una bomba ad alto potenziale, come ad alto potenziale emotivo è la ricostruzione di Valerio Aiolli.

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